“L’Asse Roma-Berlino-Tel Aviv – I rapporti internazionali delle organizzazioni ebraiche e sionistiche con l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista” è stato aggiunto al tuo carrello. Visualizza carrello
Kitartas (perseveranza): l’incitamento con cui Ferenc Szalasi concludeva i propri discorsi ai nazionalisti ungheresi, e il grido di guerra che i miliziani della Croce Frecciata lanciavano, nei novanta giorni dell’epica resistenza (all’assedio dell’Armata Rossa) di Budapest – considerata dagli storici dotati di intelligenza militare “la vera Stalingrado d’Europa”. L’unico libro in lingua italiana sulle Croci Frecciate e il nazionalsocialismo ungherese. Il volume compende oltre al saggio introduttivo di Claudio Mutti, 3 discorsi di Szalasi: Quello al Gran Consiglio Operaio del 18 ottobre 1942, quello al Gran Consiglio Rurale del del 22 novembre 1942 e quello al Gan Consiglio dell’Intellettualità del 27 dicembre 1942
Secondo volume di una nuova serie dedicata ai profili dei decorati della Croce di Cavaliere, durante la Seconda Guerra Mondiale. Concise biografie, fotografie rare e inedite di personaggi e aerei, documenti di attribuzione, non solo mostrano soldati e aviatori conosciuti, ma anche decorati meno noti. Questo secondo volume presenta due famosi assi da caccia della Luftwaffe: Heinz Bar e Joachim Muncheberg.
La storiografia ufficuale vuole che Goebbels avesse ordinato questo film nel 1943, in previsione del reclutamento della Volkssturm. Dal 1941 Goebbels aveva espresso il desiderio di realizzare un film su Kolberg. Questo film pertanto non può essere assolutamente considerato come una propaganda in favore della leva di massa. Il desiderio di Goebbels era di dimostrare che la forsennata resistenza contro il conquistatore straniero Napoleone nasceva dal popolo e non dai militari… Il film, uscito nelle sale cinematografiche nel gennaio del 1945, fu la risposta del III Reich – nelle intenzioni del ministro Goebbels – al kolossal hollywoodiano Via col Vento.
Originariamente pubblicato nel 1942 in edizione bilingue (tedesco-italiano), “Guerra e vittoria. Pensieri di condottieri tedeschi nel corso di sette secoli” raccoglie alcuni scritti e saggi, particolarmente significativi, delle personalità più insigni del mondo militare tedesco di tutti i tempi. Un’antologia che doveva servire “sia per l’apprendimento della lingua a ufficiali non tedeschi, sia a fornire una visione del pensiero dei grandi soldati e dei principali scrittori della storia militare tedesca”, oggi – ripubblicata nella sola versione italiana – può ben fornire “una visione generale dello spirito e della cultura del mondo militare tedesco”. Dalla prefazione del colonnello Amedeo Tosti: “Gli scritti raccolti in questo volume possono offrire interessante materia di meditazione e di studio anche fuori della Germania, poiché, se il segreto della vittoria, che è opera del genio, non può essere insegnato, è invece del massimo interesse conoscere il pensiero di uomini che alla creazione di un grande organismo militare portarono il contributo di formidabili energie morali e intellettuali e di un appassionato sentimento nazionale”.
Se c’è un personaggio emblematico tra coloro che risvegliano i popoli questo è senza dubbio il “poeta-guerriero” in cui s’incarnano il lirismo e il coraggio, virtù essenziali per chi vuole far sentire la propria voce quando bisogna salvare la patria dal nulla o dal sonno. Affascinato fin dalla giovinezza dall’idea del sacrificio fondante, Kurt Eggers ha voluto che la sua vita fosse l’immagine della sua opera e che il suo messaggio alla gioventù fosse sigillato dal suo stesso sangue. Pochi uomini hanno esaltato con tanta forza il sacrificio della “morte in combattimento”. Poeta, scrittore, drammaturgo, storico, polemista, scelse di affrontare il suo destino dalla torretta di un Panzer alla testa di una formazione corazzata di volontari germanici. Ucciso in combattimento nel trentottesimo anno della sua vita, Kurt Eggers ha incarnato fino al suo ultimo minuto l’ideale che aveva esaltato nei suoi libri: l’incontro indissolubile tra le sue due vocazioni: quella dello scrittore e quella del combattente. Vocazioni unite eternamente, oltre ogni legame di parte, fino ad acquisire un significato eroico essenziale.
«A dire il vero, quando ho ricevuto l’enorme quantità di fogli che formano questo libro sull’Ordine SS, fui alquanto stupefatto: ottocento pagine di testo fitto! La mia vita di tutti giorni è sempre molto impegnata. Quindi, leggere questa sorta di enciclopedia mi avrebbe portato via decine di ore! Ma per farmi comunque una rapida idea di quanto questa insolita compilazione potesse essere interessante o meno, iniziai comunque a sfogliare i primi paragrafi. Tre giorni dopo, ero arrivato all’ultima pagina. Nel libro avevo trovato una straordinaria quantità di conoscenze presentate nel corso di una introduzione di cento pagine che già da sole costituiscono un libro, corredate poi, con perfetta nozione del soggetto, da centinaia di citazioni, semplici e al tempo stesso d’impatto, che formano un’enorme antologia di testi, redatti senza cercare di stupire il lettore quanto piuttosto per informarlo e convincerlo. Era, politicamente, l’intero panorama delle SS ricostruito attraverso dei testimoni diretti che non avevano certo pensato di fare opera da storiografi ma che avevano, lungo lo scorrere degli anni, vissuto in prima persona la dottrina, gli obiettivi, i metodi, la mistica di quel movimento che è stato senza dubbio, insieme con il leninismo, il fenomeno politico più importante del 20° secolo. In questa sorta di cattedrale che è l’opera costruita da Edwige Thibaut c’è tutto. Si viene a sapere, dopo aver studiato questa enciclopedia, quello che, ogni giorno, nel corso degli anni, avevano detto le guide spirituali delle SS – vi si trovavano spiriti brillantissimi ma anche cervelli più modesti. Edwige Thibaut ha ripreso, pagina dopo pagina, l’essenziale dei loro lavori, concepiti in piena azione, nel calore e nella luce degli avvenimenti».
Dall’Introduzione di Léon Degrelle
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 305 con circa 64 illustrazioni b/n
“L’adorazione degli antenati e la legge giapponese” (dedicato ad una usanza molto praticata in Giappone e con una grande influenza sulle leggi e i costumi del popolo) fu pubblicato la prima volta nel 1901, in un opuscolo di 75 pagine, e ricevette grande attenzione da parte degli studiosi occidentali, cosicchè si ebbero una seconda e terza edizione, notevolmente ampliate. Questa traduzione italiana del 1941 è accompagnata da un discorso tenuto il 30 aprile 1942 a Monaco, in occasione della festa di fondazione della Società tedesco-nipponica, dall’SS-standartenfuhrer professore dr. Walther Wust, rettore dell’Università di Monaco.
Con questo libro voglio fornire al popolo tedesco un’illustrazione veritiera e priva di inganni su “Adolf Hitler soldato al fronte”. Come camerata ho avuto spesso l’opportunità di sentire le sue affermazioni sul conflitto, di essere testimone del suo valore e venire a conoscenza delle sue esemplari doti di carattere. Lungi da me l’idea di voler favorire in questo libro un qualsiasi partito, in quanto io stesso non appartengo a nessuno di essi. Si tratta semplicemente e soltanto del soldato Adolf Hitler, con il quale mi ha legato a poco a poco un cameratismo quale solo chi è stato realmente al fronte conosce. Hans Mend
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 179 con circa 52 foto b/n e 6 cartine
L’argomento trattato da questo lavoro di Giandomenico bardanzellu, è molto originale e particolare… Secondo una certa “intellighenzia” ostile al nazionalsocialismo, tutti i quadri, le fotografie ed gli oggetti che mostrano Hitler come individuo normale ed inoffensivo non devono essere esposti o commercializzati, perché potrebbero distogliere il pubblico dagli orrori e dalla brutalità dei nazisti, ossia rischierebbero di fare diminuire l’odio (hatred) contro Hitler!…
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 78 con numerose foto b/n. In allegato DVD
L’immagine che Cousteau ha fornito dell’America, è quella degli anni venti e trenta. La sutuazione, da allora, si è ulteriormente degradata. Gli stessi che allora, pur detenendo il potere reale, in massima parte non erano ammessi nei salotti della buona società, oggi, rappresentano proprio loro la buona società. L’incredibile numero della loro discendenza negli staff presidenziali, il dominio incontrastabile nella finanza privata e pubblica, l’egemonia assoluta nei mezzi d’informazione e sul mondo dello spettacolo, la dicono lunga su chi, governa realmente gli USA.
Sinfonia di poesia e rigore, sacro intreccio di alito e corpo, passione sconquassante che si abbarbica come edera nel cuore di chi sa guardarla, freccia mortifera e vitale che colpendo fa rinascere l’anima alla bellezza, la Germania di Clementina di San Lazzaro è prodigio, puro incantevole prodigio, canto che ammalia, sguardo che impietrisce, palingenetica metamorfosi di uno spirito sisifeo insaziabilmente sitibondo di vita. Microcosmo dai panorami evanescenti, impalpabile broccato dai preziosi ricami che narrano di uomini e di dèi, ampolla di aromi mistici e selvaggi, la Germania “colpisce al cuore, e non si può fissare a lungo senza restar smagati”. Iniziando con alcuni articoli apparsi nel 1940 sulla rivista romana “Augustea”, questo libro organico espone con chiarezza, felicità e lirica, i lineamenti dell’anima tesca, la vera essenza della spiritualità germanica, non il volto guerriero ma quello sentimentale, sognante e poetico.
Il cd-rom contiene tutti i cataloghi della prestigiosa mostra annuale d’arte del III Reich tenutasi a Monaco fra il 1937 e il 1944. Si tratta pertanto di otto cataloghi per quasi 2000 pagine e centinaia di illustrazioni
La ricostruzione delle forze economiche tedesche non è soltanto un fatto tedesco, ma in pari tempo è una questione d’interesse mondiale, a causa degli infiniti fili di collegamento visibili e invisibili che uniscono la Germania con il mondo, in particolar modo nel campo economico, culturale, tecnico e scientifico. Per questo motivo all’autore sembra opportuno di tentar di fissare a larghi tratti col presente lavoro le modificazioni della vita economica tedesca negli ultimi anni…
Ernesto Zucconi (A cura di) Prezzo di listino: 35.00 (sconto 40%)
Il 1938 è un anno denso di avvenimenti: tra essi assume rilevanza particolare il viaggio in Italia di Hitler il quale, ricambiando la visita di Mussolini dell’anno precedente in Germania, consolida il legame fra i due Paesi definendo una volta di più l’alleanza in vista dell’ineludibile conflitto armato che, iniziatosi nel settembre 1939 in Europa, sarà destinato ad ingigantirsi fino a divenir mondiale per l’ingresso in campo, come nella Prima guerra, degli Stati Uniti (1941). La riedizione proposta dalla NovAntico del bellissimo volume compilato in occasione della venuta del Führer nel nostro Paese, offre, attraverso le immagini e i testi redatti da personalità tra le più alte della politica e della cultura del tempo, una preziosa documentazione su quel particolare momento storico.
Brossura, 21 x 30 cm. pag. 330 con numerose foto b/n e roproduzione di documenti
Questo libro fornisce fatti, dati e documenti tanto importanti quanto ignorati nello studio della Seconda Guerra Mondiale e, in particolare, nell’analisi degli intensi rapporti che hanno coinvolto diverse organizzazioni ebraiche (religiose, non religiose, socialiste, nazionaliste, sioniste, sioniste-revisioniste) e le gerarchie politiche dell’Italia di Mussolini e della Germania di Hitler: la presenza massiccia di ebrei tra i dirigenti dello stato fascista, il caso del giornale ebraico-fascista La Nostra Bandiera, gli intensi scambi tra i dirigenti sionisti e l’Italia di quegli anni in campo economico e politico, il rapporto privilegiato dei sionisti-revisionisti di Jabotinsky considerati i “fascisti del sionismo” e le organizzazioni di regime, l’esistenza di gruppi organizzati di ebrei “assimilati” favorevoli all’instaurazione del nazionalsocialismo, la consistente presenza di esponenti di origine ebraica nelle forze armate e negli apparati di potere tedeschi, le fonti finanziarie del regime hitleriano, i forti legami e gli importanti accordi “nazi-sionisti” tra cui l’Haavara (per il trasferimento delle proprietà ebraiche in Palestina) e gli Umschulungsläger (campi di addestramento per i pionieri sionisti presenti in Germania), le collaborazioni con i sionisti-revisionisti e in particolare la proposta di alleanza di guerra avanzata dal Lehi al Terzo Reich in cambio di aiuto per la creazione dello stato ebraico. Questo lavoro è il risultato di quasi due anni di studi. In esso sono riportate decine di estratti di giornali dell’epoca e diversi documenti inediti trovati dall’autore nelle sue ricerche in archivi storici italiani e israeliani. I testi citati nella bibliografia sono in larga parte di autori di origine ebraica.
Brossura, 17 x 24 cm. pag. 240 + 23 pagine fuori testo con foto b/n
L’assistenza sociale nella Germania nazionalsocialista, completa la trilogia pubblicata negli anni ’30 dalla Terramare Verlag sulla concezione e la prassi della germania nazionalsocialista nei confronti dell’economia politica, del diritto e dell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione. Quello che colpisce nei tre lavori è l’evidente 2voglia di fare”, possibilmente presto e bene, che pervadeva l’operato di quella classe dirigente, sia che appartenesse alla compagine statale o a quella del partito.
«Il gruppo di dirigenti che decise e mise in atto la rivoluzione bolscevica era composto a soverchia maggioranza da ebrei e mezzi ebrei. I loro nomi sono celeberrimi: Trotskij, Kamenev, Zinoviev, Radek, Sverdlov e, cosa meno risaputa, lo stesso Lenin era ebreo da parte di madre. Quale legame esiste dunque fra l’ebraismo e la rivoluzione? Sicuramente e ovviamente il linguaggio visionario e incendiario dei profeti di Israele che chiamano al dovere della giustizia sociale e alla liberazione dell’oppresso come prima istanza del messaggio ebraico. Ma c’è di più. L’ebraismo è sicuramente la prima grande rivoluzione della storia occidentale, la cui vicenda inizia proprio con Abrahamo, il grande patriarca ineguagliato rivoluzionario che frantuma gli idoli di ogni specie, rompe lo scettro di ogni possibile tiranno, e prosegue con Mosè, che spezza le catene della schiavitù per inaugurare una nuova visione della vita basata sulla libertà».
Partendo dall’analisi del nazionalsocialismo, Ernst Nolte esamina con estrema lucidità i fenomeni che hanno caratterizzato la storia dell’ultimo secolo concentrandosi su temi quali l’immigrazione di massa, la guerra del Kosovo, la guerra come crimine, l’importanza dell’ideologia, l’islamismo e i rapporti con il nazionalsocialismo, i vantaggi, i rischi e le prospettive dell’Europa unita.
C’era una volta una bambina che sognava di diventare ballerina, una ballerina che voleva diventare attrice, una attrice che si innamorò della regia e infine una regista che incontrò il Führer e diventò la migliore poiché Adolf Hitler le offrì l’estetica del Nazionalsocialismo rappresentata dalla forza del Socialismo, dalla virilità dei suoi giovani e dalla Nazione, le offrì cioè quel qualcosa di nuovo che l’avrebbe fatta diventare Leni Riefenstahl.
«Questo libro è nato dallo spirito dalla SA ed è scritto per tutti gli uomini della SA. I suoi autori si sentono dunque unicamente interpreti di una mentalità e di un atteggiamento dai quali credono che un giorno verrà tratteggiato in modo decisivo il volto del futuro tedesco. Per questo non citano i propri nomi, giacché pensano di essersi limitati a dar forma con penna e matita a quel che oggi — e già da tempo — trova validità generale nei ranghi di coloro che vogliono la Germania, e nient’altro che la Germania; e che per questo sono anche pronti, se è necessario, ad andare incontro all’amara morte». (Dalla prefazione)
Le SS furono la Weltanschauulicher Stosstrupp del Nazionalsocialismo, i soldati politici di una profondamente idealistica comunità giurata di clan e famiglie armata sia spiritualmente e sia militarmente, che voleva essere l’anima e il cuore della nuova rivoluzione popolare innestata da Adolf Hitler, lo scudo infrangibile eretto a difesa della solida architrave ideologica della rigenerata comunità popolare nazionalsocialista tedesca, la cui sostanza razziale di origine nordico – aria, ricondotta ai principi del sangue e del suolo, rimandava a quanto già stabilito da un antico codice sacralizzato delle stirpi germaniche. Così facendo educarono i loro membri al riconoscimento di una nuova gerarchia dei ranghi, qualitativamente superiore. Guidati dalle significative parole di Leon Degrelle e attraverso la lettura del magnifico e delucidante saggio di Edwige Thibaut, abbiamo finalmente compreso la reale natura dell’Ordine SS e la sua pregnante concezione ideologica che potentemente emerge dal contenuto dei Leitheft, i quaderni di formazione per gli appartenenti alla comunità SS. Attraverso gli scritti delle SS emerge ancor più tutto il vasto respiro europeo del loro pensiero e il rivoluzionario progetto di unificazione continentale mediante una guerra di liberazione social-razziale guidata dalla Germania che avrebbe restituito all’Europa il suo ruolo di Civiltà e la centralità che le era stata sottratta dall’irruzione sulla scena mondiale delle pretese imperialiste degli USA e dell’URSS. Sarà quindi l’immane lotta condotta dalle Waffen-SS per la realizzazione di un Grossraum europeo, lo spazio geopolitico che avrebbe potuto salvaguardare il perdurare del patrimonio storico, culturale e razziale di un immenso Lebensraum europeo lanciato verso Est, ben oltre la catena montuosa degli Urali. Guidati dalle significative parole di Leon Degrelle e attraverso la lettura del magnifico e delucidante saggio di Edwige Thibaut, abbiamo finalmente compreso la reale natura dell’Ordin
Leon Degrelle ricorda come Hitler abbia affermato in numerose occasioni: “Dopo la guerra cambierò il nome di Berlino, affinché questa città appaia come la capitale non più dei soli tedeschi, ma di tutti”. Nelle intenzioni del Fuhrer, Berlino doveva diventare la capitale di tutti gli europei e, considerata la egemonia mondiale esercitata dall’Europa, la capitale del mondo intero. Dalle ultime conferenze militari del Fuhrer – qui inserite in un vivace, palpitante quadro storico disegnato da Adriano Romualdi -,traspare la sua illusione di muovere al contrattacco da Berlino: immaginando che pure una sola vittoria conseguita in una controffensiva tedesca avrebbe persuaso inglesi e americani ad allearsi alla Germania nazionalsocialista contro l’Unione Sovietica. Se fino all’ultimo il Fuhrer cade in un abbaglio riguardo agli angloamericani, un elemento non ingannevole ispira il realismo della sua fervida ammirazione: il valore dei difensori di Berlino. Tedeschi, francesi, spagnoli, scandinavi, olandesi, lettoni, belgi lottano sino all’estremo, nella Berlino storica e geografica, per la capitale simbolica e intemporale – la Berlino caput mundi.
Brossura 14,5 x 21,5 cm. pag. 110 + 16 pagine fuori testo con 13 immagini b/n
Eugenio Dollmann, colonnello delle SS e uomo di fiducia di Heinrich Himmler, fu un punto di riferimento della società culturale, politica e diplomatica italiana e tedesca e tramite dei loro rapporti. Nei giorni frenetici e drammatici che precedettero e seguirono la caduta del fascismo, quest’uomo fu testimone e, in qualche caso, protagonista della fine del regime. Personalità amletica, ambigua, divisa tra spregiudicatezza politica e slanci di generosità, Dollmann aveva il gusto del potere e il piacere dell’intrigo inteso come strumento per la conquista e l’esercizio del potere.
Fra le molte cose che oggi – pena l’ostracismo o peggio – non si possono e non si debbono ricordare del Nazionalsocialismo, la sua politica sociale e la schiacciante vittoria nella lotta contro la disoccupazione sono ai primi posti. Del resto come si può riconoscere – sia pur fra mille distinguo – la validità di politiche che sono in netto contrasto con quelle imperanti e “suggeriteci” dai nostri mai abbastanza glorificati “liberatori”? Nella seconda metà degli anni Trenta, l’operaio in Inghilterra e negli Stati Uniti – per non parlare dell’Unione Sovietica – versava in condizioni peggiori di quelle del suo omologo tedesco? Poco importa perché, ci spiegano, gli uni erano liberi e gli altri schiavi. Che fossero liberi di morire di fame è fuor di dubbio, ma davvero i lavoratori tedeschi erano schiavi? Il prof. Heyde, in questo lavoro, spende non poche parole per spiegare e dimostrare come questa affermazione sia una sciocchezza…
Esponente del fascismo tedesco, Joseph Goebbels era uomo della volontà. In Europa, i fascisti erano innervati dalla volontà: di mettere in forma la politica mondiale, secondo la visione della vita che per loro, gli estremisti delle “idee senza parole”, significava una incursione affermativa delle qualità in ordine dell’uomo nel disordine della modernità. E noi? Abbiamo deciso, tutti quanti, da ex-estremisti, deformati più che riformati, di giustificarci, redimerci, ripudiare la salute del branco per abbandonarci, masnadieri stremati, alla ‘salvezza’ – nei cenacoli delle parole senza idee? Noi dobbiamo non giustificarci ma osservare quella che per Goebbels era la consegna (die Aufgabe) del soldato politico: semplicemente, volere il nostro dovere.
Antologia di articoli pubblicati su La Difesa della Razza per l’anno 1941 in materia di politica razziale in base a studi italiani e tedeschi. Sommario: Il problema dei meticci in Europa; Simboli eroici della tradizione ario-romana: l’ascia; La razza di Cro-Magnon attraverso i secoli; La letteratura razziale tedesca in tempo di guerra; La razza e la filosofia della vita; Roma e il natale «solare» della tradizione nordico-aria; L’influenza della città sulla forma della testa; Considerazioni sulla criminalità degli ebrei; La classificazione delle razze umane Filosofia, etica, mistica del razzismo; Fronte unico ario; La politica della razza e il nuovo ordine europeo; Caratteri fisiognomici e identità razziale; Antropologia,Filosofia, etica, mistica del razzismo; Le razze dell’Asia meridionale e orientale; Filosofia, etica, mistica del razzismo; I caratteri del tipo giudaico; Il certificato prematrimoniale; La razza e i capi; Sangue e spirito.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 180 con alcune illustrazioni b/n
(Antologia di articoli pubblicati su La Difesa della Razza per l’anno 1939 in materia di politica razziale in base a studi italiani e tedeschi)Elenco degli articoli presenti in questa uscita: Cohn, Meyer & Salomon, ditta ariana; La razza dell’anima; Il concetto di razza in Germania e in Italia; La razza aquilina; Bibliografia essenziale sul razzismo; Razzismo e civiltà; L’organizzazione del lavoro in Germania; Razza e lavoro; Le rivendicazioni coloniali germaniche; Tacito e il problema della razza; Nord e Sud. Superamento di una opposizione; Germania e Italia; Gruppi etnici italiani e tedeschi; Italiani e tedeschi. Tipi e sottotipi etnici; Italia e Germania per l’arte della propria razza; Le basi scientifiche e filosofiche del razzismo tedesco; Autarchia. La risposta della Germania e dell’Italia all’assedio capitalistico; Eredità e libertà morale; Psicologia criminale; I giudei e le quattro Internazionali; Jacob Wassermann; Fichte e lo spirito della rivoluzione francese; La terra e la razza in Germania.
Antologia di articoli pubblicati su La Difesa della Razza per l’anno 1941 in materia di politica razziale in base a studi italiani e tedeschi. Da evidenziare la presenza di articoli di Eugen Fischer, Ludwig Ferdinand Clauss e Johann von Leers.Sommario: La realtà della razza; L’anima della razza; Della letteratura tedesca; Come è stata preparata la guerra; Origine del popolo ebraico; Germania e Inghilterra: due popoli in lotta Gli etiopi sono una razza?; I bastardi di Rehoboth; I meticci della Renania; I meticci della Polinesia; Il meticciato nell’America del Sud; Gli incroci negro-cinesi; Le pieghe delle palpebre nelle razze umane Eredità e destino; Non si può parlare ragionevolmente di razza? La propaganda razziale nel III Reich; Gli studi di patologia ereditaria in Germania Gli studi sull’ereditarietà in Germania; Il razzismo di Federico Nietzsche; La donna italiana nell’arte tedesca.
(Antologia di articoli pubblicati su La Difesa della Razza per l’anno 1942 in materia di politica razziale in base a studi italiani e tedeschi). Elenco degli articoli presenti in questa uscita (da sottolineare contributi di Evola e von Leers). Invito allo studio dei popoli Simboli della gente aria: l’aquila Razza e costituzione; Civiltà e razza; Il certificato prematrimoniale; Antroposociologia; Come i giudei hanno trascinato gli Stati Uniti in guerra; Razza e musica; Biologia e razza; Fondamenti biologici del razzismo; Razza, eredità, personalità; Razzismo nordico-ario; Razze e sottorazze; Il bolscevismo tra i due volti dell’azione giudaica; Fondamenti d’igiene razziale; Genesi scientifica del concetto di razza; Evoluzione del concetto di arianesimo; Storia delle classificazioni razziali; Indice cefalico degli ebrei; Il passaporto ancestrale; Il problema della razza e la scienza sperimentale; Conoscenza del sangue; La razza in funzione di personalità; Educazione e razzismo; Fondamenti archeologici dell’arianesimo; L’origine della specie per reattività razziale.
(Antologia di articoli pubblicati su La Difesa della Razza per l’anno 1943 in materia di politica razziale in base a studi italiani e tedeschi). Elenco degli articoli presenti in questa uscita. L’India vista da un razzista; L’emendamento spinoziano; Razzismo biologico e scientismo; L’istinto di superiorità nel sangue ariano; Il problema degli incroci a Trinidad e nel Venezuela; Conflitto di razze; Nasce la repubblica sionista; Terminologia razzista; Antropologia delle grandi città; Funzione dell’idea di razza nella costruzione degli spazi vitali; Hegel giudaizzato; Fronte unico del razzismo italiano; L’ebreo errante; Documenti d’infamia; L’invasione dei Mongoli; Barbarie britannica e nuova coscienza europea; L’Europa e la razza; Esiste una gerarchia delle razze umane? Chi li unisce? La coalizione capitanata da Giuda; Inglesi e giudei in guerra con l’Asse; Appunti sugli Etruschi; In difesa delle donne; Gli ebrei al cospetto degli ariani; Cervello e intelligenza; Psiche giudaica – Istinto ariano; L’Europa razziale; Superiorità e “inferiorità” dell’arianesimo; Antroposociologia.
Se il 1936, con l’Asse Roma-Berlino, e il 1939, con il Patto d’Acciaio, furono teatro di un deciso avvicinamento politico-militare tra l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista, è indubbiamente nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini, che entrambe le nazioni raggiunsero una perfetta intesa sul piano ideologico. Differentemente dal popolo tedesco, quello italiano, che, fino a tre anni prima – all’apertura delle ostilità con l’Etiopia – poteva ingenuamente intonare “Pupetta mora, africanina. Saprai baciare alla garibaldina”, veniva a trovarsi impreparato di fronte a una realtà pressoché sconosciuta: la purezza della razza. È a questa tangibile mancanza di conoscenza, a questa forte lacuna etico-culturale-identitaria che il regime fascista sentì la necessità pressante di porre rimedio.
L’Autore, infatti, se da una parte fornisce tutte le informazioni necessarie per avere un quadro d’insieme più che esaustivo della rivoluzione compiuta tanto nella disciplina quanto nell’assistenza del lavoro in Germania, dall’altro lo ha aggiornato alle condizioni attuali, ovvero tre anni dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Capitoli finali quali “I lavoratori stranieri nella Germania nazionalsocialista”, “Odiano la Germania sociale” e “Trecentocinquanta milioni di operai lavorano per la vittoria dell’Asse” permetteranno al Lettore di cogliere l’immutata attenzione da parte del Führerstaat, nonostante la complessità della situazione bellica, per le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici.
Darius Caasy, giornalista che si è fatto conoscere in Italia per alcuni suoi articoli sensazionali pubblicati sui quotidiani, si è dedicato particolarmente a servizi di carattere internazionale, come quella, ultima in ordine di tempo, sulla preparazione bellica russa e americana nelle regioni artiche, in previsione di un terzo conflitto mondiale. In questo volume, l’autore dimostra come nella Seconda Guerra Mondiale, le nazioni in lotta abbiano tutte teso allo stesso scopo: imporre una egemonia politico-economica. Altre sue teorie sono molto più teoriche. Lasciamo ai lettori il giudizio critico.
Su una lingua di roccia calcarea che spicca alta sulla tranquilla valle dell’Alme, a circa 14 km a sud di Paderborn, si erge la mitica Fortezza di Wewelsburg, immersa nella trama delle leggende di cui è protagonista. Quando l’allora Comandante delle SS del Reich, il Reichsführer-SS Heinrich Himmler, visitò per la prima volta la Fortezza – il 3 novembre 1933 – rimase subito affascinato sia dall’imponente costruzione a tre torri sia dalla singolare pianta triangolare, tanto da esprimere già la sera stessa il desiderio di volerla acquistare per le sue SS. L’opinione pubblica seppe ben poco sui progetti e sulle intenzioni di Himmler, e poco seppe anche delle riunioni tra i più alti Führer delle SS nella Fortezza di Wewelsburg, il cui fulcro era la possente torre Nord con la sottostante sala centrale, che ancor oggi il popolo chiama “Walhalla”. Questo sepolcro, sul cui significato nei culti e riti delle SS non si è mai smesso di fare congetture, è rimasto illeso, esattamente come si è salvata la sovrastante “Obergruppenführersaal”. Entrambe, con tutti i loro ornamenti ben conservati e gli originali fregi, costituiscono un notevole richiamo per molte migliaia di visitatori.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 294 con numerose foto b/n
Pubblicata per la prima volta nel febbraio del 1937, è un’inchiesta attenta e serena sulla vita della Germania nazionalsocialista. Il libro si snoda per 21 capitoli che passano in rassegna i temi maggiormente qualificanti per avere una visione d’insieme della nuova Germania: dall’educazione militare della gioventù alla costruzione delle autostrade, dall’organizzazione delle classi lavoratrici alla formazione delle nuove correnti artistiche e letterarie, dalla produzione delle grandi industrie alla lotta politica, precisando molti fatti e correggendo molte falsità. prefazione di Maurizio Rossi.
“Queste fotografie, scattate da un dirigente della Hitlerjugend, che è al tempo stesso un insegnante, nel corso di due anni della sua attività, vogliono testimoniare quanto il Führer, nonostante la guerra in corso, ha dato ai figli dei suoi soldati, operai e ad altri membri del suo popolo. Ogni ragazzo, ogni genitore, ogni insegnante, ogni osservatore, potrà rendersi conto come solo la Volksgemeinschaft nazionalsocialista abbia avuto la capacità di portare a compimento un lavoro di questo genere. Nel contempo, tutti dovrebbero sapere che, fino a quando parleranno le armi, la gioventù tedesca troverà nel Reich protezione e cura, in modo da attraversare questi tempi duri per divenire garante di un futuro felice per il nostro popolo….”
Brossura, 17 x 24 cm. pag. 146 completamente illustrato con foto b/n. In allegato Dvd
“Lo trovai a pagina 168. Stavo sfogliando da un pezzo il libro davanti a me ed ero sorpreso da quanto ci volesse per scoprire una traccia di lui, una qualsiasi. Ora l’avevo trovata. La foto al centro di pagina 168 della storia ufficiale del 1932 del Reggimento “List” lo mostrava nel suo lungo cappotto grigio, un elmo chiodato sulla testa e un fucile appeso alla spalla destra. Se non fosse stato per la didascalia, non l’avrei riconosciuto. L’immagine era di qualità così scadente che tutto ciò che riuscivo a distinguere del suo viso erano i baffi. Ma la didascalia mi disse chi era: volontario di guerra Adolf Hitler, portaordini del reggimento, maggio 1915″. Quest’immagine sfocata assumerà sempre più nitidezza nel corso dello studio di Thomas Weber, il primo a trattare con completezza la partecipazione di Adolf Hitler alla Grande Guerra. Scelta vincente dell’autore è partire proprio prendendo in esame il reggimento List, di cui Hitler fece parte per tutto il conflitto. “La Grande Guerra di Hitler” dipana la sua esperienza bellica e quella degli uomini del reggimento, raccontando la loro storia nel momento in cui il mondo degli imperi del XIX secolo moriva e nasceva la moderna epoca di distruzione, guerra totale. La prima parte del libro descrive l’impatto che ebbero su di essi gli anni del conflitto, seguendoli da quando lo scoppio della guerra li sradicò dalle loro comunità bavaresi per trascinarli nelle trincee fangose delle Fiandre e della Francia settentrionale, fino alla sconfitta e al caotico ritorno in patria nel 1918. La seconda parte mostra il ruolo dell’esperienza bellica di Hitler e quello degli uomini del reggimento nell’ascesa al potere del nazionalsocialismo, nell’impero hitleriano e nella Germania occupata dagli americani.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 512 + 16 pagine fuori testo con foto b/n
“Non vogliamo andare in alcun paradiso che non sia la Germania, non abbiamo bisogno di alcun salvatore che non sia tedesco! Ciò di cui abbiamo bisogno è la consapevolezza del nostro cuore, della nostra natura, e la difesa della nostra coscienza tedesca, affinché i principi di dovere e di onore crescano di pari passo sempre più forti”. “Stringi i pugni, bambino mio? Giusto così! La mano che si apre fa scivolar via la spada. La mano aperta, bambino mio, non vale molto in tempi burrascosi. Spada e redini scivolano via dalla mano aperta. Perciò stringi i pugni, bambino mio!”. Kurt Eggers
All’uscita del libro “The Times” aveva scritto: “Il lettore è immediatamente affascinato dalla descrizione della guerra 1939-45 fatta attraverso gli occhi di Hitler, come da dietro la sua scrivania”. Con semplice chiarezza Irving ci presenta Hitler come lo vedevano quanti gli erano vicini: generali e autisti, gerarchi del partito e stenografi, diplomatici e segretarie. Per fare questo l’Autore ha vagliato attentamente tutte le fonti di cui si è avvalso, fino a far sottoporre a esame chimico alcuni testi, scoprendo che molte fonti a cui avevano attinto altri “storici” si rivelavano delle falsità ordite, per i motivi più disparati, a scapito della verità, perchè quando si trattava di scrivere di Hitler nessuna menzogna era esagerata18 x 25 cm. e nessuna leggenda troppo assurda. Fra gli altri l’Autore ha usato i diari di Fedor von Bock, Erhard Milch, Erich von Manstein, Wilhelm Leeb, Erwin Lahousen, Eduard Wagner, Theo Morelli, oppure la documentazione messa a disposizione da Christa Schroeder, una delle segretarie private di Hitler, gli appunti di Hermann Goering e le carte private di Walter Darré, i diari del feldmaresciallo von Richthofen…
Rilegato, 18 x 25 cm. pag. 1000 + 64 pagine fuori testo con circa 104 foto b/n e 28 cartine
Sono stati scritti migliaia di libri – riflessioni teologico-religiose, indagini storiche, interrogazioni filosofiche, analisi psicopatologiche eppure, per molti aspetti, l’enigma del nazionalsocialismo resiste alla gran parte degli sguardi che su di esso vengono gettati. Il libro di Chapoutot tenta di risolvere tale enigma rendendo visibile qualcosa che fino a oggi era stato solo sfiorato, come se si trattasse di qualcosa di secondario e accessorio. Lo fa analizzando la formazione, i fondamenti e i modi di funzionamento del “discorso” nazionalsocialista. L’autore esamina una messe impressionante di libri, articoli, documenti, anche iconografici e filmici, prodotti nell’arco di circa mezzo secolo in Germania da filosofi, giuristi, medici, antropologi, biologi, storici, etnologi, studiosi delle razze, chimici, e persino botanici o zoologi, cosí come registi o giornalisti. L’analisi mostra come in essa tutto converga verso un focus fondamentale: la “legge del sangue”. Analisi molto interessante, peccato per i preconcetti di base….
La legislazione razziale del Terzo Reich fu un fenomeno estremamente articolato e variegato del quale, le leggi antiebraiche (quelle di Norimbera su tutte) non rappresentarono che un passaggio, dell’ambizioso piano di creare un Reich razzialmente puro. Questo assioma, nell’ottica nazionalsocialista voleva dire che la popolazione tedesca sarebbe stata anche libera, per quanto possibile, da tare ereditarie, psichiche e fisiche e, nella sua parte migliore, indossolubilmente legata alla terra, come auspicato da Walter Darrè.
Il libro raccoglie una serie di biografie di scrittori immaginari, ma presentati come fossero reali, al punto che – al termine del volume – figura una bibliografia in cui si rende conto degli estremi di tutte le opere attribuibili ai personaggi presentati. Si presenta quindi al lettore un ininterrotto susseguirsi di aristocratiche poetesse in viaggio attraverso la Germania hitleriana, di saggisti antisemiti che trascorrono la loro esistenza tra un manicomio e l’altro, di romanzieri intenti a compilare vibranti apologie del franchismo e via dicendo: il tutto raccontato con un tono impersonale.
Nella seconda metà della Repubblica di Weimar, l’azione politica dello Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori ebbe tra le sue priorità fondamentali la “lotta per la conquista delle strade” e la “lotta per Berlino”, per la capitale del Reich. È a queste due priorità che Joseph Goebbels, Gauleiter di Berlino dal novembre del 1926, dedicò nel 1932 un libro, dandogli il significativo nome di Kampf um Berlin. Der Anfang (La battaglia per Berlino. L’inizio). Tale libro – che descrive il primo anno da Gauleiter di Goebbels e che Thule Italia propone, così come nella versione originale, con un ricco contributo iconografico, fatto di foto d’epoca, manifesti dei vari raduni e vignette e disegni propagandistici (in primis quelli di Mjölnir) – contiene sia le motivazioni del perché fosse tanto importante per lo NSDAP il riuscire ad avere il dominio delle strade nella capitale, in quella roccaforte del Movimento operaio che era allora Berlino; sia un’accurata descrizione degli obiettivi e delle procedure organizzative delle manifestazioni nazionalsocialiste in questo suo primo anno di gestione del Gau. Non possono ovviamente mancare pagine interessanti sul Congresso di Norimberga del 1927, e passaggi fondamentali sulla SA – su quell’“ignoto uomo della SA” che rappresentava il vero nerbo del Movimento e il grande protagonista del Kampfzeit, il “periodo della lotta” – e sulla Vecchia Guardia del Partito, cui peraltro il libro è dedicato.
L’anno compreso tra la Giornata commemorativa degli eroi del 1941 e quella del 1942, come riassunto nei discorsi del Führer di questo volume, è segnato soprattutto da due eventi storicamente di portata mondiale. Uno è la contrapposizione tra un blocco europeo posto sotto la guida del Reich e le potenze bolsceviche; l’altro è che, con l’intervento del Giappone nell’Asia orientale e con l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America, il conflitto, finora essenzialmente europeo, si è letteralmente esteso a guerra mondiale.
“Ex oriente lux” – “dall’oriente la luce”: quanto risponde al vero questo “dogma”? La civiltà e il progresso sono davvero giunti da oriente? Oppure tale civiltà e progresso non sono piuttosto dovuti a quelle antichissime popolazioni la cui patria originaria era a nord, e che poi si diffusero con vari flussi migratori sia in Europa sia in varie parti dell’Asia? È partendo da questi interrogativi che Kurt Pastenaci scrive il suo “La luce del Nord”, pubblicato nel 1935 dalla Nordland Verlag e il saggio “Le fondamenta nordiche dell’Europa”, apparso nel medesimo anno sulla rivista “Der Schulungsbrief” – e che qui proponiamo riuniti in un unico libro. Basandosi su vari reperti archeologici e sui risultati della ricerca preistorica e protostorica, Pastenaci ripercorre i passi compiuti dai popoli nordici dall’età della pietra fino ai primi secoli dopo Cristo. E, da questa sua cavalcata attraverso i millenni, ecco emergere in quadro del tutto differente dalla tesi che ipotizza che la civiltà sia arrivata in Europa da est (o da sud).
Weisthor, alias Karl-Maria Wiligut, fu una delle personalità di guida dell’ala esoterica del nazionalsocialismo, l’uomo che inventò Wewelsburg e si propose di farne il centro spirituale delle SS, l’uomo che inventò l’anello runico e tenne a battesimo l’ufficio delle SS della Ahnenerbe, e dopo la guerra finì in modo misterioso in una sorta di ottenebrazione dello spirito. Questo libro per la prima volta pubblica un’ampia bibliografia, comprendente anche la sua storia clinica; fornisce le fonti disponibili su Weisthor, ne documente i più importanti lavori mitologici – molti dei Detti di Halgarita finora sconosciuti, un facsimile dei lavori tratti dai rari quaderni di Hagal” -; rende accessibile una documentazione sui suoi eredi ancora viventi, tra i quali i sostenitori dell'”Energia Libera”; e infine presenta serie indagini sulla religione di Himmler condotte sulle sue carte personali, su Wewelsburg e sul simbolismo del sole nero.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 463 con circa 16 illustrazioni b/n
A più riprese nei nostri lavori abbiamo documentato la deriva filogiu- daica della Chiesa conciliare, la quale, afflitta da inopinati sensi di col-pa indotti ed in preda ad un masochistico cupio dissolvi, per compiace-re i “fratelli maggiori” ha completamente rinnegato la tradizionale teologia cattolica dell’ebraismo. Ciò che ieri era empio, malvagio e an-ticristiano oggi è pio, buono e conforme alla morale. L’esempio più lampante al riguardo è costituito dall’atteggiamento verso il Talmud, un tempo condannato come un testo pieno di odio, blasfemie ed empie-tà contro il genere umano in generale e contro Cristo e i cristiani in particolare, ed oggi esaltato come uno dei testi fondativi della nostra civiltà…
Gian Pio Mattogno
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