“Imperialismo ebraico e giudeomassoneria – I piani dell’imperialismo internazionale ebraico. La giudeomassoneria e la guerra.” è stato aggiunto al tuo carrello. Visualizza carrello
«Oggi, per iniziativa delle Edizioni Thule Italia, per la prima volta viene riproposto al lettore italiano il classico, “impubblicabile” libro di Rosenberg, finalmente nella sua completezza e in volume unico. Dalla nuova edizione si ricava la conferma che l’insieme di questa cultura mitica fondata sui simboli mobilitanti dell’identità, sebbene sottoposto a fazioso trattamento diffamatorio in sede di divulgazione di massa, proprio nella nostra epoca conserva una sua leggibilità sul terreno dei saperi alternativi e su quello dell’interpretazione rivoluzionaria della tradizione europea. Su questa scorta, l’epocale libro di Rosenberg acquisisce un’ulteriore dimensione di testo-contro-il-proprio-tempo, proponendosi come punto di riferimento per l’uomo europeo, nel momento tragico in cui viene di nuovo chiamato a quella che appare essere l’ultima lotta, quella da ingaggiare sulla soglia, dove si decidono il destino e la salvezza dei caratteri vitali e dei simboli ideali della nostra civiltà».
Dalla quarta di copertina del curatore della collana Maurizio Rossi: ….«Non poteva mancare in questa collana il capolavoro politico-ideologico di Alfred Rosenberg, il più autorevole esponente della filosofia nazionalsocialista, che rese nota la sua interpretazione della Storia intesa come sviluppo di lotte razziali in maniera sistematica e completa con la sua opera più importante, “Il Mito del XX secolo. Una valutazione delle battaglie spirituali del nostro tempo”. Un classico del pensiero politico europeo, finalmente a disposizione dei lettori con questa edizione, completa e integrale, che va a integrare la prima parte già pubblicata dall’Associazione Culturale Thule Italia. L’opera apparve per la prima volta nel 1930 incontrando subito un’enorme popolarità e numerose ristampe, giungendo nel 1945 a una tiratura complessiva di ben oltre un milione di copie. Un successo che non mancherà di suscitare accese polemiche e oscurantiste contrapposizioni, come nel caso della Chiesa cattolica che condannò l’opera inserendola nell’indice dei libri proibiti. La lettura de “Il Mito del XX secolo” è quindi indispensabile per comprendere appieno il significato della Weltanschauung del Nazionalsocialismo. Alfred Rosenberg non sarà soltanto un brillante intellettuale e un rigoroso dottrinario, ma anche un instancabile animatore degli apparati politici e culturali del Terzo Reich. Nel 1930, verrà incaricato di rappresentare il NSDAP presso l’ufficio degli affari esteri del Reichstag; successivamente, nel 1933, sarà posto alla guida del dipartimento di politica estera del NSDAP, per poi ricevere, nel 1934, da Adolf Hitler, la prestigiosa nomina di “Incaricato del Führer per il controllo di tutta la formazione ed educazione spirituale e ideologica del NSDAP”, e in questa veste darà vita al Nationalsozialistische Monatshefte, la principale rivista ideologica del Partito. Attraverso la riscoperta del mito del sangue, il mito del XX secolo, si manifestava l’interesse principale di Alfred
Esauriente studio sulle origini, la struttura e la Weltanschauung de Nazionalsocialismo. Una seria documentazione che imprime una svolta decisiva negli studi finora conosciuti dedicati all’analisi del movimento nazionalsocialista e soprattutto quelli relativi all’organizzazione e alla forma statuale che il Nazionalsocialismo assunse all’indomani della conquista del potere. Il saggio, inserito a pieno titolo nella Nazionalsozialistische Bibliographie, illustra i contenuti della trasformazione rivoluzionaria impressa dal Nazionalsocialismo alla società tedesca, proprio partendo dalla fondazione del movimento, soffermandosi poi sulla personalità politica del Fuhrer, per giungere ad una cuta e puntuale analisi del patrimonio ideologico nazionalsocialista ed infine ad una precisa descrizione delle articolazioni politiche e culturali dello Stato nazionalsocialista.
Il volume analizza l’intero edificio dell’ideologia del Terzo Reich: i presupposti storici, la dinamica strutturale, il modo in cui essa è penetrata nella vita quotidiana, nel diritto e nella filosofia, nella scienza e nell’arte, nella religione e nella scuola, nella concezione di un impero ariano e nella conduzione della guerra, nonché negli obiettivi di geopolitica. Infine, con un occhio alle sue sopravvivenze, si tenta un bilancio storico-politico di questo formidabile esempio di populismo. Scorrevole come un reportage ma rigoroso e documentato, il volume è arricchito da un glossario, da una cronologia ragionata e da un’ampia bibliografia.
Nella vasta letteratura sul nazionalsocialismo già esistente, questo volumetto, curato da uno dei migliori conoscitori della moderna storia tedesca, occupa un posto a sé, sia per l’impostazione generale sia per la scelta del materiale raccolto. Di fronte a una congerie di pubblicazioni dal carattere polemico o memorialistico, Hofer ha voluto offrire al pubblico un testo con precisi intenti di documentazione sulle origini, l’ideologia e la politica del nazionalsocialismo, soddisfacendo così un’esigenza sia storiografica sia politica. Il materiale è scelto tra le fonti più diverse: dalle memorie dei gerarchi alle prime opere storiche, dalla stampa alla documentazione ufficiale, senza tralasciare l’inesauribile miniera documentale degli atti del processo di Norimberga.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 315 con un ampia raccolta di documenti d’archivio
Robert Ley, laureato in chimica, pilota di caccia nella Prima Guerra Mondiale, Leiter der Deutschen Arbaitsfront, si suicidò a Norimberga nel 1945, prima dell’inizio del processo. Questa pubblicazione raccoglie due suoi discorsi – uno tenuto il 3 novembre 1936 e uno tenuto il 31 marzo 1939 – e la traduzione di un opuscolo antiamericano, stampato dalla casa editrice del DAF nel 1942. Il testo è accompagnato da più di 100 esaustive note e da diverse fotografie originali.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 106 con 20 illustrazioni b/n
«Non abbiamo un passato», diceva Hitler, rammaricandosi che gli archeologi SS si ostinassero in ricerche nei boschi della Germania, per poi trovarvi soltanto delle brocche orrende. Il passato della razza, quello che doveva riempire d’orgoglio i tedeschi, era da rintracciare in Grecia e a Roma. Cosa c’è di meglio di Sparta per costruire una società e un uomo nuovo? Quale miglior esempio di Roma per costruire un Impero? E quale più efficace avvertimento delle guerre che opposero la razza nordica agli assalti della Persia e di Cartagine? L’Antichità greca e romana insegnava come perpetuarsi attraverso una memoria monumentale ed eroica, quella del mito. Il Reich succedette ad Atene e Roma in questa lotta millenaria, nella quale dovette fronteggiare gli stessi nemici e pericoli. Dai canoni dell’ideologia nazista, a partire dal Mein Kampf, agli edifici di Norimberga, passando attraverso i manuali scolastici, il cinema e le arti plastiche, l’Antichità greca e romana venne riletta e riscritta per fornire al lettore, alunno, studente, spettatore e suddito del nuovo Impero, un paradigma ideologico saldamente impiantato sulle due grandi civiltà del mondo classico. Johann Chapoutot esplora il cuore del progetto nazionalsocialista: annettersi non solo gli spazi fisici del mondo, ma impadronirsi, per forgiare l’uomo nuovo, anche del passato, assegnandogli una funzione di esaltazione, modello e profetico avvertimento.
Rilegato, 14,5 x 22 cm. pag. con 12 tra foto e illustrazioni b/n
Di solito, i grandi uomini che ammiriamo da lontano perdono la propria magia quando li conosciamo bene. Con Hitler è vero il contrario. Più lo si conosce, più lo si ammira e più si è pronti a darsi interamente alla sua causa. Lasciamo che siano altri a dar fiato alle trombe. I suoi amici, i suoi camerati gli si radunano intorno per stringergli la mano e ringraziarlo per tutto ciò che rappresenta per noi e per quanto ci ha dato. Voglio dichiararlo ancora una volta: noi amiamo quest’uomo e sappiamo che si è guadagnato tutto il nostro amore e il nostro sostegno. Mai c’è stato un uomo tanto ingiustamente oggetto dell’odio e delle calunnie dei suoi detrattori degli altri partiti. Rammentate cosa hanno detto di lui! Un miscuglio di accuse contraddittorie! L’hanno accusato di ogni peccato per negare tutte le sue virtù. Quando, ciononostante, egli è riuscito alfine a prevalere su quella marea di menzogne, trionfando sui propri nemici e levando la bandiera nazionalsocialista sulla Germania, il fato ha mostrato il proprio favore verso di lui al mondo intero, elevandolo dalla massa e ponendolo nel posto che meritava per il suo geniale talento e l’umanità integra e pura…
Joseph Goebbels
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 142 con circa 26 illustrazioni b/n
Se si dovesse indicare ciò che rende particolarmente istruttiva la lettura di Die Macht des Blutes im Werden der Völker di Karl Ludwig Lechler, non occorrerebbe dilungarsi oltre misura; basterebbe soffermarsi esclusivamente sui seguenti tre aspetti. L’autore. Laureato in medicina, igienista razziale, ma soprattutto Gauamtsleiter del Rassenpolitische Amt dello NSDAP nel Württemberg-Hohenzollern. Il contesto. La realtà da sempre prevalentemente contadina del suddetto Gau, a quei tempi definito il “granaio del Land”, il che spiega i frequenti rimandi nel testo a Richard Walther Darré e le molte citazioni dai suoi principali scritti. Il fine. Questo libro è un interessante esempio di che cosa si intendesse nel Terzo Reich per lettura della storia da un punto di vista razziale. L’autore ci offre una panoramica che spazia attraverso i millenni, dall’uomo preistorico alle prime migrazioni di popoli, dai Goti ai cavalieri medioevali, per culminare infine in quel “laboratorio” che, secondo Lechler, spiega in miglior modo e chiarisce l’effetto delle diverse anime razziali su un popolo: la Spagna.
“…Ebbene, chi per primo si gettò su di lui come su di una vittima, chi sfruttò maggiormente i suoi vizi, chi lo avvolse nell’eterna rete dorata della sua industria, chi subito, dove solo potè e fece in tempo, occupò il posto dei latifondisti spodestati – con la differenza che i latifondisti, pur sfruttandoli fortemente, non cercano di rovinare i propri contadini, sia pure a proprio favore, per non esaurire la forza lavoratrice, mentre l’ebreo di questo esaurimento non importava nulla, bastandogli di prendersi il proprio e andarsene?”
Per un attimo, complici una informazione e una scuola, più in linea con il pensiero dei vincitori, ci si era illusi che l’ordinamento democratico-resistenziale, pur con il suo armamentario di demoni, stereotipi e falsi buonismi, avrebbe evitato la barbarie dei tribunali addomesticati, tanto cari a Stalin e ai suoi cortigiani e anche agli anglo-americani…. Purtroppo questa speranza si tramutò in una perduta illusione…
“Il Nazionalsocialismo seppe imporsi nello scenario politico tedesco per l’originalità e la modernità espressa dal suo programma politico e per il dichiarato rifiuto dei contenuti propri della società borghese e capitalistica, della cultura liberale e del pensiero marxista. Nel Programma del NSDAP, scritto da Gottfried Feder, si trova compiutamente riassunta la felice sintesi organica del nazionalismo e del socialismo che costituisce l’architrave dottrinario del movimento, e soprattutto vi sono dettagliatamente illustrate le proposte operative necessarie per dare risposte immediate, credibili e praticabili alla drammatica situazione in cui versava la Germania precipitata in una disperata crisi sociale, economica, politica e spirituale. Il Nazionalsocialismo poneva quindi come primo obiettivo l’edificazione di una forte Comunità Organica di Popolo, la Volksgemeinschaft, che attraverso l’educazione del popolo fondata sullo spirito e la disciplina del “socialismo tedesco” e sul riconoscimento della sua sostanza etnica avrebbe annullato, in un clima di reciprocità e di cameratismo vissuto, il disagio sociale, politico e culturale, restituendogli unità, progetto, identità e destino”.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 110 con 3 illustrazioni b/n
In difetto di un’ordine sritto dal Fuhrer, sempre invocato e citato e mai esistito, che potesse comprovare la volontà di sterminio dei vertici del terzo Reich nei confronti degli ebrei, gli storici più o meno di mestiere e i giornalisti si sono aggrappati all’unico documento in loro possesso:il verbale del Wansee. La riprova della pochezza probatoria del documento ci è fornito dal destino giudiziario dei partecipanti alla conferenza. Non uno di costoro è stato processato a guerra finita per aver presenziato alla riunione del 20 gennauio 1942.
Nei discorsi qui raccolti, Hitler chiamava a sé gli arditi del pensiero e del pennello, della parola e della visione, della previsione e del ricordo – perché l’effusione estetica ritornasse improntata a ingenuità e schiettezza. Perché l’arte fosse nuovamente l’occasione in cui l’animo ben intonato esprima meraviglia e venerazione di fronte al miracolo extramorale e vero della bellezza: si manifestasse in un vaso di fiori alla finestra davanti a un cielo viennese, nell’idillica cura minuta dell’artigiano, nel demone di bragia del guerriero, nella felice grazia degli amanti, nella fertile generosità di una madre che allatta, nell’increspatura di un lago in cui sia appena disceso il candido ventre del cigno. L’arte poteva così incidere in opere immortali, e comunicare, anche al contemplatore distratto, l’identità di bellezza e potenza, e quanto la politica dovesse custodire quella per crescere in questa.
Brossura 14,5 x 21,5 cm. pag. 78 + 32 di illustrazioni b/n e colori
Il ministro della Propaganda del Reich non accetta neanche l’idea di un artista impegolato in languide beghe sentimentali, o che si impappini per compiacere le ‘logiche’ del mercato. Il suo Führer vuole che il Tedesco, ritornato popolo dopo essere stato a lungo cascame del caso, si rinsaldi e conforti in un’arte magnifica, superba senza snobismo, pungolo per l’azione. Vuole, insomma, un’arte che renda l’uomo stesso opera d’arte – e opera d’arte il corrispondersi degli uomini, la comunità politica, e arte il paesaggio di questo vivere superiore. Un’arte che insegni al popolo a sentire e volere da artisti, che gli insegni la fierezza con cui ci si libra al di sopra delle crisi, con cui si lotta per custodire e imporre le proprie certezze, perché la volontà resti salda. Solo così le ali dell’assoluto, dell’intemporale, possono liberare l’uomo da tutto il patetismo che lo insegue dal basso e sembra essere l’unico pensiero e trastullo degli artisti finti della modernità, bravi ragazzi inaciditi di cui la storia fa volentieri a meno. Il volume è arricchito dal ritratto di Goebbels firmato da Roberto Andreoli.
Dettato a Max Amann nell’estate del 1928, questo documento è il secondo libro di Hitler, o meglio, volendo contare separatamente i due volumi del Mein Kampf, è il terzo. Pur rappresentando un’elaborazione delle idee sulla politica estera tedesca come furono espresse nel secondo volume del Mein kampf, non si tratta di una mera ripetizione degli scritti anteriori ma, come telford Taylor giustamente afferma, “è nei particolari, nelle spiegazioni e nelle sfumature che sta il suo principale valore storico”. Dalla controversa questione del Sud Tirolo all’amicizia con lo Stato Italiano “sotto la guida del brillante statista Benito Mussolini”, dalla condanna dei capi della Germania imperiale dopo Bismarck, alle osservazioni sull’esercito tedesco, dalle considerazioni sull’Unione Americana quale potenza economica, alla teoria di una Russia “niente affatto stato anticapitalista”. Questi sono alcuni degli argomenti trattati attraverso i quali si potrà seguire lo svolgimento logico del pensiero politico di Hitler. Un pensiero che da lì a qualche anno sarebbe divenuto azione.
Il 23 luglio 2015 Gianantonio Valli si è tolto la vita, ma il suo spirito arguto, la sua umanità, il suo intelletto, la sua sete di verità, il suo enorme sapere – conquistato in anni di duro studio – e la sua fede politica sono ancora, grazie alle sue opere, fra noi e con noi; ovvero, con parole che gli erano care: Marschier’n im Geist/ Im unser’n Reihen mit.
“In verità, è opera del Messia sottomettere il mondo intero alle sette leggi. Non è una questione di procedura giuridica, è una questione di azione, puramente e semplicemente. È per questa ragione che Maimonide dice che se vedete per la strada una persona che non segue le sette leggi, se ne avete la possibilità dovete ucciderla”…. L’odio rabbinico-talmudico contro il non-ebreo negli scritti di Moshe Maimoide.
Nel 1931 Joseph Goebbels aveva dichiarato che il compito del socialismo era quello di sproletarizzare il popolo tedesco, mentre il nazionalismo avrebbe sproletarizzato la nazione tedesca. Nel 1935 autorevoli esponenti nazionalsocialisti confermavano, con i loro scritti, le parole del ministro della propaganda spiegando, con dovizia di particolari, i contenuti, i programmi e i vasti campi di azione del Socialismo del Terzo Reich. Questi scritti compongono “Il Socialismo Tedesco al Lavoro”, un’opera indispensabile per lo studio del Deutscher Sozialismus e della natura razziale e socialista della Volksgemeinschaft e per comprendere appieno la concezione politica del Nazionalsocialismo e la sua ferma decisione di trasformare la totalità della nazione nel compimento della più significativa rivoluzione popolare del XX secolo.
Il 14 giugno 1940, le truppe tedesche entrano a Parigi e sfilano vittoriose sugli Champs Elysées. Pochi giorni dopo, in occasione del solstizio d’estate, il vessillo con la croce uncinata sventola su Notre-Dame. Come per incanto, la festività pagana torna ad assumere un potente significato ancestrale. Agli occhi di Henry de Montherlant, atterrito dalla sconfitta francese e abbagliato dalla potenza germanica, il trionfo “astronomico” del sole rappresenta la rivincita della “ruota solare” sulla Croce. La spiritualità indoeuropea – improvvisamente – sembra prevalere sulla cristianità, per mano di un popolo “al quale spetta ora il compito di distruggere la morale borghese ed ecclesiastica dalle rive dell’Atlantico fino ai più lontani confini della Russia”. Nella luce sfolgorante del solstizio di giugno, anche il tragico destino di una patria umiliata pare confondersi in una misteriosa corrispondenza di segni cosmici ed eventi umani. È questo lo sfondo di un classico che è stato definito – a ragione – “il più discusso libro della letteratura della Collaborazione”.
La parabola esoterica e politica di Rudolf von Sebottendorff risulta particolarmente interessante se la si legge in chiave ermetica. Von Sebottendorff, infatti, può essere considerato un Magus, ovvero il Filosofo-Sapiente di concezione bruniana, capace di sostenere in maniera determinante ed efficace il ripristino di una armonia universale che, senza il suo ausilio, non si sarebbe mai potuta realizzare. Colui il quale “agendo magicamente” attraverso gesti, segni e parole, entra in relazione con ogni elemento trovandovi “corrispondenze” e “sincronicità”. Proprio ai Rosacroce von Sebottendorff fa risalire questa Prisca Theologia, cioè la “Teologia Antica”, termine con il quale Marsilio Ficino si riferiva all’idea che fosse sempre esistita una stirpe di sapienti che propugnavano una saggezza universale e atemporale di origine divina. Questo perché come insegnava Cornelio Agrippa, la Magia è anzitutto filosofia che si fa azione sino a produrre effetti atti alla trasformazione “interiore” e successivamente “esteriore”. In quest’ottica vanno anche inseriti gli insegnamenti contenuti nella “Scienza delle Chiavi” appresa da von Sebottendorff dai Beni el Min, ovvero dai “figli delle chiavi”. Una confraternita sufica nella quale si praticava un sistema operativo di trasmutazione interiore incentrato sull’apprendimento di gesti e “segni”.
Das Dritte Reich, il Terzo Reich, fu pubblicato da Moeller van den Bruck nel 1923. Moeller conobbe il giovane Hitler, che rimase affascinato da quest’opera che cercava di ridare dignità al popolo tedesco uscito dalla disfatta militare della Prima Guerra Mondiale.
Per 12 anni la Germania ha seguito il piano del suo leader, fino al tragico epilogo del ´45. Quest´epoca, che ha segnato la vita di milioni di uomini, è stata impressa da decine di operatori, armati di voluminose cineprese in bianco e nero. Tra questi, tuttavia, ve ne furono alcuni che, per scopi privati o di documentazione ufficiale, si specializzarono nei filmati a colori. Il prestigioso media tedesco Spiegel TV, dopo lunghi anni di ricerca, è riuscito ad assemblare un vastissimo repertorio, per lo più inedito, di immagini a colori che ricostruiscono la storia del Terzo Reich. Un documento filmato di eccezionale valore storico che, attraverso il colore, rende più “viva” ed “attuale” un´epoca non così lontana da noi.
Inserti speciali: La nascita del colore; Il cinema e la propaganda nazista
Dvd a colori, durata 100′, audio e sottotitoli in italiano e inglese
Le quattro pubblicazioni, frutto del lavoro della Deutsche Informationstelle [Centro tedesco d’informazione] nel 1940, vengono qui presentate al duplice scopo sia di istruire sulla propaganda tedesca all’estero, sia per ammonire quanti – solo perché dalla parte dei vincitori – si ergono a giudici del passato tedesco. Il lavoro si focalizza sulle questioni politiche e sociali di quattro paesi sotto occupazione britannica, o sotto il giogo inglese, come si sarebbe detto in quel tempo: l’Irlanda, l’India, la Palestina e l’Egitto. Viene descritto in modo eloquente e specifico lo sfruttamento inglese di questi quattro paesi diversi in tutto e per tutto: storia, cultura, identita etnica, tradizioni, cultura, ecc.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 302 con alcune foto b/n
Gli interessanti ed istruttivi saggi contenuti ne “Il Terzo Reich per l’Europa” hanno il merito di restituire alla Verità un importante pezzo della nostra Storia volutamente occultato dai vincitori del 1945, cioè quello che ha riguardato l’impegno generosamente profuso da parte del Nazionalsocialismo affinché si giungesse, con il concorso dei popoli europei, all’unificazione politica dell’Europa e al rinvigorimento della sua cultura millenaria. Affinché questo si avverasse, nel corso della seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia di europei combatterono, a fianco della Germania nazionalsocialista per dare all’Europa la forma di un Ordine Nuovo. Le vittorie del Terzo Reich dei primi anni del conflitto, travolgendo le frontiere interne delle nazioni e abbattendone le istituzioni politiche ed economiche, crearono le condizioni ottimali affinché l’Europa, guidata dalla Germania, potesse diventare la nuova Europa dei popoli e delle etnie. Questo capovolgimento epocale impressionò favorevolmente milioni di europei, che furono certi di vedere nel patrimonio ideale del Nazionalsocialismo e nella forza dell’esercito tedesco gli strumenti per una salubre rigenerazione delle loro nazioni e di tutto il continente europeo. Nazionalsocialismo rivoluzionario in versione europea, ecco cosa si aspettavano dalla Germania le centinaia di migliaia di giovani idealisti europei che accorsero nei ranghi della Waffen SS. La Germania nazionalsocialista dimostrò di avere le possibilità, le capacità e soprattutto la volontà di andare incontro a tali aspirazioni, proclamando il diritto all’autodeterminazione politica dei popoli europei e la rinascita socialista ed etno‐razziale dell’Europa.
È il 1916 quando viene pubblicato per la prima volta The Passing of the Great Race (Il tramonto della grande razza), che verrà in seguito considerato “il trattato più influente del razzismo scientifico americano”. A scriverlo è Madison Grant (1865-1937), avvocato statunitense con la passione per la biologia uscito dall’Università di Yale, amico di due presidenti americani come Theodore Roosevelt ed Herbert Hoover, nonché tra i massimi rappresentanti di quel movimento eugenetico sorto negli Stati Uniti alla fine dell’800 e che nei primi decenni del ‘900 stava sempre più prendendo piede. Il libro ebbe un immenso successo. Fu più volte ristampato negli Stati Uniti e tradotto in varie lingue. E le tesi di Grant avranno riscontro anche nella vita politica americana. Nel 1924, verrà infatti emanato l’Immigration Act, una legge mirata a limitare l’immigrazione, stabilendo quote d’ingresso – basate sulle statistiche di Grant, che opererà in tale contesto da esperto di dati razziali mondiali – sugli immigrati da alcuni paesi dell’Europa meridionale e orientale, soprattutto italiani, slavi ed ebrei dell’Europa dell’Est.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 244 con 4 mappe a colori
La disfatta sovietica di fronte all’avanzata tedesca nell’estate del 1941 è solitamente fatta risalire alla disaffezione dei cittadini sovietici nei confronti di Stalin, del cui regime terroristico erano stati le vittime negli anni Trenta. Similmente, i tedeschi non avrebbero faticato a trovare collaboratori in Ucraina, che era stata oggetto di una pesante politica di russificazione. Anche a causa dell’alleanza fra l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini con i tedeschi, lo stereotipo dell’ucraino “volenteroso carnefice di Hitler” ha goduto di grande fortuna. Questo volume analizza l’amministrazione civile nazionalsocialista nel Generalbezirk Dnjepropetrowsk, la regione più orientale ad essa sottoposta, e dimostra come i collaboratori non vennero dalle fila dei perseguitati dello stalinismo, ma da quegli stessi quadri dirigenti che con il regime sovietico avevano fatto carriera e che erano passati dalla parte dei tedeschi, quando vi avevano intravisto una possibilità di sopravvivenza. Nonostante gli sforzi del Ministro dei Territori Occupati Alfred Rosenberg di operare una politica più favorevole nei confronti della nazione ucraina, la fazione più “antislava” riuscì a imporre la linea del massimo sfruttamento, perdendo così l’iniziale appoggio delle popolazioni civili. Queste, vittime dell’alienazione sociale dello stalinismo, non seppero esprimere una propria alternativa politica e l’iniziativa rimase nelle mani dei partigiani comunisti, unica minoranza attiva capace di organizzazione.
Pubblicato per la prima volta alla fine del 1936, Il Vangelo della forza è a tutt’oggi una delle più lucide analisi dell’ideologia nazionalsocialista. Secondo Robert d’Harcourt, fervente cattolico, la logica essenziale del nazionalsocialismo si basa sulla sua volontà di sostituire lo Spirito con la Forza: è come una nuova religione che con i suoi atti di fede, la sua liturgia e i suoi riti, combatte in Germania il cristianesimo. Ad aderire con maggiore entusiasmo al progetto di Hitler sono i giovani, tanto da far scrivere a d’Harcourt che “il nazionalsocialismo si incarna nella gioventù e si confonde con essa. Le deve la sua nascita; le deve la sua durata”.
Il volume fa parte di una serie di monografie interamente illustrate dedicate ai conflitti e agli armamenti compresi nel periodo storico che va dall’inizio del XX secolo ai conflitti del secondo dopoguerra. Particolare enfasi viene riservata alle vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale. Frutto di anni di ricerche negli archivi di tutto il mondo, questi volumi mostrano, attraverso centinaia di immagini in b/n accompagnate da esaustive didascalie, uomini, armi e mezzi nel contesto delle campagne militari a cui parteciparono. Il presente volume prende in esame specificatamente il personaggio simbolo, della Seconda Guerra Mondiale: Adolf Hitler, dagli anni dell’apprendistato fino alla caduta del nazionalsocialismo.
Brossura, 19 x 24,5 cm. pag. 176 interamente illustrato con foto b/n
Il volume fa parte di una serie di monografie interamente illustrate dedicate ai conflitti e agli armamenti compresi nel periodo storico che va dall’inizio del XX secolo ai conflitti del secondo dopoguerra. Particolare enfasi viene riservata alle vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale. Frutto di anni di ricerche negli archivi di tutto il mondo, questi volumi mostrano, attraverso centinaia di immagini in b/n accompagnate da esaustive didascalie, uomini, armi e mezzi nel contesto delle campagne militari a cui parteciparono. Questo volume, particolare, è dedicato al capo indiscusso del nazionalsocialismo. Adolf Hitler.
Questo volume, facente parte di una serie di monografie completamente fotografiche dedicate all’esercito del Terzo Reich, traccia la storia della Hitlerjugend, dalla sua costituzione nel 1922 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. Frutto di anni di ricerche in tutti gli archivi di guerra, attraverso rare fotografie, molte delle quali inedite, mostra dapprima alcuni raduni e poi momenti di battaglia e di riposo, particolari dei veicoli e degli armamenti che avevano utilizzato, documenti personali e alcuni emozionanti primipiani. Il libro accompagna le emozionanti fotografie con accurate ed esaustive didascalie e risulta sicuramente molto interessante per storici e appassionati di storia militare.
Brossura, 19 x 24,5 cm. pag. 112 interamente illustrato con circa 118 foto b/n
Il volume fa parte di una serie di monografie interamente illustrate dedicate ai conflitti e agli armamenti compresi nel periodo storico che va dall’inizio del XX secolo ai conflitti del secondo dopoguerra. Particolare enfasi viene riservata alle vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale. Frutto di anni di ricerche negli archivi di tutto il mondo, questi volumi mostrano, attraverso centinaia di immagini in b/n accompagnate da esaustive didascalie, uomini, armi e mezzi nel contesto delle campagne militari a cui parteciparono. Il presente volume prende in esame specificatamente la figura di Adolf Hitler e l’avvento del nazionalsocialismo in Germania.
Brossura, 19 x 24,5 cm. pag. 232 con circa 199 foto b/n e 7 illustrazioni b/n
Il volume fa parte di una serie di monografie interamente illustrate dedicate ai conflitti e agli armamenti compresi nel periodo storico che va dall’inizio del XX secolo ai conflitti del secondo dopoguerra. Particolare enfasi viene riservata alle vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale. Frutto di anni di ricerche negli archivi di tutto il mondo, questi volumi mostrano, attraverso centinaia di immagini in b/n accompagnate da esaustive didascalie, uomini, armi e mezzi nel contesto delle campagne militari a cui parteciparono. Il presente volume prende in esame specificatamente le immagini riferite ad Adolf Hitler, provenienti dagli archivi di guerra tedeschi.
Brossura, 19 x 24,5 cm. pag. 144 illustrato con circa 179 foto b/n
L’immoralità nel Talmud, pubblicato per la prima volta nel 1920 e ristampato nel 1935 in ventimila copie, rappresenta uno degli scritti più noti di Alfred Rosenberg sull’ebraismo. L’opera si presenta come un’indagine critica del Talmud e delle opere giuridiche ad esso collegate – in particolare lo Shulchan Aruch – alla ricerca delle basi normative e morali dell’identità ebraica, lette attraverso una lente dichiaratamente polemica. Mediante un’ampia selezione di passi, tradotti da edizioni accreditate, Rosenberg intende mostrare come l’ebraismo rabbinico si fondi su una concezione della legge ispirata a un rigoroso dualismo etnico, a una casistica normativa minuziosa e a una separazione tra norma giuridica e universalismo etico. Questa lettura assume un significato programmatico all’interno della visione del mondo nazionalsocialista, dove lo studio delle fonti religiose ebraiche si colloca nel più ampio tentativo di definire l’antitesi tra spirito ariano e spirito semitico.
Questa piccola pubblicazione, accompagnata da una bella appendice fotografica, raccoglie un articolo di Rosenberg, pubblicato dal Volkischer Beobachter nel 1938, e il resoconto ufficiale di un discorso tenuto a Parigi il 28 novembre 1940. Articolo e discorso di un uomo fermamente convinto delle proprie opinioni filosofiche, politiche e morali, noto per i suoi scritti tra cui ricordiamo “Il mito del XX secolo”.
Considerando le indubbie capacità comunicative possedute da Goebbels, qualità che gli sono state riconosciute anche dai suoi più acerrimi nemici, ci si può fidare delle sue affermazioni o queste erano esclusivamente finalizzate al conseguimento di un risultato politico? Quando leggiamo un suo scritto o la trascrizione di un suo discorso non dobbiamo dimenticare che la propaganda era lo scopo principe cui tendeva l’autore e che pertanto alcune forzature sono indubbiamente presenti. Ad una attenta analisi, non appare però che Goebbels abbia abusato della buona fede del popolo tedesco.
Chi vuol comprendere la Weltanschauung paleonordica e paleo-aria a partire dall’unita e identita “Dio-Mondo-Tempo-Creazione-Uomo”, in senso simbolico, “letterale” e verbale, deve egli stesso essere all’altezza di quell’esperienza del mondo e di quei tempi divini. L’anno di dio. A chi, come uomo, non ha avuto una esperienza vissuta di questa Weltanschauung e di questo Jahr Gottes; a chi non e riuscito a prendere le distanze dall’impressione dell’istante presente e dalla cosiddetta “scienza dei professori”, mancano quelle fondamenta spirituali per capire il significato delle testimonianze monumentali e delle correlazioni reciproche che ci riportano al loro passato.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 46 + 40 pagine fuori testo con foto b/n e illustrazioni
Già al suo apparire nel 1930, “Il Mito del XX secolo” aveva scatenato le ire sia della chiesa cattolica, sia di quella riformata. Dal 1930 al 1938 furono numerosissimi gli interventi dei prelati cattolici che, per zelo, nettamente surclassarono gli omologhi riformati. L’acme di questa battaglia senza esclusione di colpi si ebbe nel biennio 1937-1938 con l’intervento diretto della Santa Sede e con la pastorale collettiva dei Vescovi cattolici di Germania (Pastorale di Fulda).
Era il libro che, a partire dal 1943, fu dato a ogni nuovo iscritto dello NSDAP. Il testo, raccolto da Hermann Liese, il capo dell’Ufficio cultura del Dipartimento per la propaganda del Reich, conteneva citazioni e scritti di alcune tra le personalità più rilevanti del Partito, come il ministro della Propaganda Joseph Goebbels, il capo della Cancelleria del Führer Philipp Bouhler, il ministro per i territori occupati dell’Est e Delegato del Führer per l’Educazione e la Formazione intellettuale e filosofica dello NSDAP Alfred Rosenberg, il capo del Fronte tedesco del Lavoro dr. Robert Ley, il capo dell’Ufficio per la Politica razziale dello NSDAP professor dr. Walter Groß e il capo della Hitlerjugend Arthur Axmann. In esso troviamo svariate informazioni sulle principali organizzazioni nazionalsocialiste, tra cui: la Schutzstaffel (SS), la Sturmabteilung (SA), il Nationalsozialistisches Fliegerkorps (NSFK, il Corpo dell’aviazione nazionalsocialista), la NS-Frauenschaft (la Lega delle donne nazionalsocialiste)… Dopo la fine della seconda guerra mondiale, quasi tutte le copie di questo libro vennero distrutte nel corso della denazificazione della Germania.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 136 con varie illustrazioni a colori e b/n
“Sì, io sono Adolf Eichmann”. Questa la risposta lapidaria dell’uomo catturato dal Mossad il 23 maggio 1960 e condotto, dopo un viaggio clandestino, dall’Argentina al carcere di Yaf-Tel Aviv. Queir uomo di cinquantacinque anni, che aveva lavorato nella filiale della Mercedes Benz di un sobborgo di Buenos Aires, ora era nelle mani di Simon Wiesenthal, il noto “cacciatore di nazisti”. Henri Ludwigg ripercorre la vita di questo personaggio, dalla rapida ascesa nelle file delle SS alla sua sparizione dopo la guerra, dal suo arresto in Argentina alle polemiche suscitate dalla sua incriminazione nello Stato di Israele.
Ciclo atlantideo e ciclo nordico, Atlantide ed Iperborea, sono i due mondi storici caratteristici dell’Età dell’Oro, sorta di “poli” spirituali aventi comunque una matrice comune. Le tracce di civiltà altissime, probabilmente collassate nel cataclisma noto nei vari miti del mondo come Diluvio universale, di Thule e Iperborea,i centri principali del ciclo nordico, si sono conservate nelle leggende, nelle saghe, nei poemi e nella concezione religiosa di molti popoli dell’antichità, come nei Veda e nell’epos omerico. Questo studio si propone di offrire una visione di insieme di alcuni miti concordanti – Iperborea, Atlantide, Eden -, pur con espressioni diverse e diverse interpretazioni, di questa primitiva patria nordica degli Indoeuropei.
Brossura 17 x 24 cm. pag. 269 con numerose illustrazioni b/n
La storia degli intensi e complessi rapporti che, tra il 1933 e il 1945, intercorsero tra il Gran Muftì di Gerusalemme, Hajjl Muhammad Amln al-Husayni, capo spirituale dei musulmani palestinesi, i movimenti panislamici, panarabi e nazionalisti, sorti negli anni Trenta in Africa Settentrionale (Marocco, Algeria, Tunisia e Egitto) e in Medio Oriente (Palestina e Mesopotamia), e la Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista, rappresenta una delle vicende a sfondo diplomatico, politico-religioso e ideologico più interessanti e meno note di quegli anni. I motivi che spinsero la più venerata, discussa e chiacchierata, personalità religiosa del Medio Oriente e i movimenti nazionalisti mediorientali ad unire i propri destini a quelli del reich tedesco e – seppure con modalità e risultati diversi rispetto a quelli di Mussolini – suscitano infatti un’indubbia curiosità, aprendo le porte ad un dibattito che, nell’attuale contesto geopolitico internazionale, caratterizzato dalla recrudescenza dell’estremismo islamico antisionista e antioccidentale, assume una valenza ancora maggiore e specifica, fornendo utili elementi di studio e valutazione
Raccolta in volume degli scritti storici e politici di Giandomenico Bardanzellu disseminati sulle pagine de l’Uomo libero a cavallo tra il primo e il secondo millennio. In questa sorta di viaggio sentimentale nel Terzo Reich ci guida nella Monaco della Thule, al nido d’aquila a Berchtesgaden, ai saloni della Nuova Cancelleria, per poi occuparsi del vile attentato del 20 luglio 1944. Ma rivivono anche le gesta dei coraggiosi sommergibilisti atlantici e quelli dei soldati nei combattimenti nella Prussia Orientale.
Cartonato con sovracopertina, 15 x 22 cm. pag. 434 con varie illustrazioni in b/n
Uomo con un carisma straordinario. Chi lo ha conosciuto può solo ricordare con sttupore e ammirazione come si mise davanti a un’onda umana di soldati tedeschi in rotta, in una notte di crisi, dove tutti stavano fuggendo dal nemico…, non solo fermò questi soldati, ma li fece anche tornare indietro verso la prima linea, con il consueto avvertimento ai comandanti: “Portatemi i miei uomini indietro!”
Brossura, 17 x 24 cm. pag. 196 completamente illustrato b/n allegato DVD
L’intento dell’autore (che peraltro trascura alcuni presupposti fondamentali) è di far capire come ha potuto diffondersi e trovare adepti in Germania la dottrina nazionalsocialista. Oltre alla personalità di Adolf Hitler, fu soprattutto la propaganda, di cui fu ideatore Joseph Goebbels, a permettere una tale affermazione. In questo lavoro si cerca di dare risposte analizzando in dettaglio ciascuno dei modelli di propaganda allora in uso e le forme di presentazione utilizzate.
In una scena del film di Sam Mendes Jarhead (Teste di barattolo), una platea di giovani marines assiste estasiata alla proiezione di Apocalypse Now, il celebre cult movie con Marlon Brando. La truppa, destinata al combattimento in Irak, accenna incessantemente al motivo della wagneriana Cavalcata delle Walchirie, presente appunto nel film di Coppola. È forse a una situazione di questo genere che pensano alcuni storici del cinema quando affermano che il film Jud Süß venne spesso usato per incitare il personale delle SS contro gli ebrei e “indebolire tra il pubblico l’opposizione alla politica anti-ebraica. Descritto come un’opera di inaudita ferocia e volgare strumento di propaganda, Jud Süß ebbe senz’altro un ruolo strategico nella pianificazione cinematografica nazionalsocialista, anche se la sua funzione può forse essere vista in un’ottica più ampia e meno deterministica, senza nulla togliere al suo legame con la politica anti-ebraica del regime.
In allegato DVD con il film sottotitolato in italiano
Questo libro, in cui, pur se scritto più di cinquant’anni dopo gli avvenimenti descritti, l’autore ha deliberatamente cambiato il nome di diverse persone, per proteggere loro e i loro congiunti, descrive la sua vita di giovane membro del Deutsches Jungvolk e Hitlerjugend, Bann 39 (Reggimento 39), basato a Dusseldorf, durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il Jungvolk era una sezione della Hitlerjugend per ragazzi dai dieci ai quattordici anni. Nel 1943 l’autore aveva dieci anni, l’età in cui imparavano a cambiare il caricatore di un fucile da 20 mm, e la guerra era ora totale, e i ragazzi portavano caricatori o consegnavano ordini e messaggi quando, sotto ai bombardamenti, le comunicazioni erano interrotte. Il testo è accompagnato da molte fotografie originali inedite.
Cartonato con sovracopertina, 15,5 x 23,5 cm. pag. 326 + 16 pagine fuori testo con 29 foto b/n
Stampato nel 1949, questo volume aveva come titolo “Il Crepuscolo degli Dei” ed è una specie di ricognizione etno-eto-socio-economica. Senza alcuna simpatia per il Fuhrer o il nazismo, dimostra invece una grande ammirazione per la germanicità e le qualità che segnano il temperamento germanico, dando a quel popolo la fisionomia sua propria. Vengono qui narrati ed esaminati i lineamenti di una società castrense incentrata su regole castrensi, dunque sulle sanzioni capitali che la giustizia castrense prevede per significative trasgressioni. Qui “K” sta per “Krieg” (guerra) e “Sparta” riassume emblematicamente il fatto che la Germania nazista riuscì a darsi la forma di un esercito di tredicimilioni di uomini, a dimostrazione del detto che “il tedesco è un popolo di soldati, mentre gli altri popoli fanno, talvolta, i soldati…”
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