“Leaders of the Storm Troops Vol. 1 – Oberster SA-Führer SA-Stabschef and SA-Obergruppenführer (B – J)” è stato aggiunto al tuo carrello. Visualizza carrello
La sconfitta dell’Impero ottomano durante la prima guerra mondiale segnò la fine del Califfato. Dopo secoli di trionfi e conquiste, l’Islam usciva sconfitto sul piano politico e militare. La Palestina era sotto mandato britannico. Gli ebrei di tutto il mondo vennero incoraggiati a raggiungere la loro “Terra promessa” in vista del futuro Stato ebraico. In questo contesto, nel 1921, Hag ‘Amin al-Husayni venne nominato muftì di Gerusalemme e divenne il più importante leader islamico del Medio Oriente. Al-Husayni fu l’assoluto protagonista della nascita del moderno fondamentalismo islamico e della lotta armata (‘intifadah) contro gli ebrei. Al-Husayni fu un visionario crudele che in nome del nazionalismo arabo e dell’antisemitismo strinse un’alleanza tattica con il nazismo in forza della quale 100.000 musulmani combatterono come volontari nelle divisioni tedesche. Tra i più accesi sostenitori della Soluzione Finale, si macchiò direttamente di atti feroci quale il sabotaggio dei negoziati tra i nazisti e gli Alleati per la liberazione di prigionieri tedeschi in cambio della fuga verso la Palestina di 4000 bambini ebrei destinati alle camere a gas. Dopo la guerra, scampato a Norimberga, al-Husaymsi si divise tra l’Egitto, dove rinsaldò i rapporti con Sayyid Qutb e Hasan al-Bannah, rispettivamente il teorico e il fondatore dei Fratelli musulmani, e Beirut, dove pose sotto la sua ala protettiva un giovane che diventerà un protagonista della politica mediorientale: Yasir Arafat.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 264 + 8 pagine fuori testo con 14 foto b/n
Lina von Osten – la moglie, l’amica, la camerata – ripercorrendo con coraggio e coerenza la vita del marito Reinhard Heydrich restituisce alla Storia l’immagine di uno dei personaggi sui quali maggiormente si è accanita la propaganda postbellica. Non tralascia e non sottintende nulla. Con uno stile semplice – come semplice fu la sua vita – affronta ogni tema: dalla questione ebraica alla gestione del Protettorato, dai rapporti tra Heydrich e Himmler alla descrizione dettagliata dell’attentato. Il tutto reso ancor più vivo da spaccati di quotidianità che permettono al lettore di giungere a una conoscenza, quanto più prossima alla realtà, di Heydrich uomo. Le ultime pagine sono dedicate alle vicissitudini – sue e dei figli rimasti orfani – al sopraggiungere della caduta del Terzo Reich e al periodo immediatamente successivo. Capitoli come “denazificazione di un morto e della sua famiglia” non lasceranno indifferente il lettore consapevole dell’attualità di una soggettivazione della Storia come mai si è vista da quando l’uomo ha memoria.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 290 illustrato con numerose foto b/n
Ristampa del tanto discusso libello dell’autore francese Robert Faurisson che, analizza in senso critico, lo sterminio degli ebre in Europa durante La Seconda Guerra Mondiale.
In quest’opera ormai classica, che Renzo De Felice ha paragonato all'”Autunno del Medioevo” di Huizinga e ai “Re taumaturghi” di Mare Bloch, Mosse ha inteso scoprire le radici lontane del nazionalsocialismo, e misurare quanto esse hanno giocato sulla politica e l’organizzazione di massa dei regimi fascisti. I fenomeni di irreggimentazione così evidenti nella Germania hitleriana portano all’estremo un tipo di politica nei confronti delle masse che viene messo in atto a partire dall’Ottocento, con una “estetizzazione” della politica, una ritualità (i monumenti, le feste, le cerimonie), una organizzazione che coinvolgono le masse popolari nei valori e negli ideali borghesi e nazionali, ovvero le “nazionalizzano”
Che cos’è “Il mito del XX secolo”? Come lo si legge? Quali sono i suoi passaggi nodali? Queste sono alcune delle domande cui mira a rispondere “La nostra Weltanschauung” di Harry Griesßdorf. In quest’opera l’autore cataloga ed elenca i temi fondamentali del libro di Alfred Rosenberg, affinché tutti possano avvicinarsi a questo caposaldo del pensiero, e in tal modo comprendere appieno la Weltanschauung nazionalsocialista. Poiché, come dice Griesßdorf: “il lavoro politico e la legislazione statale non possono essere considerati come elementi a sé stanti (…) l’insieme delle azioni non è altro che la superficie esterna di un nuovo – e insito nel profondo del regno spirituale – atteggiamento nei confronti del destino. Chi non comprende le forze motrici della Weltanschauung nazionalsocialista, non comprende nemmeno i fatti della vita esteriore. Non è con una legge in quanto tale che il nazionalsocialismo vede e parla, bensì con la sua Weltanschauung”. E per far tutto ciò Griesßdorf si serve non soltanto di molte citazioni tratte dal “Mito”, ma anche di svariati passaggi de “I fondamenti del XIX secolo” di Houston Stewart Chamberlain.
L’11 gennaio 1938 Adoklf Hitler incaricava l’Ispettore Generale per l’Edilizia professor Speer di costruire una nuova Cancelleria nella Vossstrasse e fissava come termine di completamento il 10 gennaio 1939. Fare i lavori in un termine così inconcepilmente breve e la riuscita della nuova opera furono merito esclusivo del geniale architetto, della sua abilità artistica e della sua incredibile competenza organizzativa, come anche della diligenza dei suoi collaboratori. Questo album fotografico mostra più di ogni altra spiegazione come l’operaio berlinese avesse superato se stesso.
Brossura 17 x 24 pag. 132, 120 illustrazioni in b/n, 20 a colori, allegato DVD
Ciò che contraddistingue il libro di Marcel Laloire da altri pubblicati tra il 1933 e il 1945 è quel senso del divenire che permea i vari temi che trattano la nuova Germania di Adolf Hitler. Alle interessanti citazioni tratte dai vari Congressi dello NSDAP, alla puntuale esposizione dei primi conseguimenti, all’osservazione acuta di quanto era all’opera, si accosta una trama descrittiva capace di immergere il lettore nell’allora magma incandescente del Movimento d’opposizione e di lotta divenuto da soli due anni partito di governo. Alle fondamenta ben salde di una Weltanschauung elaborata nel corso di dodici anni, si contrappone la febbricitante necessità di fornire risposte a quelle impellenti domande rivolte dal popolo che aveva deciso di privare della propria fiducia i partiti storici della Germania di Weimar. Quindi, non c’è soltanto la cristallizzazione di eventi storici ma l’investigare le ragioni delle primissime azioni e le possibilità di riuscita nella risoluzione di quei problemi che attanagliavano gli esordi del Terzo Reich. Il fatto poi che l’autore sia proprio un francese non può che rendere l’esposizione ancor più oggettiva, e lo stupore ancora più vero.
Il pensiero di Walther Darré, Ministro dell’Agricoltura della Germania nazionalsocialista è purtroppo poco conosciuto, anche da parte degli operatori del settore. Ancora oggi i suoi scritti si presentano quanto mai di pressante attualità. Il pensiero politico di Darré ci parla di critica alla dimensione cittadina “distruttrice dell’anima del popolo”; dell’indissolubile comunione organica fra la stirpe, la cultura popolare, il Sangue e il Suolo (Blut und Boden); della prospettiva di un’economia autarchica volta al benessere del popolo e della comunità. Darré formula un programma agricolo socialista volto alla rinascita del ceto contadino, architrave bio-politica della comunità. Frequentò anche gli ambienti völkisch e della Bund Artman (Lega degli Artamani). Nella concezione nazionalsocialista l’agricoltura non doveva più essere concepita come un comparto produttivo scollegato ed avulso dal resto della società, ma come una superiore sintesi costruttiva integralmente partecipe del destino storico, culturale, sociale e razziale dell’intera “Comunità Popolare”, concetto da perpetuarsi nelle generazioni a venire.
Nel Giugno 1933, all’ indomani dell’ ascesa al potere del partito Nazional-socialista, l’American Jewish commette pubblico un opuscolo con il quale dava inizio alla campagna mediatica internazionale, contro il Terzo Reich.
Contrariamente a quanto accadeva nei maggiori paesi capitalisti dopo la Grande Depressione, in Germania il regime nazionalsocialista ha intrapreso una politica di prelievo fiscale e ha trasferito la proprietà statale e i servizi pubblici al settore privato per avere a disposizione le risorse necessarie agli investimenti industriali e sociali per il popolo tedesco. L’orientamento generale della politica economica dei nazionalsocialisti era l’esatto opposto di quella dei paesi dell’Unione Europea alla fine degli anni ’90: considerando che le moderne privatizzazioni nell’UE avvenivano in parallelo con le politiche di liberalizzazione, nella Germania nazionalsocialista le privatizzazioni sono state realizzate in un quadro di controllo crescente dello Stato su tutta l’economia attraverso la regolamentazione e il controllo politico. Conoscere le dinamiche economiche e sociali del nazionalsocialismo è quindi utile ai fini di un ulteriore approfondimento di quel periodo storico.
La dannatio memoriae al quale sono stati assoggettati non solo il Nazionalsocialismo ed i suoi uomini, ma anche ogni qualsivoglia aspetto della vita politica, sociale e economica della Germania degli anni che intercorfrono fra il 1933 e il 1945 è assolutamente totale. Lo scritto in qustione è la traduzione di un breve saggio sulla situazione politico-economica economica del Terzo Reich steso da Wilhelm Bauer alla vigilia dell’Invasione della Polonia nel 1939. I livelli di produzione industriale, i progetti architettonici, la storia dei fautori della rapida crescita economica tedesca nel periodo del governo nazionalsocialista. Alcune foto b/n
Era l’8 novembre 1939 – da appena due mesi la Germania era in armi – quando Adolf Hitler, nel suo discorso di accusa contro coloro che avevano incitato alla guerra, disse: «Costoro odiano lo spirito sociale della Germania! (…) Questa Germania della previdenza, dell’equilibrio sociale, della soppressione delle differenze di classe, la odiano! La Germania che nel corso di sette anni si è sforzata di render possibile ai suoi cittadini una vita decorosa, essi la odiano! La Germania che ha tolto di mezzo la disoccupazione che essi, con tutte le loro ricchezze, non sono capaci di estirpare, essi la odiano! La Germania che dà ai suoi operai abitazioni decenti è quella che essi odiano, perché hanno l’impressione che il loro stesso popolo potrebbe essere “infettato” da questo esempio. Odiano la Germania della legislazione sociale; la Germania che celebra il 1° Maggio quale festa dell’onesto lavoro. Odiano la Germania che ha iniziato la lotta per migliorare le condizioni di esistenza. Proprio questa Germania essi odiano». Ecco spiegata, attraverso le parole del Führer, la politica sociale che il Nazionalsocialismo volle realizzare durante i pochi anni di vita del Terzo Reich, scatenando le ire dell’Alta finanza internazionale, del Capitalismo mondialista e del Marxismo cosmopolita — che si vide defraudato del tema della rivoluzione sociale. Applicando il presupposto che la migliore politica sociale rappresentasse al contempo la migliore politica economica, apparve evidente come il Nazionalsocialismo stesse modificando, con una sequenza inarrestabile d’interventi, l’assetto sostanziale di quella che era stata fino ad allora la vita sociale ed economica della Germania. Attraverso l’organizzazione d’imponenti campagne per la creazione di nuovi posti di lavoro, affiancate da politiche sociali reali e concrete che procurarono evidenti ritorni di entusiastica fiducia nella popolazione e giustificate speranze verso l’avvenire, il Nazionalsocialismo risolse la drammatica piaga dell
Nel corso degli anni della Repubblica di Weimar, irrequieti e versatili intellettuali non conformisti, appartenenti al variegato arcipelago della Rivoluzione Conservatrice, daranno vita al più fecondo e affascinante laboratorio ideologico che la storia europea abbia mai conosciuto. Si intrecciarono nazional-rivoluzionari, pensatori völkisch, reduci dei Freikorps, leghe giovanili e nazional-bolscevichi, tutti sostanzialmente concordi, pur tra le tante differenze, sull’inderogabile necessità di liberare la Germania dalle catene imposte dal vergognoso trattato di pace di Versailles e dalla volontà di rispedire al mittente le illusionistiche chimere di un Occidente democratico, plutocratico e liberale imposto dai vincitori, dalla Francia, dall’Inghilterra e dagli USA e considerato ostile alla natura del popolo tedesco. Spesso contrastanti furono invece le aspettative e le prospettive sul futuro di una nuova Germania, come anche le valutazioni sulla rivoluzione bolscevica e su quella fascista. Questo laboratorio ideologico potette contare su numerose adesioni di grande statura intellettuale, lungo uno spettro di variazioni ideologiche e valutazioni politiche, con un particolare accento sulla politica estera, estremamente ampio. Tutto questo fino alla conquista del potere del Nazionalsocialismo.
La questione ebraica deve essere affrontata, com’è giusto, senza idee preconcette. Molti di coloro che si occupano dell’argomento hanno iniziato spinti da una certa curiosità artistica, sono stati incuriositi dalle loro usanze, dal pittoresco, dalle idee di questo popolo così originale. A volte confessano di preferire gli ebrei delle vecchie comunità israelitiche a quelli che si fanno passare per assimilati. In ogni caso, di sicuro è impossibile, come credono troppi liberali, appartenere a due nazioni, l’ebraica e la francese. È necessario scegliere. Quale che sia la sceta ci capiremo meglio quando avremo le idee chiare… da uno scritto di Robert Brasillach. Il volume raccoglie 4 contributi di scrittori francesi negli anni trenta inerenti le comunità ebraiche in Francia.
In questo scritto, un prelato che alla fine dell’ottocento scriveva su Civiltà Cattolica: Padre Raffaele Ballerini S.I., dice la sua riguardo la presenza della comunità ebraica nel continente europeo. Parla della presenza di questi ultimi nella vita sociale delle nazioni, nel comparto economico, in quello politico e nelle arti. Passa poi ad una trattazione, più specifica, riguardo i singoli paesi: Francia, Germania, Inghilterra, Austria-Ungheria, Russia, Romania, ecc. Traendo le sue conclusioni aferrma che, il progredire della ebraica in Europa, è comnnessa al decadimento delle condizioni sociali, economiche, morali e religiose cristiane.
«Se vogliamo dare ancora un contenuto chiaro ad una espressione spesso usata a sproposito come “il senso della vita”, nell’accezione cioè di proporre che la vita abbia per davvero un “senso” che serva ad accompagnare ogni emozione, e contemporaneamente a manifestare la sua impersonalità, allora quel “senso della vita” è qualcosa che deve scaturire dalla consapevolezza che in ognuno di noi passa la corrente della razza: dal più remoto passato al più lontano futuro. Davanti al rimprovero che sempre di singoli comunque si tratta quando vediamo noi stessi come discendenti e nipoti, ora consapevoli, ma domani irrigiditi cadaveri di generazioni ormai lontane, vale la risposta che siamo sì certamente nipoti, ma nello stesso tempo anche antenati!» (dall’introduzione di L.F.Clauss)
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 46 con 10 illustrazioni b/n fuori testo
In questo saggio, l’Autore si propone di esporre una definizione, attraverso gli studi di antropologia e le disposizioni legislative, circa i gruppi appartenenti all’ebraismo. Preliminare ad ogni discorso e la definizione del concetto di razza. Sempre secondo l’Autore, una specie non è solo un raggruppamento di individui simili, ma una comunità riproduttiva i cui menbri si riconoscono e ricercano e come potenziali compagni sessuali, con nascita di prole fertile dalla loro unione. La specie risulta perciò essere un’unità ecologica che interferisce come tale con le altre unità insieme alle quali vive, e un’unità genetica consistente in un patrimonio genetico intercomunicante, del quale l’individuo è un temporaneo e limitato recipiente.
La razza ventura immaginata dall’autore in questo romanzo, che si presenta come un apologo anti-utopistico ma in realtà cela una serie di allegorie esoteriche, non è che il simbolo dell’uomo rigenerato dalla Grande Opera alchemica. La stirpe ignota è celata nel sottosulo perchè gli antichi alchimisti affermavano che per ritrovare la pietra filosofale bisognava “visitare le viscere della terra”. Il protagonista si sottopone perciò ad una utentico viaggio iniziatico agli inferi, dove scoprirà che non basta vedere la meta per poterla raggiungere. Occorre fare appello a forti risorse interiori e non tutti sono pronti a questo.
“Nella vita quotidiana di ogni cittadino, uomo, donna, o giovane che sta maturando, la stampa ha un ruolo che non può essere sostituito da nient’altro e lo Stato ha il dovere di garantire che essa possa adempiere questo ruolo. Ogni Stato che non sia fine a se stesso ha l’obbligo di fare in modo che l’unico fine della stampa sia di servire il popolo. Questo è il motivo per cui il Fuhrer ha sostenuto una stampa popolare fin dall’inizio ed ha fatto osservazioni sugli effetti deleteri della stampa…… ” . Reichsleiter Max Amann
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 54 con 18 illustrazioni b/n
Il mensile «Germanien» fu l’organo di divulgazione ufficiale della società Ahnenerbe durante gli anni del Terzo Reich. Al suo interno venivano illustrati i risultati delle ricerche scientifiche (alcune delle quali relative all’Italia) e molte delle stravaganti teorie sostenute dall’entourage di Heinrich Himmler, il tutto mescolato a propaganda e a concezioni di supremazia razziale. Attraverso le storie e le vite di coloro che hanno collaborato alla rivista, da giovani ricercatori fino ad autori di fama internazionale spesso con indosso l’uniforme delle SS, Federico Filiè affronta l’analisi complessiva delle tematiche, dei contenuti pubblicati e delle ricerche internazionali, fornendo documenti.
Pubblicato nel 1922, “Revolt against civilization” di Lothrop Stoddard offre un’analisi delle forze che, secondo l’autore, minacciano la stabilità di ogni civiltà avanzata. Al centro della riflessione vi è il presupposto che alcuni individui, che l’autore caratterizza con il termine “subumani”, siano incapaci di sostenere la crescente complessità delle società moderne. Questi soggetti, spinti da un richiamo atavico, si ribellano contro la civiltà e le sue manifestazioni, contribuendo ad un processo di regressione che conduce inevitabilmente al caos. Un concetto, questo, che con la traduzione tedesca del 1925 – pubblicata con il titolo “Der Kulturumsturz: Die Drohung des Untermenschen” – trovò ampia diffusione nella futura Germania nazionalsocialista. Stoddard sostiene che le naturali disuguaglianze, inesorabili e imprescindibili, determinano il destino delle civiltà. Quando tali disuguaglianze vengono ignorate o sono sovvertite da movimenti rivoluzionari ed ideologie egualitarie, si innesca un processo di decadimento che erode le fondamenta delle società.
In principio c’era solo la natura, con le sue leggi severe e ineluttabili. C’era solo la lotta per la sopravvivenza destinata a premiare i più forti e i più spietati. Per questo gli uomini hanno onorato e ossequiato alberi e torrenti, si sono nutriti e hanno combattuto come ogni altro animale. La cultura non era altro che la semplice trascrizione della natura, la difesa del suo unico ordine e del suo codice. Lo snaturamento dell’uomo avviene, secondo l’ideologia nazionalsocialista, con l’insediamento dei semiti in Grecia, quando l’evangelizzazione introduce in Occidente il giudeo-cristianesimo. Un traviamento completato dalla Rivoluzione francese con le sue costruzioni ideologiche umanistiche e anti-naturali (uguaglianza, compassione, astrazione della legge). Per salvare la razza nordico-germanica, era dunque necessario operare una vera e propria “rivoluzione culturale” che ristabilisse il modo di essere degli antichi e facesse di nuovo coincidere cultura e natura.
Kurt Eggers: uomo che incarnava l’antico ideale del guerriero, uno scrittore, un poeta e un mistico. Autorevole rappresentante della letteratura e del teatro nazionalsocialista, prestò servizio come comandante di compagnia della 5. Panzer- Division Waffen-SS “Viking”, nelle cui fila morì eroicamente vicino a Belgorod. Dopo la sua morte, il reggimento SS fu rinominato SS-Standarte “Kurt Eggers” in suo onore. Visse una vita breve ma brillante, lasciandosi alle spalle una enorme eredità letteraria. Perché leggere oggi Kurt Eggers? La risposta è semplice; perché la tensione che traspare dalla sua vita e nelle sue opere è priva di zone grigie. Essa è cristallina, perché la coerenza nel percorso esistenziale di Eggers, idealistico e di sintesi guerriera, non può certo lasciare indifferenti coloro che vedono nel fuoco vitale della lotta, in ogni sua forma o manifestazione, una realizzazione superiore, che va oltre la sola parabola terrena del singolo uomo, e che cerca di lasciare un segno indelebile alla posterità, il cui compito, appunto, sarà di avere nell’esempio di chi ha vissuto per lottare, un punto cardinale cui volgere il proprio sguardo, la propria ricerca personale, la propria energia vitale.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 102 con alcune illustrazioni b/n
Ferdinand Fried, l’autore di questo interessante saggio, pubblicato in Germania nel 1942 dalla Wilhelm Goldmann Verlag di Lipsia, fu uno degli esponenti di primo piano di quella vasta cerchia di intellettuali ed economisti nazionalsocialisti che contribuirono in maniera efficace alla definizione dei contenuti di una rivoluzione ideologica e culturale anti-modernista che avrebbe dovuto trasformare in profondità l’intera struttura della nazione tedesca. Una rivoluzione che aveva individuato, attraverso una visione vasta e completa, i nemici da combattere nell’eredità storica dell’illuminismo, nelle tecnoburocrazie del capitalismo di matrice anglosassone, nella concezione modernista e scientista della società, nelle ideologie liberale e marxista, nel predominio mercantilistico del libero mercato e nell’influenza del pensiero ebraico all’interno della vita economica […]
Nella storia politica del XX secolo, il secolo dei grandi conflitti ideologici, il nazionalsocialismo occupa uno spazio difficilmente trascurabile. Nonostante un verdetto inappellabile di assoluta condanna, il nazionalsocialismo e la stessa figura del Führer del Terzo Reich non cessano di essere oggetto di interesse, di studi e di approfondimenti, continuando ad alimentare accese polemiche e altrettanto accese scomuniche. Nel complesso della sua storia, il nazionalsocialismo attraversò un lasso di tempo di ventiquattro anni, compresa la Seconda guerra mondiale; di questi, i primi dodici furono dedicati a costruire il Partito e le organizzazioni da esso dipendenti, a sviluppare il patrimonio ideologico e a delineare le strategie operative necessarie per la conquista del potere. Il gennaio 1933, l’anno della rivoluzione tedesca, inaugurò sei anni di pace, impiegati per risollevare una nazione a pezzi, prostrata dal collasso economico, dal degrado sociale, dalla disoccupazione di massa. In quel periodo i nazionalsocialisti cominciarono a realizzare i loro obiettivi programmatici, facendo leva sugli elementi chiave della loro concezione del mondo: la comunità di popolo, il socialismo, l’idea di razza.
Come in Italia, anche in Germania la Grande guerra alimento’ forti tensioni, frantumamdo gli schemi politici del passato.Si e’ ormai stratificata nella storiografia l’idea che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles,la gracile democrazia nata dalle ceneri dell’Impero guglielmino. In realta’ nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla repubblica di Weimar e alternative a Hitler, come la Rivoluzione conservatrice, il nazionalbolscevismo, il prussianesimo. Furono correnti di pensiero che tutte, in qualche modo, trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista.Cadute le barriere di destra e di sinistra, la linea di confine corse fra la multiforme sinistra nazionale e il nazionalsocialismo. Hitler fu l’esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire anche altre direttrici.
Come lavoravano gli impiegati e gli operai tedeschi, gli avvocati e i medici, durante il regime nazista? Si posero mai il problema di conservare (dinanzi a sé stessi e agli altri, in lettere private o in documenti pubblici) una propria dignità? Tra il fanatismo e l’opposizione, praticati da un numero di tedeschi comunque contenuto in termini assoluti, come vivevano ogni giorno i milioni di tedeschi che componevano la società civile? La loro può definirsi una complicità o era una convivenza tanto silenziosa quanto consapevole?
Molti sono gli storici che si sono dedicati strenuamente a indagare sulle motivazioni che, nel maggio del 1941, avrebbero indotto il Vice Furhrer Rudolf Hess a dirigersi in volo verso la Scozia, a scandagliare la reale identità del detenuto rinchiuso nel carcere di Spandau, a ricercare sistematicamente le ragioni – e le modalità – del suo tragico epilogo dopo quarantasei anni di prigionia. Di contro, pochi sono quelli che hanno desiderato delucidare la vasta zona grigia che è stata distesa sulla cattura e il suicidio di colui che era stato a capo delle SS: Heinrich Himmler. Lo scopo di questo studio monografico è pertanto quello di immettere nel panorama storico in lingua italiana un frammento di quelle che sono state le ricerche condotte negli anni passati da studiosi stranieri…
Il 7 marzo 1941 uscì in lingua italiana il primo numero della rivista “La Svastica”, concepita a Berlino con lo scopo di approfondire la conoscenza tra i due popoli accumunati nella lotta. Nel sottotitolo si leggeva: “Settimanale di Politica, d’Arte, di Scienza” e i contenuti rispondevano compiutamente a tale presentazione mostrando, fascicolo dopo fascicolo, una variegata gamma delle differenti tematiche. La collezione, ricca di immagini in gran parte inedite, aperta al dialogo coi lettori, si compone di 76 numeri, il finale dei quali reca la data dell’agosto 1943, dopo di che la serie si interrompe. Due i numeri monografici, entrambi riprodotti integralmente in questo volume perché particolarmente significativi: il n. 37 anno primo, dedicato alla gioventù nazionalsocialista e il n. 16 anno secondo, sulla gioventù europea. Per il resto il volume presenta un estratto di trecento pagine adeguate a proporre un campo di indagine sufficientemente vasto su ideologia e cultura del nazionalsocialismo, offrendo un prodotto rispettoso dell’originale.
Brossura, 21 x 30 cm. pag. 290 interamente illustrate con circa 477 foto b/n e numerose illustrazioni
Discorso di Joseph Goebbels tenuto al Congresso Nazionale del Partito Nazionalsocialista a Norimberga nel 1937. In esso in ministro della propaganda tedesco affermava che il comunismo e il giudaismo e la stampa asservita, sono sempre pronti a screditare i movimenti che nei singoli paesi d’Europa tentano di fare una rivoluzione nazionale in nome del popolo e non dei grandi interessi finanziari. Queste voci prezzolate affermano che, detti movimenti, sono al servizio degli interessi imperialisti di Germania e Italia. Goebbels afferma che il Nazionalsocialismo non è merce d’esportazione ma, una concezione politica, nata dall’intima essenza di un popolo.
Questo studio apparve nove anni fa in forma di articolo in vari siti web. All’epoca Shlomo Venezia (1923-2012), a suo dire membro del “Sonderkommando” dei crematori di Birkenau, era già entrato nel martirologio di Auschwitz grazie a tre studiosi tedeschi, che lo avevano intervistato il 3 dicembre 2000. Ma fu soltanto dopo la pubblicazione del suo libro di memorie – in francese, nel 2007 – che egli assurse ad una posizione di prestigio nella storiografia olocaustica come ultimo “testimone oculare” delle “camere a gas” di Auschwitz. Data l’importanza crescente che gli viene attribuita dalla storiografia olocaustica, la pubblicazione riveduta, ampliata e corretta, dello studio summenzionato è quanto mai opportuna.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 118 + 14 pagine fuori testo con illustrazioni b/n
Viene dato per scontato che il termine “antisemitismo” sia stato coniato da Wilhelm Marr in occasione della stesura di questo lavoro, ma tale termine non compare neppure una volta in questo scritto, che si propone di svolgere non tanto una polemica contro il giudaismo, quanto una esposizione di fatti di natura storico culturale. Questa prima edizione italiana offre al lettore la possibilità di formarsi una propria idea sul testo in questione e valutare in prima persona se e quanto lo scritto di Marr sia “confuso”, come è stato detto dalla “Cultura”.
Il XX secolo è stato prodigo nell’uso delle milizie nella sfera politica. Una delle manifestazioni di ciò fu l’esistenza di formazioni para-militari che agivano agli ordini dei partiti politici, fenomeno che si verificò soprattutto in seguito alla Prima Guerra Mondiale. A causa della sua trascendenza nella storia, la più importante di queste milizie era la Guardia Rossa del partito bolscevico. Il risultato dell’azione di quella Guardia Rossa fu un regime, il Soviet, che impose la sua politica dittatoriale alla Russia e ai suoi territori controllati dal 1917 al 1991. Ma la più famosa delle milizie politiche del XX secolo era conosciuta come “Sturm Abteilung” (SA o Sezione Assalto), legata al NSDAP, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. L’esistenza delle SA, lungi dall’essere una rarità o un capriccio di Hitler e degli altri leader nazionalsocialisti, era solo un altro sintomo della radicalizzazione che caratterizzava la vita politica nella Germania tra le due guerre. Sebbene l’organizzazione perse la capacità di influenzare le principali decisioni politiche dopo la “notte dei lunghi coltelli”, dal 1934 al 1945 mantenne una notevole influenza nella società tedesca. Dopo la vittoria degli Alleati, il Tribunale di Norimberga condannò un gran numero di capi politici e militari del Terzo Reich, ma nessuno di quelli processati era un menvro delle SA e alla stessa formazione, non venne attribuita la nomea di organizzazione “criminale” come invece avvenne per le SS.
Le 25 tesi della Religione tedesca (pubblicate nel 1934) escono oggi come prima traduzione italiana di un’opera di Ernst Bergmann, il filosofo di Lipsia che, insieme a Wilhelm Hauer, fondò nel 1933 il neo-pagano Movimento per la Fede Tedesca (Deutsche Glaubensbewegung). Bergmann fece scalpore in Germania e fuori, dando vita, all’interno del nazionalsocialismo, ad un vero e proprio “femminismo razzialista” (Rassenfeminismus) legato al sangue e al suolo e al culto panteista per la Madre di tutte le cose (Allmutter). Questo breve libro – che intese presentarsi come un contro-catechismo neo-pagano e anti-cristiano – proponeva il ritorno all’arcaica religiosità della natura, come era stato tra le stirpi germaniche prima della cruenta cristianizzazione, e indicava al popolo i nuovi valori: etica comunitaria, sanità fisica e psichica, il nordico eroismo di luce, l’ariana empatìa dell’uomo con il Tutto (Einsfühlung), una Chiesa etnica di popolo (Volkskirche). Doveva così risorgere una religiosità razziale, basata sul primato del sangue: questa “religione consona alla stirpe” credeva nella divinità dell’uomo, nella sacralità della natura, in un mondo increato dove vige l’etica aria della lotta e della vittoria. Si trattava di una vera ordalìa fra O∂inn, il dio sciamano della razza nordico-aria, e Yahweh, il tirannico dio semita patriarcale. La teoria estrema di Bergmann metteva in gioco il ritorno al culto pagano per Madre Terra (Mutter Erde), teorizzando la superiorità del sesso femminile in quanto sacra sorgente della razza, e addirittura ventilava una restaurazione dei mitici culti matriarcali.
Vi sono cose che io, come soldato della guerra mondiale che ha combattuto solo sul fronte occidentale, non ho mai avuto occasione di conoscere. Migliaia di Volksdeutschen trucidati; donne, fanciulle e bambini brutalmente massacrati. Non mi risulta che uno qualsiasi dei nostri statisti democratici abbia ritenuto che valesse la pena protestare contro tali barbarie! Decine di migliaia furono deportati, seviziati, uccisi nei modi più crudeli; bestie sadiche diedero libero corso ai loro istinti perversi, e – questo mondo democratico carico di ipocrisia stava a guardare, senza batter ciglio». Adolf Hitler Discorso del 19 settembre 1939 nell’Artushof di Danzica Ciò che le parole del Führer, seppur nella loro icastica sinteticità, lasciano facilmente immaginare, fu oggetto di una scrupolosa analisi nel libro Le atrocità polacche contro la minoranza tedesca in Polonia. Sebbene la maggior parte del mondo esterno lo abbia respinto, considerandolo esclusivamente come una sorta di scritto propagandistico volto alla giustificazione dell’invasione della Polonia da parte di Adolf Hitler, e malgrado gli scettici continuino a trascurare il fatto che i patologi forensi della Croce Rossa Internazionale e gli osservatori medico-legali degli Stati Uniti abbiano verificato i risultati di queste indagini sui crimini di guerra polacchi, le attente ricerche portate avanti da un gran numero di ricercatori universitari hanno invece dimostrato che quanto viene minuziosamente descritto nel presente volume si basa interamente su prove fattuali. Ristampa anastatica.
Robert Jan van Pelt è un crepuscolare epigono di Jean-Claude Pressac, al quale attinse con indecoroso saccheggio la struttura argomentativa dei propri libri riguardo ai crematori di Birkenau. Ciò appare evidente già nella sua prima opera su Auschwitz, redatta in collaborazione con Debórah Dwork, che gli diede una certa notorietà storiografica. Essa gli valse anche l’assunzione da parte del collegio difensivo di Deborah Lipstadt e della casa editrice inglese Penguin Books Ltd, che erano stati citati per diffamazione da David Irving, come esperto di Auschwitz, e in tale qualità egli redasse una “perizia” che divenne nota come The Pelt Report. Il relativo processo, che conferì a van Pelt una immeritata aureola storiografica, si svolse dall’11 gennaio all’11 aprile del 2000 davanti alla Royal Court of Ju-stice di Londra. Van Pelt rielaborò poi la sua perizia e due anni dopo la pubblicò col titolo The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 272 con alcune illustrazioni b/n e colori
Le origini culturali del Terzo Reich, ormai un classico della riflessione storiografica, è stato il primo saggio a occuparsi del nazionalsocialismo dal punto di vista culturale, dedicando uno studio approfondito a elementi come il misticismo naturalistico del Volk, il razzismo, la riscoperta degli antichi germani. Mosse ripercorre le tappe attraverso le quali l’ideologia nazionalsocialista, anche tramite l’arte e la letteratura, ha pervaso la società tedesca dell’epoca fino a concretizzarsi in un vasto ed imponente movimento di massa.
Questo piccolo libro, inizialmente non destinato alla pubblicazione, era la preparazione di Robert al processo, con le domande che l’accusa gli avrebbe potuto rivolgere e le sue risposte. In questo libro, si trova tutto il suo pensiero politico, il suo agire e il suo amore per la Francia.
Questa volume analizza le vite e le carriere degli uomini che hanno costituito l’ossatura del primo esercito del nazionalsocialismo: le SA. Il primo volume prende in esame 49 ufficiali, 35 dei quali erano, come il loro capo, veterani della Prima Guerra Mondiale e come tali si trovavano in una situazione di disillusione e a volte di precarietà economica, in seguito alla lunga lotta durata ben quattro anni, che aveva lasciato la Germania in una situazione di assoluta precarietà. Avevano colto l’opportunità di tornare a divisa, contribuendo a sconfiggere i nemici del partito lungo le strade e le città della Germania nei primissimi anni della nuova era nazionalsocialista, vedendo poi il loro capo eliminato, durante la “Notte dei Lunghi Coltelli” (30 giugno – 1 luglio 1934) da parte di una formazione, che fino a quel momento poteva essere considerata subordinata: le SS. Ma molti uomini al vertice delle SA, proseguirono la loro carriera militare e amministrativa, sia combattendo su tutti fronti, sia svolgendo mansioni e leadership in molti campi. Basandosi principalmente sulla documentazione contemporanea, compresi i file ufficiali, Michael Miller e Andreas Schulz hanno compilato il primo studio approfondito sulla leadership delle SA.
Rilegato, 16,5 x 24,5 cm. pag. 650 con circa 450 foto
L’autrice affronta qui uno dei temi più complessi del suo studio sugli aspetti storici dei concetti di genitorialità e famiglia nella Germani degli ultimi secoli: il Lebensborn, un’organizzazione nazionalsocialista in cui il male e il bene si intrecciano in maniera indissolubile. Avvalendosi di un’ampia bibliografia ricostruisce la storia del Lebensborn dalla sua fondazione nel 1935 fino allo scioglimento nei convulsi giorni che fecero seguito alla capitolazione del Terzo Reich. Ampio spazio è dato alla rilettura tendenziosa della realtà storica con cui nel dopoguerra venne stravolta la natura del Lebensborn, facendola diventare una fosca leggenda di un luogo di coercizione in cui le donne erano obbligate a congiungersi con uomini delle SS per concepire figli alla patria. Il testo è accompagnato da una documentazione fotografica inedita sulle Case del Lebensborn.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 155 con alcune illustrazioni b/n
La volontà storica di costruire un’Europa imperiale dei popoli si è manifestata modernamente in quella che è stata anche chiamata la guerra di liberazione dell’Europa dal 1939 al 1945. Nel clima di rivolta contro i poteri cosmopoliti di occidente e Oriente coalizzati si accese in tutta Europa un fuoco rivoluzionario inteso a rivendicare i valori della civiltà europea. Questa rivolta trovò nell’antico mito del Lebensraum un concreto elemento decisionale di unità culturale, economica, politica e geopolitica. A questo richiamo rispose l’esteso fenomeno del volontariato giovanile in quel primo esercito europeo che fu la Waffen-SS, e anche un grande numero di intellettuali di primo livello (studiosi, filosofi, giuristi, geopolitologi) che spesso avevano militato nella precedente esperienza della Rivoluzione Conservatrice, dimostrando che il mito politico del Nuovo Ordine Europeo aveva radici profonde, in grado di risvegliare le grandi fonti identitarie del Vecchio Continente: grecità, romanesimo, germanesimo, slavismo, celtismo.
Sintetica ma esaustiva trattazione del concetto di “spazio vitale”. Riedizione anastatica dell’edizione del 1940 curata dal Dr. Agostino Toso e pubblicata dalla Produzione Artistica Tipografica di Roma.
Ballerina, celebrata attrice di film di montagna, regista rivoluzionaria, straordinaria fotografa, Leni Riefenstahl (1902-2003), mutò il suo destino in seguito all’incontro con Adolf Hitler. Tra lei e il Führer fu un colpo di fulmine. Nel 1934, accettò di dirigere il film del Congresso del Partito Nazionalsocialista a Norimberga, “Il trionfo della volontà” (Der Sieg des Glaubens), archetipo delle pellicole di propaganda, mentre due anni dopo firmò il film-documentario Olympia sui Giochi Olimpici di Berlino, che divenne un successo mondiale. Poi la fine della guerra e la caduta del Reich: Leni Riefenstahl sfuggì alla denazificazione, ma divenne oggetto di odio o, quantomeno, di sospetto. Tuttavia grandi registi quali Steven Spielberg e George Lucas hanno riconosciuto di averne subito l’influenza. Questa biografia ci restituisce la complessità di un’artista controversa, nella cui opera senso del bello e retorica del potere si combinarono assiduamente… Modalità che ancora oggi, utilizzano i registi di tutto il mondo.
«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema». Questo l’epitaffio dovuto alla grandezza di colei che con immagini di soggiogante bellezza aveva raggiunto magistralmente effetti spettacolari in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), Tag des Freiheits (Giorno della libertà, 1935), Triumph des Willens (Il trionfo della fede, 1936), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938). Invece, i mezzi di informazione hanno dato notizia della sua morte in maniera faziosa, fino allo scadimento più squallido e rispolverando vecchi commenti di denazificazione, come: “Signora, non è un delitto essere andata a letto con Hitler. Vogliamo solo sapere se era sessualmente normale…” (Interrogatorio degli americani, 1946).
Brossura, 12 x 16,5 cm. pag. 110 con 10 illustrazioni
Nel novembre 1945, due ufficiali francesi entrarono di nascosto nel bunker del Führer. Torcia in mano, scoprono i diversi pezzi di quella che fu la residenza “ultima” di Adolf Hitler. Nel mezzo di una pila di mobili e oggetti rotti, centinaia di documenti spargono il terreno. I due ufficiali prendono alcuni documenti che considerano interessanti. Tra questi ci sono una dozzina di telegrammi di primaria importanza storica che ci permettono di comprendere lo stato mentale dei soldati, degli ufficiali e dei dignitari del Terzo Reich e gli eventi che si svolgono tra il 23 e il 26 aprile 1945. Sono questi documenti che il presente volume riporta in esclusiva e che sono commentati da Paul Villatoux e Xavier Aiolfi specialisti della Seconda Guerra Mondiale.
Dal NSDAP (Deutsche Nationalsozialistische Arbeiterpartei) al Postchutz, dalle SA alla Croce Rossa, dalla Hitlerjugend al NSBO (Nationalsozialistische Betriebszellen-Organisation), dal NSKK (Nationalsozialistisches Kraftfahrkorps) al Kultursenat, ecc., il partito nazionalsocialista aveva attraversato l’intera società tedesca. Questo lavorò porta alla scoperta, attraverso una documentazione numerosa e precisa su tutto quello che riguarda le organizzazioni più conosciute ma, anche quelle meno note, di cui conosciamo, nella migliore delle ipotesi, i nomi. Questa vera e propria enciclopedia è accompagnata da mille illustrazioni, in bianco e nero e a colori: foto d’epoca, ma anche – a colori – insegne, parti di uniformi, pugnali ed equipaggiamenti. Indispensabile per l’appassionato di storia che vuole conoscere il passato recente, il ricercatore ma in particolar modo il collezionista.
Rilegato, 21,5 x 30 cm. pag. 404 riccamente illustrato con foto a colori e b/n
Buttate giù durante la sua più significativa esperienza di detenzione dopo quella del 1938 che l’avrebbe condotto al martirio, le Lettere Studentesche dal carcere possono considerarsi il primo rudimentale manifesto politico di un giovanissimo Codreanu. La concisa raccolta esprime, insieme al sentimento di malinconia e di dolore per la condizione di prigionieri, un’inesauribile amore per il popolo romeno e di astio per i nemici della Patria. E’ a Vacaresti che Codreanu e i suoi scelgono per la prima volta di affidare le proprie gesta all’Arcangelo Michele, gettando le basi per la fondazione del mito della Legione.
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