Le pagine strappate della storia. L’occupazione jugoslava di Trieste e Gorizia e il terrore comunista sul confine orientale

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Fausto Biloslavo

«La storia è spesso monca di pagine scabrose per motivi politicamente corretti, che a lungo andare si rivelano un mero tabù. Scheletri negli armadi da tenere sotto chiave. Per questo è doveroso rimettere al loro posto le pagine strappate della tragedia delle foibe e del dramma dell’esodo». Con queste parole Fausto Biloslavo introduce un’opera costituita da pagine – alcune inedite, altre da riscoprire – scritte a più mani sulle violenze comuniste titine lungo il Confine Orientale, in particolare nelle città di Trieste e Gorizia: il libro approfondisce le occupazioni jugoslave – per non annegare nell’oblio i giorni di terrore delle due città italiane – ma anche ciò che accadde nelle famigerate Goli Otok e Borovnica, e il ruolo dell’OZNA – la terribile polizia segreta di Tito – in questa storia insanguinata. Le pagine strappate della Storia affronta un altro tabù non ancora superato: mascherare la realtà dei fatti omettendo di chiamare i crimini e i criminali con il loro nome, secondo la liturgia del politicamente corretto.

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Fausto Biloslavo

«La storia è spesso monca di pagine scabrose per motivi politicamente corretti, che a lungo andare si rivelano un mero tabù. Scheletri negli armadi da tenere sotto chiave. Per questo è doveroso rimettere al loro posto le pagine strappate della tragedia delle foibe e del dramma dell’esodo». Con queste parole Fausto Biloslavo introduce un’opera costituita da pagine – alcune inedite, altre da riscoprire – scritte a più mani sulle violenze comuniste titine lungo il Confine Orientale, in particolare nelle città di Trieste e Gorizia: il libro approfondisce le occupazioni jugoslave – per non annegare nell’oblio i giorni di terrore delle due città italiane – ma anche ciò che accadde nelle famigerate Goli Otok e Borovnica, e il ruolo dell’OZNA – la terribile polizia segreta di Tito – in questa storia insanguinata. Le pagine strappate della Storia affronta un altro tabù non ancora superato: mascherare la realtà dei fatti omettendo di chiamare i crimini e i criminali con il loro nome, secondo la liturgia del politicamente corretto.

Brossura, 13 x 20 cm. pag. 220

Stampato nel 2026 da Signs Publishing

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