Lineamenti di antropologia razziale del popolo tedesco
Storia e Ideologia
“Lo Stato tedesco su fondamenta nazionali e sociali. Nuove vie nello Stato, nella Finanza e nell’Economia” è stato aggiunto al tuo carrello. Visualizza carrello
“Sulle razze umane, su ogni razza singola oppure su ciò che si pensava fossero razze singole, sul “problema razziale” e sulla composizione razziale dei popoli, è già stato scritto molto; e ciò, in quanto toccava la specificità razziale dell’uomo singolo, ha causato un’infinità di bisticci. Il fatto che per tanto tempo si sia potuto discutere sul “problema razziale”, generalmente senza conseguenze utili, fu dovuto, in linea di massima, al fatto che fra coloro che discutevano, il concetto di “razza” era spesso fumoso, né era chiaro come questo concetto dovesse essere affrontato. Il bisticcio non emergeva tanto quando si parlava di “razze”, ma piuttosto quando si discutevano stirpi, popoli o raggruppamenti linguistici razzialmente misti. Ci si confrontava sul riconoscimento o sul significato di una “razza germanica” che veniva contrapposta a una “razza latina” o a una “razza slava” – e si inventavano una “razza ebraica” e anche una “razza semitica”. Ci si dimenticava che un gruppo umano può essere detto “razza” solo se tutti i suoi componenti dimostrano, con notevole approssimazione, la medesima configurazione somatica e animico-psicologica…”
La brochure “Das danken wir dem Fuhrer;”, venne stampato a cura del Partito per la campagna referendaria del 10 aprile 1938 che retificò l’Anschluss con l’Austria, e fu largamente diffusa. Appendice di 31 pagine con circa 58 fotografie in b/n.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 29 + 30 pagine fuori testo con circa 58 illustrazioni e foto b/n
Nel 1923, in una Germania prostrata dalla sconfitta e dall’inflazione, Gottfried Feder — teorico della “liberazione dalla schiavitù da interesse” e tra i principali artefici del programma in 25 punti del NSDAP — pubblicò questo testo destinato a diventare uno dei pilastri ideologici del nazionalsocialismo. Qui Feder propone una rifondazione integrale dello Stato tedesco: non una semplice restaurazione delle vecchie strutture, ma la creazione di un ordine nuovo, radicato nel popolo e guidato da una concezione etico-economica organica. Contro il capitalismo individualista e contro il collettivismo marxista, Feder delinea un modello fondato sulla responsabilità personale, sul primato del bene comune e sulla comunità di lavoro dei “Volksgenossen”. L’economia vi è concepita come strumento per la soddisfazione dei bisogni vitali, non come meccanismo di profitto; il denaro come mezzo di scambio e non come fine, da sottrarre all’egemonia della finanza internazionale e del “capitale anonimo”. Attraverso un’argomentazione sistematica, l’autore affronta i fondamenti etici e giuridici dello Stato, la questione fondiaria e bancaria, la riforma della finanza pubblica, la crisi del parlamentarismo e la necessità di una nuova classe dirigente, capace di unire autorità e responsabilità. Lo Stato che egli prefigura è lo “Stato del lavoro e dell’ordine”: una comunità di destino fondata sul sangue e sul lavoro comune, dove libertà individuale e disciplina comunitaria trovano un nuovo equilibrio. Tradotto per la prima volta integralmente in italiano e corredato da un apparato critico, questo volume offre ai lettori uno strumento essenziale per comprendere dall’interno la genesi del pensiero statale nazionalsocialista e la logica economico-ideologica che ne sostenne l’ascesa.
Julius Streicher nel novembre del 1918 raccolse attorno a sé alcuni ex ufficiali. Nel 1919 parlò in veste di oratore nelle assemblee comuniste-bolsceviche a Norimberga. Nel 1920 si recò in molte città del Reich esortando al socialismo tedesco. In questo libro sono raccolte un certo numero di discorsi dal Kampfzeit.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 200 + 4 pagine fuori testo con illustrazioni b/n
“E’ raro, credo, che un uomo possa dopo 20 anni presentarsi ai suoi compagni di Partito senza aver dovuto apportare nel frattempo alcun mutamento al suo programma. La riunione odierna richiama, alla nostra mente innanzi tutto la sera di dieci anni or sono, che potemmo ancora celebrare nella vecchia sala; ce la ricorda poichè anche allora noi ci trovavamo impegnati nella dura lotta per la conquista del potere in Germania, lotta altrettanto decisiva per il nostro destino quanto quella che combattiamo ora”.
È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c’è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.
L’attegiamento assunto dalla nostra società nei confronti delle fobie che affliggono alcuni suoi membri è quanto mai variegato. Esso spazia da una benevole comprensione ad un distaccato scetticismo, fino ad una partecipazine emotiva. In linea di massima parliamo di fenomeni che riguardano fasce ristrette o addirittura numericamente marginali della popolazione. Una sola trova larghissimi consensi: la germanofobia.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 68 + 32 pagine fuori testo con 50foto b/n
Di vivace attualità, questo scritto di Gottfried Feder, scritto e pubblicato nel tumultuoso periodo della Rivoluzione di novembre del 1918-19, riveste un’importanza storica rilevante al fine di conoscere le origini del Nazionalsocialismo. Si tratta, infatti, e senza alcun dubbio, dell’opera principale di quel noto – almeno negli ambienti völkisch e pangermanisti – economista con cui venne a contatto il futuro Führer della Germania, e i cui punti salienti ritroveremo pressoché intatti nel Programma dello N.S.D.A.P.
Marlene Dietrich e Leni Riefenstahl sono state due icone del cinema del loro tempo, dalla Germania di Weimar all’America di Hollywood. Interpretando a modo loro “la donna nuova” hanno incarnato due differenti tipi di erotismo e di seduzione, mettendoli in scena sullo schermo, come attrice e cantante Marlene, come regista Leni. I loro destini speculari, incrociati e opposti attraversano un periodo cruciale della storia. Marlene, dopo il successo de “L’angelo azzurro”, si trasferisce presto in America diventando una diva internazionale. Leni invece in Germania mette la sua straordinaria creatività registica al servizio del nazionalsocialismo (Il trionfo della volontà, Olympia) e alla seduzione di massa esercitata dal suo Führer. Con lo scoppio della guerra la Dietrich, antinazista dichiarata, usa la sua arte a favore della truppa combattente, ritornando nella sua Berlino in divisa americana. La Riefenstahl, invece, in nome della “apoliticità” dell’arte continua a inseguire i suoi modelli di estetica cinematografica. Ricostruirne, come fa Gian Enrico Rusconi in questo libro, i percorsi biografici consente di scoprire le molte espressioni del loro erotismo. Ironico e tenero ma anche sfacciato quello di Marlene; distaccato, estetizzante, opportunistico quello di Leni che come regista non perde mai di vista la sua performance professionale. Il saggio così getta luce sull’altra faccia, apparentemente “minore”, della cultura del Novecento tedesco, e non solo.
Martin Ludwig Bormann, capo della cancelleria del NSDAP (Parteikanzlei) e segretario personale di Adolf Hitler, fu tra i membri più importanti nella gerarchia della Germania nazista. Bormann riuscì, senza speciali capacità di intelligenza, ma con un’invadenza ostinata, pedante, intrigante ed ottusa, a diventare in ogni questione il vice-Hitler. La sua fedeltà totale alla causa nazista non fu mai disgiunta dalla brama di costruirvisi una posizione unica di prestigio e di predominio. La vita di Bormann coincise continuamente con quella del regime: la sua crudeltà con l’efferatezza delle istituzioni; la sua onnipresenza con l’inderogabilità della polizia, della persecuzione, della gerarchia. La stessa vita della famiglia Bormann non è mai del tutto privata; il fatto che abbia 10 figli è un «dono» al Reich, come il fatto che la relazione con la sua amante deve coincidere con il piano del «doppio matrimonio» a fini razziali nel Terzo Reich.
Autentico manifesto politico scritto con lo scopo di far comprendere il nazionalsocialismo (e il fascismo cui era intimamente connesso) nel suo senso più profondo, nella sua essenza, situandolo nelle ccongiunture geopolitiche e temporali. Espone le idee fondamentali del nazionalsocialismo contro il bolscevismo, la concezione del mondo e l’organizzazione del movimento, la sua propaganda. Analizza le politiche delle alleanze e gli orientamenti della Germania del primo dopoguerra e ribadisce il diritto dei popoli all’autodifesa. Questa edizione pubblicata dalle edizioni di Ar, riunisce ambedue i libri scritti da Hitler, il Mein kampf e il Mein Leben, in una edizione anastatica della Bompiani degli anni trenta con l’aggiunta di 32 pagine di illustrazioni che riportano gli acquerelli di Hitler, a colori e b/n.
Rilegato, 14,5 x 21,5 cm. pag. 802 + 32 pagine fuori testo con foto a colori e b/n
Unificate le due edizioni separate del Mein Kampf volume I e II e, come nell’originale dell’epoca, rimossa qui l’appendice che era presente nel volume I e da noi riportata fedelmente. Dalla quarta di copertina: Il 1° aprile 1924, in base al verdetto del Tribunale popolare di Monaco, dovetti iniziare – a partire da tale giorno – la mia prigionia a Landsberg am Lech. Così, mi si offrì per la prima volta, dopo anni di ininterrotto lavoro, la possibilità di iniziare uno scritto che era richiesto da molti, e da me stesso sentito come utile per il Movimento. Ho quindi deciso di spiegare in due volumi non soltanto gli obiettivi del nostro Movimento, bensì di tracciare anche un quadro dello sviluppo degli stessi. Da essi ci sarà da imparare più che da qualsiasi trattato puramente dottrinale. Inoltre, ebbi anche l’opportunità di fornire una descrizione del mio stesso divenire, nella misura in cui essa sia necessaria per comprendere sia il primo sia il secondo volume, e possa servire per demolire la disgustosa leggenda creata dalla stampa giudaica sulla mia persona. Con ciò, mi rivolgo con quest’opera non agli estranei, bensì a quei seguaci del Movimento che gli appartengono con il cuore e la cui mente ora aspira a una spiegazione più profonda. A tal riguardo, questi due volumi devono valere come pietre da costruzione che io apporto all’opera in comune. Landsberg am Lech, Prigione della Fortezza. L’autore
Autentico manifesto politico scritto con lo scopo di far comprendere il nazionalsocialismo (e il fascismo cui era intimamente connesso) nel suo senso più profondo, nella sua essenza, situandolo nelle ccongiunture geopolitiche e temporali. Espone le idee fondamentali del nazionalsocialismo contro il bolscevismo, la concezione del mondo e l’organizzazione del movimento, la sua propaganda. Analizza le politiche delle alleanze e gli orientamenti della Germania del primo dopoguerra e ribadisce il diritto dei popoli all’autodifesa.
Anno 1924. In una cella del carcere di Landsberg, in Baviera, un detenuto compone un testo su una macchina per scrivere Remington. Mentre sconta una pena per un tentato colpo di Stato, l’uomo accumula fogli su fogli di un dattiloscritto, che sarà pubblicato un anno dopo. Grazie a una carriera a dir poco folgorante, nemmeno un decennio più tardi quel detenuto diventerà cancelliere della Germania, e il suo libro una delle opere che determineranno la storia del XX secolo. Il nome di quel detenuto: Adolf Hitler. Il titolo di quel volume: “Mein Kampf”. Mentre sull’autore sono stati versati fiumi d’inchiostro, il libro è rimasto in disparte, offuscato da temi ritenuti storicamente più cruciali. Eppure si tratta del testo politico più venduto di tutti i tempi. Affascinato dalle vicende di questo “best seller planetario”, il giornalista Antoine Vitkine apre una vera e propria inchiesta, muovendo dagli scaffali polverosi di oscuri editori dello scorso secolo, per ricostruirne la storia intricata. Sappiamo veramente com’è stato scritto Mein Kampf, e quale ruolo ha giocato nell’accesso al potere del suo autore.
Completamente ritradotto e reso conforme all’originale tedesco, questo volume corrisponde a quanto è noto (soltanto all’estero) come “Mein Leben”. Si è utilizzata la prima edizione del 1925, tant’è che vi sono presenti circa 35 pagine d’Appendice che Adolf Hitler poi decise di non allegare nelle edizioni successive. Assenza di commenti, note soltanto dov’è stato necessario. Dalla quarta di copertina: Il 1° aprile 1924, in base al verdetto del Tribunale popolare di Monaco, dovetti iniziare – a partire da tale giorno – la mia prigionia a Landsberg am Lech. Così, mi si offrì per la prima volta, dopo anni di ininterrotto lavoro, la possibilità di iniziare uno scritto che era richiesto da molti, e da me stesso sentito come utile per il Movimento. Ho quindi deciso di spiegare in due volumi non soltanto gli obiettivi del nostro Movimento, bensì di tracciare anche un quadro dello sviluppo degli stessi. Da essi ci sarà da imparare più che da qualsiasi trattato puramente dottrinale. Inoltre, ebbi anche l’opportunità di fornire una descrizione del mio stesso divenire, nella misura in cui essa sia necessaria per comprendere sia il primo sia il secondo volume, e possa servire per demolire la disgustosa leggenda creata dalla stampa giudaica sulla mia persona. Con ciò, mi rivolgo con quest’opera non agli estranei, bensì a quei seguaci del Movimento che gli appartengono con il cuore e la cui mente ora aspira a una spiegazione più profonda. A tal riguardo, questi due volumi devono valere come pietre da costruzione che io apporto all’opera in comune. Landsberg am Lech, Prigione della Fortezza. L’autore
Completamente ritradotto e reso conforme all’originale tedesco, questo volume segue al vol. I, ovvero a quello che è noto (soltanto all’estero) come “Mein Leben”. Assenza di commenti, note soltanto dove si sono rese necessarie. Dalla quarta di copertina: Il 9 novembre 1923, nel quarto anno della sua esistenza, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori fu sciolto e proibito in tutto il territorio del Reich. Oggi, nel novembre 1926, è di nuovo libero dinanzi a noi in tutto il Reich, più vigoroso e più saldo che mai al suo interno. Tutte le persecuzioni del Movimento e dei suoi singoli capi, tutte le imprecazioni e le calunnie non riuscirono a danneggiarlo. La giustezza delle sue idee, la purezza della sua volontà, la prontezza al sacrificio dei suoi aderenti l’hanno fatto uscire più forte che mai da tutte le repressioni finora subite. Se esso, nel mondo della nostra odierna corruzione parlamentare, riflette sempre più sulla profonda natura della sua lotta e si sente la pura incarnazione dei valori della razza e della persona, e si regola di conseguenza, otterrà un giorno – a causa di una legittimità quasi matematica – la vittoria nella sua battaglia. Proprio come la Germania deve ottenere necessariamente il posto che le è dovuto su questa terra, se sarà guidata e organizzata in conformità con questi stessi princìpi. Uno Stato, che nell’èra dell’avvelenamento razziale si dedica alla cura dei suoi migliori elementi razziali, deve diventare un giorno il signore della terra. Possano i seguaci del nostro Movimento mai scordarlo, se la grandezza del sacrificio li dovesse mai indurre a un timoroso paragone con il possibile successo.
La Seconda guerra mondiale fu una guerra totale e globale sotto ogni aspetto, modificò mentalità, costumi e passioni, costrinse le nazioni a un incremento produttivo e bellico senza precedenti. Fu anche una guerra terribilmente moderna e, soprattutto, altamente ideologica. Per affrontare una simile guerra occorrevano uomini dalla tempra formidabile e altamente motivati, soltanto i soldati politici della SS potevano assolvere a quel compito. Sorti come la guardia del corpo della Rivoluzione, divennero presto la truppa ideologica della nuova Europa. Attraverso la lettura di questi documenti si possono comprendere i fondamenti della loro formazione ideologica, la densità della loro Weltanschauung e la sostanza rivoluzionaria del Nazionalsocialismo. Sulle fibbie dei cinturoni avevano impresso il motto “Il Mio Onore si chiama Fedeltà”, e incarnava un eroico stile di vita e di pensiero.
Secondo volume di un’opera illustrata, dedicata ai “cocchi” di Hitler, intendendo con questo termine le autovetture utilizzate da Hitler nei suoi spostamenti in Germania e nei paesi occupati e durante le cerimonie pubbliche. Il presente studio è riferito ad un’altra meraviglia meccanica tedesca: la Mercedes-Benz 770K Parade Car, il veicolo utilizzato da Hitler dal 1930 al 1940 in tutti i suoi spostamenti. Con questo lavoro di ricerca e di scelta delle fotografie più significative negli archivi della Daimler-Benz e in quelli di varie personalità come Goring, Ribbentrop, Hoffmann e Eva Braun, ora custoditi dagli Stati Uniti, l’autore presenta la 770K in affascinanti immagini e dettagliati testi.
Cartonato 28,5 x 22 cm. pag. 240 interamente illustrate con foto b/n e colori
Primo volume di un’opera illustrata, prevista in tre tomi, dedicata ai “cocchi” di Hitler, intendendo con questo termine i veicoli di rappresentanza utilizzati durante gli spostamenti e le cerimonie pubbliche dal Fuhrer. E’ il primo studio completo su quella meraviglia meccanica, molto fotografata ma, ben poco analizzata nei dettagli: la Mercedes-Benz G-4 cross-country touring car, il veicolo che ha trasportato Hitler attraverso buona parte dell’Europa prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso un lungo lavoro di ricerca e di scelta delle fotografie più significative negli archivi della Mercedes-Benz e nel materiale “catturato” dagli americani al termine della guerrai, l’autore presenta la G-4 in affascinanti immagini e dettagliati testi.
Cartonato, 28,5 x 22 cm. pag. 160 interamente illustrato con foto b/n
E’ il1929 quando la Franz Eber Verlag pubblica “Michael – Ein deutsches Schicksal in Tagebuchblattern”, il romanzo scritto da Joseph Goebbels, futuro ministro del Reich e già responsabile della propaganda del Partito, anche se la sua genesi risale all’inizio degli Anni ’20. E’ questo un romanzo pieno di fervore e d’idealismo, ma anche di travolgente romanticismo, certamente inusuale per chi è abituato a leggere il Goebbels dei diari e dei discorsi politici. Se all’inizio il lettore si sente avvolto dal pathos e dagli slanci romantici del protagonista, quando appare la reale natura del giovane, prima studente, poi soldato, poi lavoratore, si staglia sempre più netto il romanzo politico. La lettura di questo controverso romanzo continua ad essere fondamentale per cogliere appieno quell’atmosfera del primo dopoguerra in cui nacque e si sviluppò il nazionalsocialismo e per afferrare il pensiero, i sentimenti e le capacità di coinvolgimento delle masse di quegli uomini che furono i fautori e gli artefici di quel movimento – profondamente socialista e nazionalista – che ha portato alla nascita del Terzo Reich. Prefazione di Monica Mainardi. In appendice: Il piccolo ABC del nazionalsocialista, di J. Goebbels.
L’opera (collana Effepi “Sangue e Suolo”) raccoglie numerosi scritti molto interessanti e “forti” sul concetto di Europa e di popolo europeo. Lettura quantomai necessaria anche per chi la trovasse provocatoria. Ma provocante nel lettore pensante, senz’altro, ragionamenti dolorosamente inevitabili.
«Tentare di sapere chi sia stato Moeller Van den Bruck, significa in realtà rivolgere una domanda al destino tedesco». Queste parole, pronunciate da colei che gli era stata sposa, si applicano con rigore tragico all’ideologo di quella “terza forza”, la Rivoluzione Conservatrice, che non giunse mai a realizzarsi in una incarnazione politica stabile.
Ad Monacos”: era questo l’antico nome, in latino, della futura capitale della Baviera, a motivo dell’esistenza d’un monastero nei pressi dell’iniziale insediamento urbano. Un recente studio sulle migliori qualità di vita ha classificato tra le prime al mondo la città bavarese, centro culturale e turistico di fama mondiale, meta di viaggiatori, studiosi e artisti provenienti da ogni Paese. La presente proposta editoriale s’apre con un profilo storico, proseguendo con il recupero di un raro testo a più voci risalente al 1939, concepito su incarico dell’allora borgomastro Karl Fiehler e arricchito di disegni e fotografie. Nella traduzione italiana si sono mantenute le espressioni nella loro forma originale, al fine di rispettare la personalità dei vari compilatori conservando intatto lo stile narrativo proprio dell’epoca. L’ultima parte, a colori, è la fedele riproduzione di una brochure turistica, anch’essa risalente all’immediato anteguerra e nella quale vengono raffigurati alcuni luoghi di maggior interesse culturale e artistico. L’allegato dvd, elaborato da Paolo Balmas con suggestivo sottofondo musicale, racchiude quasi cent’anni di storia monacense (dal fallito putsch del 1923 fino al risanamento urbano dopo le distruzioni provocate dai bombardamenti): attraverso l’avvicendarsi delle inquadrature di identici scorci nei diversi momenti storici, riprese con certosino impegno dallo studioso olandese Jeroen Ruiter, presente e passato si confrontano determinando un’atmosfera davvero singolare.
Brossura, 21 x 24,5 cm. pag. 184 quasi completamnete illustrato con foto a colori e b/n. In allegato DVD con fotografie antiche e moderne della città
«Mentre il nostro Popolo torna a rispondere, sotto le armi, alla chiamata del Destino e i cuori tedeschi si preparano ad affrontare con coraggio e con gioia la morte, ci rendiamo conto che solo l’abbattimento dello spirito può aver permesso che una dottrina straniera elevasse a virtù la paura del mondo e della morte. Le forze più pure, sgorganti dal sangue e dall’essenza, ci mettono quindi in comunione con i migliori del nostro Popolo e della nostra Natura indogermanica. Con cuore vigile e con sicuro sentire ritorniamo alla Storia dell’umanità ariana, ossia a una combattività autentica, energica e disposta al sacrificio. Da millenni risuona immutato alle nostre orecchie quello stesso messaggio di cui il tempo non ha potuto scalfire l’immensa grandezza, e che oggi vogliamo portare e trasmettere ai figli e ai nipoti».
Prima edizione in lingua italiana del Catalogo della mostra della “Musica Degenerata” del 1938. In appendice una breve biografia di Hans Severus Ziegler, curatore della mostra e del catalogo sulla Entartete Musik e le linee guida per docenti del Museo dell’Olocausto di Washington sulla musica degenerata e su alcuni suoi esponenti. In Allegato un CD con brani esplicativi di Alban Berg, Anton Webern, Arnold Schoenberg, Ernst Toch, Berthold Goldschmidt, Ernst Krenek, Kurt Weill, Paul Hindemith.
Brossura, 17 x 24 cm. pag. 48 con varie illustrazioni. In allegato Dvd
Qual è stato il rapporto tra l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista? Quali differenze e quali somiglianze fra i due totalitarismi? L’Asse e il Patto d’acciaio erano insiti nella logica di una comune natura dei due regimi o furono solo atti politici, rispondenti a esigenze particolari, sostanzialmente tattiche e contingenti? Renzo De Felice scopre documenti inediti in archivi italiani mentre lavora alla sua biografia di Mussolini. Sono dispacci segreti, lettere, relazioni fra il Duce e Hitler, dalla marcia su Roma alla salita al potere del nazionalsocialismo. Alla loro luce,è inequivocabile – i documenti di questo libro lo dimostrano – che l’Italia fascista fu il primo regime totalitario al mondo e la strategia con la quale i fascisti arrivarono al potere servì da significativo punto di riferimento per l’emergere e l’arrivo al potere di Hitler e del nazionalsocialismo in Germania. I documenti sono introdotti da Renzo De Felice. Il volume accoglie un’importante e inedita prefazione di Christian Goeschel destinata a suscitare un ampio dibattito.
.Il 28 marzo 1934, con atto costitutivo sottoscritto dal Presidente del Reich generale Paul von Hindeburg, dal Cancelliere Adolf Hitler e dal ministro del Lavoro Franz Seldte, nasce il Nationalsozialistischer Deutscher Frontkämpferbund (Stahlhelm), ovvero la Lega nazionalsocialista dei soldati tedeschi del fronte (Stahlhelm. L’anno seguente, viene pubblicato questo Der NSDFB (Stahlhelm). Geschichte, Wesen und Aufgabe des Frontsoldatenbundes “NSDFB (Stahlhelm). Storia, essenza e missione della Lega dei soldati del fronte”, che non si limita a illustrare la neocostituita Lega nazionalsocialista dei soldati tedeschi del fronte (Stahlhelm), ma che racconta altresì l’intera storia dello Stahlhelm. Grazie a una raccolta di testi scritti a più mani, veniamo così a conoscere l’intera vicenda legata allo Stahlhelm che, nato come lega di veterani di guerra si trasformò a poco a poco in un’organizzazione entrata a pieno diritto in quel fronte politico che si contrappose al Sistema di Weimar, e di cui faceva ovviamente parte anche lo NSDAP di Adolf Hitler.
Brossura 15 x 21 cm. pag. 192 illustrato con foto b/n
Questo film, a colori ambientato nel 1942 mostra come le doti pugilistiche di un giovane tedesco, aprano le porte alla frequentazione della scuola di Napola (sorta di accademia ideologica della gioventù tedesca più promettente) dove viene forgiata l’elite del partito e dei combattenti nazionalsocialisti.
La riproposizione di questo lavoro di Federico Federici, dedicata all’analisi del caso nazionalsocialista e pubblicata nel 1937, costituisce un’ulteriore importante contributo al progresso della conoscenza e degli studi sull’argomento specifico. L’autore che negli anni trenta viveva in Germania, si adoperò nel far conoscere al pubblico italiano il nuovo assetto politico della Germania, nell’illustrare le varie complessità che la visione politica nazionalsocialista poteva esprimere e i suoi legami con certi settori della cultura tedesca.
La gioventù tedesca da Guglielmo II al nazionalsocialismo. Nei primi anni del Novecento fece la sua comparsa in Germania la Jugendbewegung, il primo movimento giovanile di contestazione del secolo. Oltre i miti borghesi del denaro, del successo, della felicità materiale, oltre gli pseudovalori della società liberal-democratica e della sua ideologia, i Wandervogel, questo il nome dei suoi aderenti, seppero promuovere una autentica rivoluzione della gioventù.
Quale atteggiamento tenne l’influente Società teosofica tedesca al momento della Machtergreifung? E, viceversa, quale fu la posizione del Terzo Reich nei confronti dei teosofi? Furono immediatamente perseguitati o vi fu invece un qualche tentativo di dialogo? Se alla prima domanda è lo stesso autore di Nationalsozialismus und Thosophie (Lipsia, 1933), il teosofo Hermann Rudolph, a fornire una risposta inequivocabile, è alla postfazione che è stato affidato il compito di soddisfare ogni possibile curiosità rispetto agli altri interrogativi. Pagine dense e inconsuete, volte a proiettare il lettore in una dimensione alquanto suggestiva sotto ogni suo aspetto, e destinate ad aggiungere un altro piccolo e significativo tassello a quel mosaico sufficientemente complesso che è la storia del Terzo Reich.
Questo libro – illustrato con 200 rare fotografie di prima e durante la guerra, molte delle quali a colori, e molte piantine – presenta la storia dell’icona delle costruzioni del Terzo Reich, la nuova Cancelleria di Hitler, disegnata da Albert Speer per incarnare il potere del regime. Questo libro è molto più che un catalogo di calcestruzzo, vetro e marmo, racchiude anche la straordinaria storia dello Stato Nazionalsocialista, di cui la Cancelleria era il quartier generale ufficiale. Il libro descrive i differenti organi del governo che erano nel palazzo, molte personalità che vi lavorarono, il personale al servizio del Fuhrer e il servizio di sicurezza e infine gli eventi degli ultimi giorni e la sua completa distruzione.
Cartonato con sovracopertina, 19,5 x 25 cm. pag. 192 illustrato con circa 168 foto b/n, 27 foto a colori e 4 piantine
Gli “SS Leitheft” ( Libretti Guida delle SS ) erano pubblicati mensilmente dal 1934 e destinati a circolare tra gli ufficiali delle SS. Erano predisposti dall’ ufficio personale ( SS-Hauptamt ) del Reichsfuhrer Heinrich Himmler a Berlino e stampati da M. Mueller & Sohn a Berlino. Dopo lo scoppio della guerra, visto il continuo incremento numerico delle SS, questi vennero anche pubblicati alla Germanische Leistelle a Oslo in Norveggia, a Copenhagen in Danimarca, a Bruxelles in Belgio e a Den Haah in Olanda, vale a dire in norveggese, danese, fiammingo e olandese per i volantari delle legioni nazionali delle waffen-SS. Ci fu anche un’edizione estone. I testi erano generalmente tradotti dal tedesco, ma con più spazio per le diversità nazionali. Ogni numero degli “SS-Leitheft” conteneva articoli di carattere storico ed ideologico indirizzati al corpo ufficiali delle Allgemeine SS e delle Waffen SS. Le decine di pagine scritte che componevano il fascicolo erano frammezzate da fotografie illustrative, spesso di grande interesse e attualità. Gli articoli erano spesso firmati dai più noti personaggi delle SS e dallo stesso Hitler.
Brossura, 16 x 23 cm. pag. 26 con 8 foto b/n e alune illustrazioni
Rivista n. 10/b – Anno 1941
Testo: lingua tedesca
Condizioni della rivista: usata in discrete condizioni
Le origini del Bund non sono facili da fefinire, tra l’altro non si è neanche certi se il suo sorgere sia stato determinato da fattori puramente interni agli Stati Uniti o, se qualche collaborazione da parte di elementi del movimento dei “Freikjorps” tedeschi abbia avuto una qualche ruolo. Quello che è certo è che nel primo dopoguerra con il fallimento della rivoluzione comunista in Germania, la risposta appunto del movimento dei Freikorps, le prime attività di Hitler del 1922-24 con il conseguente boicotaggio dei prodotti tedeschi a partire dal 1933 e naturalmente la grande depressione, abbia dato una grossa mano a far si che si creasse un movimento nazionalista e razzista che metteva in primo piano i legami con la Germania nazionalsocialista in nome della fratellanza tra i due paesi e che rinunciava a certi aspetti del sistema capitalista per abbracciare una visone più socializzante e nazionale, vista come benificio per i cittadini americani. Il volume vuole essere una visione interna del Bund tedesco-americano attraverso interviste, diari personali, centinaia di foto e manufatti raccolti dall’autore (spille, pins, gagliardetti, bandiere, uniformi, materiale cartaceo ecc.). Testo essenziale per i collezionisti di oggettistica nazionalsocialista; la mole di materiale riportato è impressionante e ottimamente documentato. Di difficilissima reperibilità.
Cartonato, 16 x 23,5 cm. pag. 320 interamente illustrato con circa 562 foto b/n e colori
Il “revisionismo storico” ha enfatizzato la componente operaia del nazismo, con l’intento di dimostrare che non si trattava di un fenomeno piccolo-borghese ma, al contrario, di un movimento dalle radici proletarie, in qualche modo contiguo all’ideologia degli stati del socialismo reale. Questo studio esamina criticamente la questione sollevata dai revisionisti, che hanno contribuito a rilegittimare l’esperienza Hitleriana nella coscienza collettiva, mentre andava indebolendosi la memoria storica costruita nella lotta antifascista. L’Autore affronta dunque il problema della riflessione storica sul nazionalsocialismo convinto che la polemica contro il revisionismo storico o è ricerca della democrazia sotto altre forme, oppure rimane fine a se a stessa.
Il processo di Norimberga per molti fu soprattutto una messa in scena della storia, una operazione meramente propagandistica. Per far luce e dare la possibilità di averne una opinione obiettiva questo lavoro raccoglie le “prove” usate dalla pubblica accusa contro gli imputati. Essa è composta da undici volumi di oltre mille pagine cadauno. Il testo è composto da tavole che ne riproducono gli indici, ad eccezione delle prime due che si riferiscono alla composizione del tribunale.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 44 In allegato un cd con tutti i documenti presentati dalla pubblica accusa al processo di Norimberga
Secondo paul Rassinier, i numeri dell’olocausto sono atti a giustiuficare le enormi sovvenzioni che lo Stato d’Israele ha ricevuto annualmente dalla Germania, a titolo di risarcimento.
Gli uomini del Fuhrer, i ministri, i generali, i gerarchi in camicia bruna che reggevano con Hitler il timone del Terzo Reich: chi erano? Sempre in seconda fila dietro il dittatore-Cancelliere, ma attori comprimari e non comparse del regime, fanno storia anch’essi.
Rilegato, pag. 345 + 64 pagine fuori testo con 84 foto b/n
Questo testo è la riproduzione di quello pubblicato per i tipi “Quaderni di C.A.U.R. ” nel 1936, XICV anno dell’Era Fascista. Il documento riveste particolare interesse storico in quanto evidenzia l’opinione sul fascismo di uno dei personaggi più influenti del Nazionalsocialismo, che non solo si sofferma sulle similitudini tra i due regimi ma giunge a sottolineare la necessità della Germania di recuperare il decennio di anticipo dell’alleato italiano prendendo spunto dalle conquiste ideologiche ottenute da quest’ultimo in vari campi, in primis l’educazione della gioventù, senza lesinare roboanti parole elogiative nei confronti di Mussolini.
Brossura punto metallico, 21 x 30 cm. pag. 34 con 8 foto b/n
Questo libro non costituisce una “revisione” della storia, ma piuttosto una semplice guida ad un materiale storico che è stato dimenticato. Le 312.022 dichiarazioni giurate autenticate che furono presentate dalla difesa al processo di Norimberga sono state scordate, ma le 8 o 9 dichiarazioni giurate dell’accusa che le avrebbero”confutate” tutte vengono ancora ricordate. Questo libro contiene molti riferimenti alle pagine degli atti processuali: non li adduciamo per confondere il lettore, per impressionarlo o per intimidirlo, né per dimostrare la veridicità delle dichiarazioni processuali, bensì semplicemente per aiutarlo a reperire cose degne di nota. Sarà il lettore a giudicare se le argomentazioni della difesa sono più credibili delle “prove” dell’accusa, come ad esempio quella del sapone fabbricato con grasso umano (documento URSS 393), dei calzini fatti di capelli umani (documento URSS 511) o degli hamburger di carne umana (processo di Tokio, prova n. 1873). Il DVD contiene due interessantissimi filmati sul Processo di Norimberga realizzati rispettivamente dagli americani e dai sovietici.
Dagli ultimi mesi del 1945 alla notte tra il 15 e il 16 ottobre 1946, Giuseppe Mayda segue le varie tappe che porteranno alle condanne pronunciate dal Tribunale militare internazionale: la caccia ai gerarchi del nazionalsocialismo in fuga per tutta l’Europa; gli arresti e le incarcerazioni dei ventidue imputati; l’apertura del processo, la parola all’accusa, alla difesa e ai numerosi testimoni. Con una narrazione sviluppata attraverso i dialoghi di giudici, avvocati e imputati, il libro restituisce l’atmosfera di quei mesi nel palazzo di Giustizia e nelle sue celle. Il volume segue una linea nettamente colpevolista, tralasciando molte questioni che riguardavano gli stessi Alleati.
Brossura, 17 x 24 cm. pag. 336 con varie illustrazioni b/n
Questo lavoro di Bardeche, a differenza di moltre altre analisi, non subisce l’oltraggio del tempo e, anzi, con il passare del tempo, rende sempre più attuale la propria narrazione. Le sue intuizioni o, come le definisce qualcuno, lucide deduzioni, sono sorprendenti.
Quest’opera è destinata agli accademici e agli uomini di cultura in buona fede che conoscono il revisionismo storico solo attraverso la lente deformate di propagandisti la cui penosa ignoranza storica e la cui palese malafede vengono dall’autore stigmatizzate con competenza e con abbondanza di prove.
A fine ottobre del 1939, in un’Europa scossa dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, Lothrop Stoddard, giornalista e studioso americano, si reca nella Germania nazionalsocialista per documentarne la vita quotidiana. Durante il suo soggiorno, ha l’opportunità di intervistare figure di rilievo del Terzo Reich, tra cui Adolf Hitler, Heinrich Himmler, Joseph Goebbels e Robert Ley. Attraverso quelle conversazioni e le sue osservazioni sul campo, l’autore ha potuto offrire un resoconto dettagliato delle dinamiche interne al regime, analizzando aspetti essenziali come la propaganda, le politiche razziali e le condizioni di vita della popolazione tedesca nel contesto bellico. Alla sua pubblicazione negli Stati Uniti, il libro suscitò un dibattito acceso: se da un lato venne apprezzato per l’accuratezza nel descrivere la realtà del Terzo Reich, dall’altro fu criticato per un presunto atteggiamento troppo neutrale o indulgente verso la Germania nazionalsocialista. La rivista Time, pubblicando una versione ridotta della sua intervista con Goebbels, non mancò di accusare Stoddard di eccessiva compiacenza nei confronti del nazionalsocialismo. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, l’opera contribuì poi a minare la reputazione dell’autore, relegandolo progressivamente ai margini del panorama intellettuale americano. Oltre l’oscuramento rimane tuttavia una testimonianza storica di grande valore, un viaggio nel cuore della Germania hitleriana narrato con precisione e attenzione ai dettagli.
I caratteri di modernità del documentario trovano una loro importante fonte di origine nell’opera realizzata da Leni Riefenstahl, e in particolare in “Olympia” (1938), sontuoso e imponente lavoro nel quale sono rintracciabili tutti quei tratti della rappresentazione contemporanea delle Olimpiadi che il cinema e la televisione hanno inglobato nel loro modus operandi. Infatti le ricerche formali, la sperimentazione e le tecniche di riprese e di montaggio che Riefenstahl sviluppa, risultano di tale innovazione da riuscire a trasformare un documentario di registro sportivo in un’opera di grande e sempre rinnovato fascino, fino a farlo divenire un punto di riferimento stabile dell’arte non solo documentaristica. Ma l’interesse che Olympia continua a sprigionare è dovuto anche alla capacità della Riefenstahl di trasferire in immagine una precisa visione del mondo la quale costituirà uno dei pilastri dell’ideologia nazionalsocialista; anche questa caratteristica insita nell’opera della Riefenstahl corrobora ancora di più il valore di “documento” proprio di “Olympia”, come dimostra Studer nel suo studio che apre la collana Videns, proponendo un’analisi articolata dell’arte filmica della regista tedesca; analisi che viene arricchita dal dialogo dell’autore con Leonardo Quaresima e con il film in DVD allegato al volume. Prefazione di Gianni Rondolino.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 187 con numerose foto b/n. In allegato Dvd
Compendio di scritti che, in diversi saggi qui raccolti, offre al lettore l’opportunità di approfondire il pensiero e la dottrina del Socialismo Nazionale (nella sua accezione originale) in modo fluido e pedagogico attraverso la fotografia dell’attualità e i rimandi della Storia.
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