Pierre Drieu La Rochelle

Pensiero Politico

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    Pierre Drieu La Rochelle

    15.00

    Pol Vandromme

    La biografia di un autore maledetto, che qualcuno ha definito il «fratello europeo di Francis Scott Fitzgerald». Uno scrittore tormentato che, invece di volgersi a una ricerca interiore, si è gettato nell’agone politico che, nel 1945, si concluse con il suicidio

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    Psicologia delle folle

    10.00

    Gustave Le Bon

    «I veri sconvolgimenti storici non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità o violenza. I soli cambiamenti importanti ‘ quelli che consentono il rinnovarsi delle civiltà ‘ avvengono nelle opinioni, nei concetti e nelle credenze… Mentre le antiche credenze barcollano e spariscono, e le vetuste colonne della società si schiantano a una a una, la potenza delle folle è la sola che non subisca minacce e che veda crescere di continuo il suo prestigio. L’età che inizia sarà veramente l’era delle folle… La conoscenza della psicologia delle folle costituisce la grande risorsa dell’uomo di Stato che voglia non dico governarle (cosa divenuta ormai ben difficile), ma almeno non essere da esse interamente governato.» Pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1895, Psicologia delle folle seppe cogliere i primi segnali dell’entrata in scena di un nuovo attore sociale: la folla, soggetto e oggetto di un nuovo operare politico.

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    Putin contro Putin

    22.00

    Questo libro contiene riflessioni sulla Russia, il suo governo, la sua politica e i suoi problemi […]. È un ininterrotto, benché emotivo, flusso di riflessioni, valutazioni filosofiche e note disparate, tenute insieme da una preoccupazione decisa e accorata per il destino della Madrepatria, della Grande Russia, e del nostro incredibile e misterioso popolo, per il quale provo uno sconfinato amore e una infinita preoccupazione dal profondo del mio cuore. […] Ciò che veramente conta è questo confronto tra il conflitto terrestre e la luce abbagliante delle idee astratte

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 382

    Stampato nel 2018 da Aga Editore

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    Quale progresso? Come lasciarsi alle spalle un’ideologia

    16.00

    Lord Northbourne

    Convinta dell’essenziale bontà del progresso, gran parte dell’umanità è decisamente coinvolta nel proteiforme culto del cambiamento. In effetti i presupposti che sono alla base dell’ideologia progressista non sono mai stati messi seriamente in discussione, né minimamente divulgati. Nel presente saggio l’autore pone la questione da vari punti di vista. La penetrante chiarezza e freschezza delle immagini presentate al lettore non potranno che contribuire a una migliore e provvidenziale comprensione dell’illusoria fede nel progresso, sia nelle sue origini che nelle sue tendenze contemporanee.

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    Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice tedesca

    30.00

    Durante la Repubblica di Weimar, centinaia di pensatori, teorici e personalità politiche fecero parte di quel vasto movimento di pensiero e azione, diviso in molteplici correnti e tendenza, definito, dopo il 1945, Rivoluzione Conservatrice e che raccoglieva gli avversari del Trattato mdi Versailles. La Rivoluzione Conservatrice ha anticipato molti temi che oggi sono all’ordine del giorno, in particolare la critica frontale all’economia pervasiva che, con l’ossessione del denaro e della produzione, vorrebbe trasformare il mondo con un livellamento egualitario, disfarsi dei legami organici e delle strutture differenziate e cedere progressivamente spazio all’utilitarismo e all’egoismo individuale, all’urbanizzazione selvaggia, alla deruralizzazione, all’anonimato di massa. Alain de Benoist qui presenta quattro figure emblematiche di questa Rivoluzione: Werner Sombart, Arthur Moeller van den Bruck, Ernst Niekisch, Oswald Spengler.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 415

    Stampato nel 2016 da controcorrente

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    Quel braccio alzato. Storia del saluto romano

    20.00

    Massimo Arcangeli

    La storia del saluto romano è, in realtà, la storia di un saluto che romano non è. Le sue origini risalgono alla rinascita della tradizione greco-latina in epoca neoclassica, di cui il dipinto di Jacques-Louis David, dove tre Orazi romani giurano con determinazione mostrando il loro braccio destro teso, è l’esempio più celebre. Secoli dopo, in un impeto antiborghese, Mussolini ordina di abbandonare la tradizionale stretta di mano a favore del saluto a braccio teso. Un gesto che da quel momento attraversa le piazze e scuote le folle, non solo italiane. Massimo Arcangeli ricostruisce la storia del saluto fascista analizzando la simbologia e la politica linguistico-culturale del Ventennio, comparando le con quelle della dittatura nazista. Una storia che, tra aquile, parate e camicie nere, non è mai stata dimenticata dai militanti di estrema destra oggi al potere, tornati a rialzare prepotentemente la testa, e il braccio.

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    Razza e stile

    Il prezzo originale era: €20.00.Il prezzo attuale è: €14.00.

    H.F.K.Gunther

    Il punto di partenza delle osservazioni che seguono sarà la considerazione della forma: la rappresentazione di alcune opere d’arte o di alcuni artisti, oppure di certi indirizzi artistici. La considerazione della forma artistica, e poi della forma religiosa, farà continuamente da fondamento a questa ricerca. La divisione della critica artistica in due parti, la forma e il contenuto, è un modo di avvicinarsi alle cose che, di per sé, non è obbligatorio, ma che ormai ha coinvolto tutta la scienza filosofica dell’arte (l’estetica). E questo è successo in conseguenza di un fatto che non pochi studiosi d’arte di indole germanica (soprattutto Benz) hanno considerato una sciagura per lo sviluppo artistico presente e futuro delle popolazioni a Nord delle Alpi: l’adozione dello stile rinascimentale. Questa adozione di uno stile allogeno, da parte di artisti la cui natura, nell’assenza di questo influsso si sarebbe dovuta sviluppare in tutt’altra direzione, avrebbe avuto come conseguenza il declino e la scomparsa del gotico, che era uno stile che, per alcuni secoli, fu l’espressione della volontà artistica dei popoli a Nord delle Alpi.

    Brossura, 14 x 21 cm. pag.

    stampato nel 2018 da Effepi

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    Realtà razziali in Europa

    25.00

    Lothrop Stoddard

    Correva l’anno 1924 quando Lothrop Stoddard – laurea all’Università di Harvard e Ph.D in Storia – nel suo “Racial Realities in Europe” aveva già previsto tutto: dalla nascita di una nuova Germania nel 1933 all’annessione dell’Austria nel 1938, dalla decadenza di Spagna e Portogallo alle guerre iugoslave del 1991, dal crescente abisso tra il Nord e il Sud Italia alle rivolte degli immigrati di seconda generazione. Come ha potuto un uomo, al di là dell’Oceano Atlantico, prefigurare eventi che sarebbero avvenuti solamente molti anni dopo? La risposta, già racchiusa nel titolo stesso del libro, si dipana tra dense pagine che ripercorrono con agilità la storia europea. Una risposta che, oggi, sicuramente suonerà sgradevole alla maggioranza, ma che, tra fine ‘800 e prima metà del ‘900, andava a spiegare scientificamente molti, troppi interrogativi tanto in America quanto altrove.

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    Revolution

    17.00

    Che cosa serve per fare la rivoluzione? Ripulire il passato dai falsi miti, conoscere e analizzare il presente, slanciarsi verso il futuro. Ecco cosa si trova all’interno di Revolution, un testo che affronta tutti questi passaggi, fornendo i migliori strumenti per comprendere la realtà che ci circonda e poter ribattere a chiunque sia vittima di una narrazione a senso unico. Da una puntuale analisi dei primi decenni del Novecento, alla fotografia attualizzante dell’oggi con i suoi problemi da affrontare e risolvere, per giungere, infine, a una completa strategia d’azione per preparare la rivoluzione di domani

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    Romanticismo politico

    23.00

    Carl Schmitt

    Pubblicato a Monaco nel 1919, «Romanticismo politico» è uno dei libri più rilevanti e controversi di Carl Schmitt. Nel confrontarsi con il romanticismo, la corrente di pensiero e di letteratura che è ancora oggi parte costitutiva dell’autocoscienza della Germania, il giurista tedesco legge il fenomeno culturale alla luce delle categorie combinate di mediazione e immediatezza, di soggetto e oggetto, di esperienza vissuta e forma, realizzando un incrocio azzardato e affascinante fra letteratura, filosofia e politica. È l’opera di un autore poco più che trentenne, che si dimostra tuttavia già studioso maturo, capace di sviluppare e concludere un rapporto antagonistico col proprio tempo.

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    Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche e delle altre istituzioni umane

    14.00

    Celebre testo teorico del legittimismo antigiacobino dell’inizio del XIX secolo, il Saggio costituisce un classico del pensiero politico contemporaneo da tempo introvabile in traduzione italiana. Scritto nel complice esilio russo nel 1809, dal massimo pensatore controrivoluzionario della Francia dell’epoca, il Saggio di contro alle teorizzazioni di Voltaire e Diderot riconduce il fondamento di ogni costruzione politica non all’arbitrio di un monarca né al consenso di una massa, ma al fondamento religioso che nella tradizione del realismo cattolico trova la sua massima espressione teorica. ” Ecco dunque cone i due generi di dimostrazioni si uniscono per colpire agli occhi meno perspicaci: da un lato, il principio religioso presiede a tutte le costruzioni politiche; dall’altro, tutto scompare non appena si ritira”. Nel tempo dei fondamentalismi e del “ritorno del sacro”, un testo che presenta aspetti talvolta profetici.

    Brossura 15 x 21 cm. pag. 86

    Stampato nel 2012 da Il Cerchio

    Condizioni del libro: nuovo

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    Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane

    28.00

    Per l’autore il fattore degenerativo dominante del mondo occidentale è la confusione delle razze; ciascuna di loro differisce dalle altre non tanto per fisionomie quanto per strutture e dinamiche psichiche, le quali esercitano diretta influenza sulle forme politiche.

    Brossura, 14,5 x 21,5 cm. pag. 306

    Stampato nel 2016 da Ar

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    Salazar

    22.00

    Jacques Ploncard d’Assac

    Frettolosamente accumunato ai dittatori vissuti tra le due guerre, Antonio de Oliveira Salazar è stato, in realtà, un filosofo che ha governato il Portogallo per 35 anni tenendolo fuori dalla Seconda guerra mondiale. Una biografia documentatissima, su un personaggio che, ancora oggi, risulta il cittadino portoghese più popolare.

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    Santa giusta umanitaria – La guerra nella civiltà occidentale

    13.00

    Plurimillenaria, spesso appassionata, talora sofferta ma sempre rigorosa, è la riflessione sulla guerra: poderosi (e ponderosi) sistemi speculativi sono stati innalzati per giustificare sotto il profilo giuridico e politico il ricorso alle armi. Ai nostri giorni i tentativi di afferrare concettualmente il fenomeno bellico e inserirlo in schemi politico-giuridici si sono moltiplicati e amplificati. Il terrorismo internazionale si diffonde come un virus geneticamente mutato: siamo di fronte all’epidemia di un male che non sembra riconducibile alla – pur tragicamente variegata – esperienza delle guerre. Ma la follia omicida prosegue la sua corsa e il suo corso lungo il medesimo solco antropologico scavato da interrogativi e questioni antiche. Dunque, per acquisirne consapevolezza sarà più che opportuno, necessario, rintracciare e ritracciare almeno alcuni dei principali tratti, snodi, tornanti di un itinerario che, nel bene e nel male (o tra Bene e Male), ha dato forma alla nostra civiltà.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 170

    Stampato nel 2015 da Salerno Editore

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    Schmitt

    16.00

    “La guerra di Stati non è né giusta né ingiusta: è un affare di Stato, e in quanto tale non le occorre esser giusta. Ordo hoc non includit. Lo Stato ha il proprio ordine in se stesso, non fuori di sé. Al diritto internazionale fondato sugli Stati inerisce pertanto necessariamente un concetto di guerra non discriminatorio, che non distingue, nel diritto internazionale, un giusto e un ingiusto.” (Carl Schmitt)

    Brossura 13 x 21 cm. pag. 182

    Stampato nel 2012 da Carocci

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    Sconfitta mondiale – Capitalismo e marxismo verso la globalizzazione

    45.00

    E’ senz’altro un libro scomodo e controcorrente. La prima edizione in lingua spagnola è del 1953, da allora ha avuto oltre cinquanta edizioni. Si tratta di una analisi delle ragioni e delle origini, spesso occulte, della Seconda Guerra Mondiale realizzata analizzando fonti soprattutto inglesi e americane. L’autore va anche oltre evidenziando le conseguenze attuali della guerra che ha coinvolto l’intero mondo. I tentativi di Hitler di ottenere una pace, prima e durante il conflitto, con l’Inghilterra sono al centro della narrazione come lo è peraltro l’impressionante mole di notizie sullo scontro titanico tra Terzo Reich e Bolscevismo russo.

    Brossura, 17 x 24 cm. pag. 582 + 32 pagine fuori testo con foto b/n

    Stampato nel 2016 da Settimo Sigillo

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    Scritti sulla guerra (1745-1748)

    12.00

    Il volume raccoglie gli scritti di David Hume sulla guerra: “L’insurrezione giacobita del 1745 e la difesa del prevosto di Edimburgo”, “L’incursione britannica del 1746 sulla costa francese” e “La spedizione del 1748 presso le corti di Vienna e Torino”. I primi due fanno luce sulla guerra civile e sul conflitto Inghilterra-Francia, mentre il terzo riproduce integralmente un diario di viaggio tra le capitali europee settecentesche in tempo di guerra. Tali testi, da cui emerge lo sguardo realista e a tratti ironico di Hume sulla “miserabile guerra”, si collocano in una fase decisiva per lo sviluppo del suo pensiero politico e ci consegnano una figura inedita del filosofo come cultore dell’arte bellica, esperto di strategie militari, ufficiale amico di generali e ministri, osservatore acuto delle personalità dei sovrani e delle dinamiche internazionali.

    Brossura, 14 x 21 cm. pag. 112

    Stampato nel 2017 da Mimesis

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    Sismografie. Ernst Jünger e la Grande Guerra

    16.00

    a cura di Giuliana Gregorio – Sandro Gorgone

    L’imprescindibile riflessione di Ernst Jünger sulla Grande Guerra è ritornata al centro del dibattito degli studiosi a partire dalla pubblicazione, avvenuta nel 2010, dei suoi diari di guerra originari. In questo scarno giornale di bordo, Jünger, come un sensibilissimo sismografo, registra il ritmo incalzante delle battaglie e delle marce militari e quello dilatato e quasi surreale delle veglie di guardia notturne, la monotonia e il degrado della vita in trincea e l’inferno di sangue e acciaio della “guerra di materiali”, in cui non solo si consumavano i sogni e la vita di intere generazioni di europei, ma vacillavano le stesse fondamenta di un mondo e di una cultura.

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    Socialismo. Fascismo. Europa

    20.00

    Pierre Drieu La Rochelle

    «La più importante raccolta degli scritti politici di Drieu a cura di Jean Mabire. Un altro autore francese che ci trasmette uno stesso messaggio europeo è Pierre Drieu La Rochelle. Drieu non è stato soltanto un romanziere; ma uno scrittore politico, forse il più lucido testimone dell’esperienza europea del fascismo. È perciò che invitiamo a rileggere l’antologia politica di Drieu curata da Jean Mabire, da cui il lettore può trarre un quadro completo della fede e della passione di questo autore. Fede nell’Europa, per cui Drieu si fece propagandista del nuovo ordine hitleriano, e tragica passione di chi vede il suo sogno infranto e l’Europa distrutta.

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    Solstizio d’inverno. Dialoghi alla luce del Sole di Mezzanotte

    18.00

    AA.VV.

    Il libro è suddiviso in due parti. La prima si compone della trascrizione del simposio tenutosi la notte del solstizio d’inverno 2020, un dialogo filosofico che ha ruotato attorno al concetto del Sole di Mezzanotte con uno sguardo prospettico sulle dinamiche innescate dal ciclo della post-modernità. Proprio per affrontare tale fase il filosofo russo Aleksandr Dugin ha indicato e descritto la via per conseguire un radicale affrancamento da questo ciclo mortifero, definendo altresì la figura che questo compito può assolvere: il Soggetto Radicale. La conversazione a cinque voci – oltre ad Aleksandr Dugin, Rainaldo Graziani, Lorenzo Maria Pacini, Andrea Scarabelli, e Luca Siniscalco – ha delineato alcune coordinate teoriche utili alla realizzazione del Soggetto Radicale, non solo per salvarlo dalle mortifere spirali del ciclo, ma anche e soprattutto per renderlo attivo di fronte alle tenebre calate sull’intera umanità. La risoluzione del duello fra la luce (solare) e le tenebre trova piena manifestazione nella simbolica ritualità che fin dai primordi l’uomo ha celebrato vegliando, attorno al fuoco, la notte del solstizio d’inverno; ed è per questa ragione che proprio in tale ricorrenza si è voluta tenere la conversazione qui riprodotta. Per la stessa ragione si è ritenuto utile comporre, nella seconda parte del libro, un’Appendice che propone un’analisi del senso e della ritualità celebrativa del solstizio, in un quadro simbolico che, riconciliando “paganesimo” e cristianità, ricollega il solstizio invernale al Natale cristiano, lumeggiandone l’essenza trascendente piuttosto che la formula storica entro cui il mito solstiziale si è inverato.

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    Star Wars. Tra mito e multipolarismo

    14.00

    Constantin von Hoffmeister

    Von Hoffmeister saluta in George Lucas un nuovo Omero e propone una lettura della saga sottolineandone la carica mitica e la prospettiva politica. Ecco, dunque, che la lotta fra i Ribelli e l’Impero diviene metafora del contrasto fra le diverse civiltà mondiali e l’unipolarismo angloamericano a guida statunitense. In accordo con la Quarta Teoria Politica del pensatore russo Aleksandr Dugin, l’autore supera l’ormai sterile e insostenibile contrapposizione fra destra e sinistra, indicando il nuovo scenario di lotta – mondo unipolare, razzista e predatore da un lato, multipolarismo dall’altro.

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    Stasis – La guerra civile come paradigma politico Homo sacer, II, 2

    14.00

    Stasis è il nome della guerra civile nella Grecia antica. Un concetto così inquietante o impresentabile per la filosofia politica posteriore da non essere fatto oggetto sinora di una dottrina adeguata, neppure da parte dei teorici della rivoluzione. Eppure, sostiene Giorgio Agamben fornendo qui i primi elementi di una necessaria “stasiologia”, la guerra civile costituisce la fondamentale soglia di politicizzazione dell’Occidente, un dispositivo che nel corso della storia ha permesso alternativamente di depoliticizzare la cittadinanza e mobilitare l’impolitico, e che vediamo oggi precipitare nella figura del terrore su scala planetaria. Al suo paradigma concorrono insieme due poli antitetici dei quali Agamben mette allo scoperto la segreta solidarietà, quello classico secondo cui la guerra civile è coessenziale alla polis, al punto che chi non vi prende parte è privato dei diritti politici, e quello moderno rappresentato dal Leviathan di Hobbes, che ne decreta l’interdizione, ma introduce una scissione – e con questa la possibilità della guerra civile – all’interno stesso del concetto di popolo.

    Brossura, 10,5 x 19,5 cm. pag. 84

    Stampato nel 2015 da Boringhier

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    Stato mondiale o nomos della terra – Carl Schmitt tra universo e pluriverso

    13.00

    A distanza ormai di quasi sessanta anni dalle pagine dedicate da Schmitt al Nomos della terra, la “grande antitesi della politica mondiale” tra pluriverso e universo, lungi dall’aver trovato soluzione, è divenuta, semmai, di ancor più scottante attualità con il sopraggiungere dell’età globale. Pur con tutti i suoi limiti intrinseci, la teoria schmittiana dei grandi spazi ha l’indubbio merito di porre l’accento sulla necessità di pensare a un pluriverso in grado di contrastare le spinte universalistiche della potenza imperiale di turno, oltre a smascherare il carattere ideologico dell’attuale “umanitarismo”. Tuttavia, oltre l’antitesi schmittiana tra universo e pluriverso, se davvero si vuole fugare lo spettro di un Impero universale o quello, altrettanto minaccioso, di una guerra civile mondiale, nell’epoca della globalizzazione universo e pluriverso non sono i termini di un’alternativa, ma vanno pensati insieme.

    Brossura, 12 x 18 cm. pag. 140

    Stampato nel 2009 da Diabasis

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    Stato, grande spazio, nomos

    60.00

    Molto tempo prima che venisse coniato il semplicistico termine di “globalizzazione”, Carl Schmitt aveva visto, con lucidità profetica, come “l’universalismo dell’egemonia anglo-americana” fosse destinato a cancellare ogni distinzione e pluralità spaziale in un “mondo unitario” totalmente amministrato dalla tecnica e dalle strategie economiche transnazionali, e soggetto a una sorta di ‘polizia internazionale’. Un mondo spazialmente neutro, senza partizioni e senza contrasti – dunque senza politica. Per Schmitt non il migliore, ma il peggiore dei mondi possibili, sradicato dai suoi fondamenti tellurici. Fedele alla ‘justissima tellus’, Schmitt persegue invece l’idea che non possa esservi ‘Ordnung’ (ordinamento) mondiale senza ‘Ortung’ (localizzazione), cioè senza un’adeguata, differenziata suddivisione dello spazio terrestre. Una suddivisione che superi però l’angustia territoriale dei vecchi Stati nazionali chiusi, per approdare al ‘principio dei grandi spazi’: l’unico in grado di creare un nuovo ‘jus gentium’, al cui centro ideale dovrebbe tornare a porsi l’antica terra d’Europa, autentico ‘katechon’ di fronte all’Anticristo dell’uniformazione planetaria nel segno di un unico “signore del mondo”. Certo è che la prospettiva di Schmitt, già delineata ottant’anni fa, appare oggi più attuale che mai, e il suo pensiero si conferma come essenziale per la lettura della nostra epoca.

    Rilegato, 15 x 22,8 cm. pag. 528

    Stampato nel 2015 da Adelphi

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    Stato, movimento, popolo

    15.00

    Carl Schmitt

    Il saggio di Schmitt, pubblicato ad Amburgo nel 1933, è stato ripreso (sempre in parte) prima in Principi Politici del Nazionalsocialismo e poi in Le categorie del Politico. Qui viene riprodotto integralmente con un saggio introduttivo dell’allora trentenne Delio Cantimori che fu usata per la prefazione italiana di “Principi politici del Nazionalsocialismo nell’edizione del 1934.

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    Storia e tradizione degli europei – 30.000 anni d’identità

    18.00

    L’ex combattente d’Algeria, poi cospiratore antigollista e agitatore politico, trasformatosi infine in storico militante, delinea un tracciato delle vicende della nostra vecchia Europa. Venner non s’accontenta però di una scontata versione cronologica di fatti più o meno noti. Egli si prefigge di farci uscire dall’empasse odierno, che ci ha portati fuori dalla Storia. Di conseguenza, il nucleo della sua analisi s’appunta su un certo modo di vedere il mondo, quel politicamente corretto che è l’antitesi della solarità espressa in passato dall’Europa ancestrale, omerica, romana, cavalleresca. A darcene conto basta questo passo incendiario: “Concentrando tutto il sacro in un solo Dio esteriore alla creazione, perseguitando gli antichi culti reputati idolatri, il cristianesimo fece dell’antica Europa una tabula rasa. Preparata dalla desacralizzazione cristiana della natura, veniva aperta la strada alla ragione calcolatrice, alla volontà di potenza delle scienze e della tecnica, alla religione del Progresso, sostituto profano della Provvidenza”.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 338

    Stampato nel 2019 da L’Arco e la Corte

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    Sul problema della guerra. Orientamenti per un’interpretazione tradizionale

    14.00

    Gianfranco Peroncini

    Dal punto di vista tradizionale, una guerra è “giusta” se è condotta per ragioni che oltrepassano gli egoismi e gli interessi materiali. Nella Roma antica c’era il “bellum iustum”, che prevedeva un quadro di riferimento sacro, in armonia con le sue qualità spirituali ed etiche. Nella tradizione islamica – invece – si distinguono la “grande” e la “piccola guerra santa”, laddove la prima è interiore e spirituale, mentre la seconda si combatte contro un nemico esterno. Una concezione guerriera della vita, oggi liquidata da una modernità decadente e ipocrita, non si esaurisce nel mestiere delle armi: essa contempla una verticalità fondata sul senso del dovere e dell’onore, sulla disciplina e sullo spirito di sacrificio, sul coraggio e sul cameratismo. Da ciò, in una società ordinata, derivano rigore, efficienza e professionalità. Dalla tradizione indù della Bhagavad-Gîtâ al Bushidö, passando per la cavalleria medievale, questo saggio ripercorre i codici esistenziali dei guerrieri, indagandone i principi e le applicazioni, le origini e le declinazioni, i fondamenti e gli utilizzi.

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    Sulla tirannide

    49.00

    Durata più di un trentennio, la contesa fra due dei massimi pensatori del Nove­cento – Leo Strauss e Alexandre Kojève – ha come oggetto la relazione tra il potere po­litico e la filosofia come saggezza, e dun­que la responsabilità della filosofia in rap­porto alla società. Nella prospettiva hege­liana di Kojève: la stessa ragione d’essere della filosofia. I due sono pienamente d’accordo sul­l’esistenza di una opposizione tra filosofia e società, ma non concordano sulla solu­zione del conflitto. Per Strauss quest’ul­timo è inevitabile, e la filosofia deve pro­cedere per la sua strada giacché non vi è soluzione politica compatibile con la ve­rità. Dunque la piena conciliazione tra filosofia e società non è necessaria, non è auspicabile, non è nemmeno pos­sibile, e lo sforzo in quella direzione è de­stinato solo a essere distruttivo per en­trambe. Per Kojève, invece, la filosofia è essenzialmente politica e la politica filo­sofica, il progresso filosofico e quello poli­tico de­vono procedere di pari passo verso il loro com­pimento: un uomo libero che riconosca universalmente di esserlo. E già dietro questa elementare contrapposizione si in­travede come la disputa Strauss-Kojève in­vesta tutto il Novecento, secolo dei to­ta­litarismi e dell’invadenza capillare della società nel pensiero. Condotta in pubblico e in pri­vato – come testimoniano i saggi e la den­sa corrispondenza che compongono que­sto volume –, la lunga sfida spe­culativa non era destinata a fi­nire con una conciliazione. E ciò la rende tanto più preziosa, perché le que­­stioni che tratta ri­mangono aperte e ur­genti.

    Rilegato, 14 x 23 cm. pag. 397

    Stampato nel 2010 da Adelphi

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    Tecnica del colpo di Stato

    14.00

    Uscito per la prima volta in Francia nel 1931 grazie alla mediazione di Daniel Halévy (e in Italia solo nel 1948), immediatamente commentato da Trockij, bruciato sulla piazza di Lipsia e costato al suo autore l’arresto e il confino a Lipari per “manifestazioni di antifascismo compiute all’estero”, “Tecnica del colpo di Stato”, spietata dissezione delle varie tipologie di golpe e delle loro costanti, viene subito avversato da tutti. Sta di fatto che ancor oggi lo si legge d’un fiato: non solo per l'”attualità” della sua analisi di ingegneria politica, ma soprattutto per lo stile, insieme icastico e concitato, geometrico e visionario, dove Malaparte sembra assumere le cadenze di un allievo di Tacito. Stile che risalta in tutte le sequenze su trionfi e fallimenti del golpismo classico, a partire dalla violenta “campagna di stampa” con cui Cicerone smaschera la congiura di Catilina, ma che tocca l’acme nelle ricostruzioni dei colpi di Stato dei primi decenni del secolo scorso, come nelle pagine sulla imminente rivoluzione a Pietrogrado, con le “dense nuvole nere sulle officine di Putilow” cui si contrappone la nebbia rossastra del sobborgo di Wiborg dove si nasconde Lenin. E nella parte finale spiccano, ritratti con rara vividezza, i volti e le psicologie degli autocrati a capo dei vari totalitarismi.

    Brossura 10,5 x 17,5 cm. pag. 270

    Stampato nel 2011 da Adelphi

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    Teoria del partigiano

    10.00

    Unendo il rigore del giurista alla penetrazione del filosofo, Schmitt delinea in questo libro i tratti distintivi del combattente “irregolare”, ossia di colui che si è posto al di fuori dell’inimicizia convenzionale della guerra controllata e circoscritta tra Stato e Stato per trasferirsi in un’altra dimensione, quella dell’annientamento. Muovendo dai progenitori spagnoli che combattevano contro l’invasore francese al tempo di Napoleone, l’autore illustra l’evoluzione del “guerrigliero”, passando per i rivoluzionari di professione di Lenin, i partigiani della seconda guerra mondiale, i terroristi algerini, i guerriglieri vietnamiti ecc.

    Brossura pag. 179

    Stampato nel 2005 da adelphi

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    Teoria della destra contemporanea. Nuovi indirizzi per vincere le sfide del presente e del futuro

    22.00

    Antonio Carulli

    Cos’è la Destra? Domanda apparentemente semplice cui nessuno riesce oggi a rispondere. Ci prova Carulli, a partire da un rinnovato senso – ontologico – di Conservazione: che ogni essente, cioè, diminuisca fermandosi alle porte del Nulla, non finendovi dentro. E neppure l’Umano riuscirà a sottrarsi a questo Destino. Nel mondo che dismette l’uomo, solo la Destra, col suo fingere che tutte le strutture del Passato restino inviolabili, può riscriverle aiutandoci ad individuare la “giusta” Tradizione. Reazione, Nazione, Inumano: tutti termini che andranno soggetti ad una risemantizzazione totale e sorprendente. Il tutto sempre alla luce della fedeltà della Destra alla democrazia, all’Europa, all’America, al Capitalismo. Sarà invece sul versante etico e nei rapporti col Magistero cattolico che la Destra, sino ad oggi data per anacronistica, conoscerà coerenti novità. La Destra che verrà è servita.

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    Terra e mare

    10.00

    In un abbagliante interccio di interpretazione storica e teoria politica, mitografia e teologia, filosofia ed esoterismo, il grande giurista si inoltra così in un affascinante territorio al confine tra speculazione e immaginazione, dove la ricerca dell’elementare si spinge alle soglie dell’escatologia. Con pochi tratti Schmitt ripercorre millenni di storia, svelandone la trama invisibile, fino ad approdare all’evento decisivo: quella rivoluzione spaziale planetaria da cui è nato il nomos dell’Europa moderna.

    Brossura pag. 149

    Stampato nel 2002 da Adelphi

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    Tumulti – Moltitudini ribelli in eta’ moderna

    27.00

    Folle esasperate che protestano contro governi ingiusti e oppressivi; governi che condannano e reprimono l’agire dei ribelli: immagini che l’attualità ci propone di continuo ma che hanno caratterizzato costantemente anche l’epoca precedente le grandi rivoluzioni del mondo contemporaneo, come mostra la storia politica e sociale. Tuttavia, prima della Rivoluzione francese, le moltitudini in tumulto rifiutavano l’accusa infamante di essere ribelli e disobbedienti, proclamandosi fedeli e obbedienti, poiché si ritenevano a buon diritto legittimate a resistere a governi iniqui. Il libro fa luce su questa apparente contraddizione come problema politico e storiografico, analizzando alcuni tumulti tra la fine del Cinquecento e la fine del Seicento sulla base di atti processuali, pareri e trattati giuridici.

    Brossura, 13,5 x 21,5 cm. pag. 300

    Stampato nel 2013 da Il Mulino

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    Un giurista davanti a se stesso

    16.50

    Chi è Carl Schmitt? Il giurista conservatore divenuto teorico del nazionalsocialismo, o il filosofo che ha pensato in modo nuovo le categorie del politico? Il pensatore geniale che ha incrociato le personalità più significative del suo tempo, da Benjamin a Heidegger, da Taubes a Ernst Jünger, o il consigliere di stato opportunista, che ha cercato di dare legittimità giuridica al regime di Hitler? Il teorico convinto del decisionismo o piuttosto, come lo definì Karl Löwith, un occasionalista incerto e privo tanto di convinzioni che di scrupoli? I testi e le interviste qui raccolti cercano di dare una risposta a queste domande, proponendo una nuova immagine di una delle personalità più discusse e attuali del pensiero politico-giuridico del xx secolo.

    Cartonato con sovracopertina 14,5 x 22 cm. pag. 314

    Stampato nel 2010 da Neri Pozza

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    Un italiano per l’Europa

    28.00

    Adriano Romualdi

    Al di là degli scritti monografici, pubblicati in vita o postumi, l’opera di Adriano Romualdi si compone per lo più di svariati scritti minori sparsi su riviste dimenticate e ormai introvabili. Per tale motivo, Gianfranco de Turris nella Prefazione al volume Su Evola avvertiva del rischio che l’opera di Romualdi potesse cadere presto nell’oblio. Grazie alla curatela di Rodolfo Sideri e Mario Michele Merlino, Cinabro Edizioni e RigenerAzione Evola hanno sottratto a questo destino una parte importante di questa produzione offrendola alle nuove generazioni. In questo volume antologico sono raccolti, ad esclusione di alcuni contributi già editi in Le ultime ore dell’Europa, tutti gli articoli e le recensioni apparsi sulla rivista fondata dal padre Pino, L’Italiano. In questi scritti sono tangibili gli sforzi profusi dal giovane Romualdi per offrire alla destra italiana una vocazione europea e una cultura tradizionale: solo la morte prematura ha impedito a questo grande intellettuale militante di portare a termine la sua missione, di cui oggi le nuove generazioni sono orfane ma anche eredi

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    Un samurai d’occidente – Il breviario dei ribelli

    22.00

    Questo breviario è il risultato delle riflessioni personali di un samurai d’Occidente che si attribuisce il diritto di giudicare solo a condizione di pagarne il prezzo in prima persona. Un breviario che è un atto di accusa verso un’Europa che sta naufragando sotto la pressione di una immigrazione selvaggia, che sta perdendo definitivamente la sua coscienza di “culla della civiltà” umana. Essa può salvarsi solo riconquistando attraverso la rivoluzione della Tradizione la propria identità, con un ritorno alle fonti spirituali della propria essenza, con una lettura rinnovata dei propri poemi fondatori, soprattutto dell’Iliade. Non sono soluzioni politiche, quelle tracciate in questo volume, ma un’altra visione del mondo e della vita, che attinge alle nostre fonti più autentiche. Sono la base su cui costruire la vita personale di ciascuno di noi: famiglie, nazioni e comunità viventi. Ma possiamo trarne ugualmente i principi senza i quali una grande politica non può concepirsi.

    Brossura, 15 x 21 cm. pag. 224

    Stampato nel 2016 da Settimo Sigillo

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    Una cultura per l’Europa

    10.00

    Adriano Romualdi

    La terza edizione di questo libro libro contiene i due saggi di Adriano Romualdi: La destra e la crisi del nazionalismo e Idee per una cultura di Destra, piccoli ma essenziali e di sorprendente attualità. In essi è dato di rintracciare gli elementi di una possibile “nuova cultura” supporto alla pratica di una “grande politica” su cui la Destra italiana è chiamata a riflettere. Saggio introduttivo di Gennaro Malgieri: “Memoria di Adriano”.

    Brossura, 12,5 x 19,5 cm. pag. 87

    Stampato nel 2013 da Settimo Sigillo

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    Vassallibus – Viaggio al termine del giorno

    22.00

    Giuseppe Vassalli

    Vassallibus è una biografia insolita. Il suo sensibile autore dipinge un’epica, più che un epoca. Un’epica particolare che egli ha vissuto, ricca di avvenimenti politici e storici che hanno lasciato un’impronta indelebile nel suo profondo «io cosciente». La dipinge come un quadro impressionista: allontanandoci un po’ e socchiudendo gli occhi, esso ci rivelerà la realtà nella sua essenza. Attraverso queste pagine si avverte un bisogno celato, da parte di chi scrive, non solo di rivivere il passato, ma anche di approfondire l’evoluzione di periodi che, vertiginosamente, sotto la spinta del progresso tecnico e scientifico, hanno modificato tutto un sistema di vita. Vi si percepisce la nostalgia romantica per un’autenticità umana perduta. Apertis verbis, Vassalli si trova ad analizzare le origini di un popolo ormai disperso, che attraverso i secoli riuscirà a riconquistare la dignità di Nazione europea. Quello del 1919-1945 è stato infatti un lampo di gloria esaltante che i giovani di quel tempo hanno vissuto con adesione entusiasta e orgogliosa: era finita l’epoca dell’umiliazione, non esisteva più un popolo servile senza patria. Purtroppo, però, l’Europa sarà sconvolta da una terribile guerra che porterà distruzione, odio e fango, in cui annaspa tutt’oggi.

    Brossura, 13,5 x 20,5 cm. pag. 209 con circa 14 foto b/n

    Stampato nel 2014 da Novantico

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    Walter Flex e il suo tempo. Una generazione in armi

    15.00

    Nicola Cospito

    Il primo Novecento, senza dubbio, è una stagione turbolenta ed incendiaria: dalle lotte operaie alle agitazioni nazionali, dall’impeto futurista ai vasti mutamenti sociali, dalle “tempeste d’acciaio” della Grande Guerra all’avvento delle masse. Una nuova epoca si impone, tra l’impeto di un radicale eroismo anti-borghese e l’energia vitale di un nichilismo attivo che tutto vuole rivoluzionare. Nella Germania di quel tempo – attraversata dalle profonde tensioni ideali e dall’ardente spirito dei Wandervögel – si erge la figura di Walter Flex, scrittore e poeta tedesco destinato a cadere in battaglia nel 1917. Simbolo di un’intera generazione, Flex incarna la fierezza della gioventù e il misticismo religioso; la rivolta contro il mondo moderno e la riscoperta del retaggio identitario; la condanna del liberalismo, del marxismo e dell’Illuminismo; la centralità del modello comunitario e la necessità di compattare la “coscienza di popolo”; la potenza rigenerante di un patriottismo alieno allo sciovinismo; la sensibilità del romantico e la tempra del soldato

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    Werner Sombart. Il pioniere della «terza via», oltre Marx e il capitale

    15.00

    Guillaume Travers

    Nato nel 1863, Werner Sombart ha prodotto un’opera considerevole. Nel 1896 scrisse un bestseller che rese popolare il pensiero di Marx nel mondo di lingua tedesca: “Socialismo e movimento sociale”. Nel 1902 il suo libro fondamentale, “Il capitalismo moderno”, introdusse questo termine nel mondo accademico. Altre opere, tra cui “Il borghese” e “Gli ebrei e la vita economica”, completeranno una delle analisi più ricche e profonde del modello economico oggi imperante. Nei primi trent’anni del XX secolo, Sombart è stato anche uno dei padri fondatori della sociologia, insieme a Max Weber, Georg Simmel e Ferdinand Tönnies. Tuttavia, la sua opera rimane controversa e spesso sconosciuta o male interpretata.

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