Il primissimo contatto che la Wehrmacht ebbe con la guerriglia fu a causa dei Francs-Tireurs et Partisans (FTP) – subito dopo la firma del secondo armistizio di Compiègne del 22 giugno 1940 – e, successivamente, con intensità differente a seconda della mentalità delle popolazioni, nei Paesi che uno dopo l’altro caddero con l’avanzare delle truppe tedesche. Ma fu con la campagna di Russia che la guerra partigiana raggiunse la massima intensità e il termine guerriglia entrò quindi nel lessico non solo delle forze armate ma anche dell’opinione pubblica tutta. Tale guerriglia rappresentò per alcuni anni un lungo e doloroso processo di apprendimento, finché si giunse a un capovolgimento dei ruoli. Così, già a metà del 1944, ebbero inizio i preparativi per la costituzione dei Werwölfe. Il risultato degli sforzi di controbattere a una guerra che diveniva sempre meno convenzionale fu la pubblicazione, nel gennaio 1945, di un manuale intitolato Werwolf – Winke für Jagdeinheiten. Un libro scritto evidentemente da esperti militari che lascia poco spazio all’ideologia, soffermandosi invero su ciò che era necessario: istruire delle efficienti unità di guerriglia.
Tutto quanto il territorio culturale europeo è disseminato di castelli, di cittadelle, di piazzeforti, di fortezze, come altrettanti segni di un determinato stato d’animo. Nelle leggende, i castelli sono i centri di un percorso iniziatico, di una battaglia metafisica. Nella vita, sono delle affermazioni di cultura, di potere, dei luoghi di difesa. In entrambi i casi, essi caratterizzano un particolare genere di uomini: un’aristocrazia guerriera, esigente, che ama mettersi alla prova nelle grandi o nelle piccole guerre sante. Quando visitò Wewelsburg per la prima volta nel 1933, Heinrich Himmler, capo della SS, fece un sogno singolare: unire queste due visioni in ciò che sarebbe diventato la mecca del suo futuro Ordine militare europeo. Da allora, e per quasi dieci anni, il castello fu restaurato, ripensato, trasformato. Sarà al contempo un luogo di ritiro, di comando, di ricerca culturale e un centro di riflessione identitaria. Si affermerà quale microcosmo di una prodigiosa proiezione metapolitica permeata di maestosità, di mistero e di tremenda ombra.
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