Secondo volume della collana Alpha dedicata alla conoscenza di base di simboli, miti e storia, Vom Hakenkreuz rappresenta uno studio snello ed essenziale riguardante questo simbolo fondamentale. Rispetto alla prima edizione – uscita nel 1921 – quella qui proposta in italiano, pubblicata nel 1934 a Lipsia, risente dell’ascesa al potere del Nazionalsocialismo anche nella parte destinata all’analisi sull’origine del simbolo, scostandosi dalla neutralità dello studio “Svastica”.
Brossura, 15 x 21 cm. pag. 118 con circa 30 foto b/n e 400 disegni
Dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale, nasce in Germania una repubblica democratico-parlamentare fondata sull’accordo fra socialdemocratici, cattolici e liberaldemocratici. Deve affrontare problemi cruciali, come quello delle riparazioni imposte dai vincitori, riportare il paese al rango delle grandi potenze, controllare i radicalismi di destra e di sinistra, costruire un consenso verso istituzioni democratiche, ancora prive di tradizione. Questi anni non sono soltanto l’anticamera dell’avvento di Hitler, ma una fase di grande rigoglio culturale, di sperimentazioni della modernità sul piano sociale ed economico. Il volume prende in esame le vicende della prima democrazia in Germania nel contesto del lungo periodo della storia tedesca e sullo sfondo di un’Europa scossa dalle convulsioni del dopoguerra: crisi economiche, rivoluzioni e controrivoluzioni.
Il titolo “Weltanschauung ariana” non è del tutto appropriato. “Indoariana” sarebbe stato un termine più esatto o, tutt’al più, “ariana antica”. Ma l’autore, utilizzando una parola insolita e particolarmente erudita, ha temuto di scoraggiare proprio quei lettori di cui desiderava attirare l’interesse. Pertanto, è proprio qui opportuno sottolineare che in questo libretto il termine “ariano” non è utilizzato nel senso molto contestato e peraltro difficile da circoscrivere di una problematica razza primordiale, bensì sensu proprio, ossia per caratterizzare il popolo che, molti millenni fa, discese dall’altopiano dell’Asia Centrale fin nelle valli dell’Indo e del Gange e che rimase puro, obbedendo a rigide leggi di casta per un lungo periodo, per non mescolarsi con delle razze straniere. Questo popolo chiamava se stesso il popolo degli Ariani, vale a dire dei nobili o dei signori». «Come ho altrove sottolineato: non importa se siamo o meno “Ariani”, bensì se possiamo diventare “Ariani
In queste pagine l’autore ripercorre sinteticamente la formazione della nozione di Weltanschauung, la storia di una parola “demoniaca” che, coniata dalla cultura tedesca nella seconda metà del XVIII secolo, servì da parola d’ordine delle rivoluzioni nazionali e sociali del XX secolo, riassuntiva dell’essenza militare-miliziana delle sodalità che le animavano. Per l’autore, sulla Weltanschauung, che viene vissuta e non discussa, si impernia una antropologia antiumanistica, controindfividualistica, adialettica, a-razionale-istintiva. Da Kant a Hitler, Fichte, Schelling, Nietsche, la Weltanschauung assume il significato di una prospettiva radicale che prescrive alla ragione di stare al proprio posto, quello giusto, di ancella.
L’organizzazione Werewolf fu costituita come “Untenehem Werewolf” per essere responsabile della guerriglia dietro alle linee degli Alleati. Questo libro descrive come una squadra di cinque persone, uomini e donne, reclutati e addestrati dal generale della Polizia SS Gutenberger, fu scelta per l'”Operazione Carnival”, che consisteva nell’assassinare Franz Oppenoff, il nuovo sindaco di Aachen, il primo sindaco tedesco sotto l’occupazione americana e considerato un traditore. Il libro ricrea nitidamente l’atmosfera in entrambe le parti degli ultimi giorni della guerra.
Brossura, 14 x 21,5 cm. pag. 208 con 2 cartine + 8 pagine fuori testo con 17 di foto b/n
I Winke für Jagdeinheiten, sono stati redatti da alcuni dei capi più competenti delle unità tedesche di antiguerriglia, di quelle Ban – denkampfverband, impegnate principalmente in Russia, dove riscossero, a dispetto delle circostanze, non pochi successi. Il manuale, nato dunque a contrario, ma frutto di una pluriennale esperienza, fu stampato tra la fine del 1944 e il gennaio 1945.
Brossura, 14 x 21 cm. pag. 102 con alcune illustrazioni e foto b/n
Il primissimo contatto che la Wehrmacht ebbe con la guerriglia fu a causa dei Francs-Tireurs et Partisans (FTP) – subito dopo la firma del secondo armistizio di Compiègne del 22 giugno 1940 – e, successivamente, con intensità differente a seconda della mentalità delle popolazioni, nei Paesi che uno dopo l’altro caddero con l’avanzare delle truppe tedesche. Ma fu con la campagna di Russia che la guerra partigiana raggiunse la massima intensità e il termine guerriglia entrò quindi nel lessico non solo delle forze armate ma anche dell’opinione pubblica tutta. Tale guerriglia rappresentò per alcuni anni un lungo e doloroso processo di apprendimento, finché si giunse a un capovolgimento dei ruoli. Così, già a metà del 1944, ebbero inizio i preparativi per la costituzione dei Werwölfe. Il risultato degli sforzi di controbattere a una guerra che diveniva sempre meno convenzionale fu la pubblicazione, nel gennaio 1945, di un manuale intitolato Werwolf – Winke für Jagdeinheiten. Un libro scritto evidentemente da esperti militari che lascia poco spazio all’ideologia, soffermandosi invero su ciò che era necessario: istruire delle efficienti unità di guerriglia.
Tutto quanto il territorio culturale europeo è disseminato di castelli, di cittadelle, di piazzeforti, di fortezze, come altrettanti segni di un determinato stato d’animo. Nelle leggende, i castelli sono i centri di un percorso iniziatico, di una battaglia metafisica. Nella vita, sono delle affermazioni di cultura, di potere, dei luoghi di difesa. In entrambi i casi, essi caratterizzano un particolare genere di uomini: un’aristocrazia guerriera, esigente, che ama mettersi alla prova nelle grandi o nelle piccole guerre sante. Quando visitò Wewelsburg per la prima volta nel 1933, Heinrich Himmler, capo della SS, fece un sogno singolare: unire queste due visioni in ciò che sarebbe diventato la mecca del suo futuro Ordine militare europeo. Da allora, e per quasi dieci anni, il castello fu restaurato, ripensato, trasformato. Sarà al contempo un luogo di ritiro, di comando, di ricerca culturale e un centro di riflessione identitaria. Si affermerà quale microcosmo di una prodigiosa proiezione metapolitica permeata di maestosità, di mistero e di tremenda ombra.
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