Percorsi al femminile”, un ciclo di quattro conferenze sulla donna dalle origini ai nostri giorni, un excursus storico, dove è stata disegnata una linea immaginaria, o meglio è stato tracciato un percorso per la donna che vuole muovere i primi passi verso una conoscenza ed una coscienza di sé. Una strada di ricerca e di riscoperta che, come nel caso dell’uomo, presenta molte insidie e difficoltà ma non per questo è meno avvincente ed affascinante. All’interno di questo fascicolo, che rappresenta la controparte editoriale di quanto sopra, abbiamo raccolto, gli interventi degli ospiti che hanno partecipato, mantenendo lo stesso sviluppo logico delle conferenze. Come dire: verba volant, scripta manent!
C’era una volta una bambina che sognava di diventare una ballerina, una ballerina che voleva diventare attrice, una attrice che si innamorò della regia e infine una regista che incontrò il Fuhrer e diventò la migliore. Così si può riassumere la storia di Leni Riefenstahl, “la più grande regista mai esistita” come è stata definita da Quentin Tarantino. Il destino ha voluto che la sua strada si incrociasse con quella di Adolf Hitler e del Nazionalsocialismo: questo ha rappresentato per le coscienze democratiche un problema tale che per molti anni nel dopoguerra è stata relegata nell’oblio. Non importava quanto grande fosse il suo genio artistico, per anni venne sottoposta a processi di denzificazione e ad umiliazioni di ogni tipo, ma non rinnegò mai la sua fedeltà al Nazionalsocialismo. Alla fine però è stato riconosciuto che la sua arte filmica ha rappresentato una sfida intellettuale che nessuno è mai riuscito ad eguagliare; “Olimpia” e “Il trionfo della volontà” rappresentano tutta l’estetica del Novecento, tanto da essere ancora oggi utilizzati e citati da molti registi.
Brossura, 21 x 29,5 cm. pag. 313 illustrato con circa 407 tra foto e immagini b/n
Come sottolinea, nella sua presentazione a quest’opera, Luigi Lombardi Vallauri, professore di Filosofia del Diritto dell’Università di Firenze, molti sono i rischi dell’economia liberistica sfrenata. Il comunismo gerarchico di Ugo Spirito, argomento principale di questo saggio (l’unico dedicato finora all’economista del fascismo “sociale”), volle rappresentare l’alternativa a tale sistema, eliminando il feticcio della proprietà privata e ripristinando il primato della sfera politica della “comunità”.
C’era una volta una bambina che sognava di diventare ballerina, una ballerina che voleva diventare attrice, una attrice che si innamorò della regia e infine una regista che incontrò il Führer e diventò la migliore poiché Adolf Hitler le offrì l’estetica del Nazionalsocialismo rappresentata dalla forza del Socialismo, dalla virilità dei suoi giovani e dalla Nazione, le offrì cioè quel qualcosa di nuovo che l’avrebbe fatta diventare Leni Riefenstahl.
Reinhard Heydrich aveva azzurri occhi di ghiaccio, era alto, biondo e atletico. Voleva fare il marinaio, ma il destino lo condusse al cospetto di Himmler. Su di lui è stato scritto di tutto e a lui è stato imputato di tutto. Figura tra le più demonizzate della storia, è stato presentato a tutto il mondo come “la belva bionda”, “il boia di Praga”, “il giovane dio malvagio della morte” e quant’altro. Il Fuhrer lo definì “un uomo dal cuore di ferro” ed è di quest’uomo, del nazionalsocialista perfetto, che viene raccontato in questo lavoro, senza nulla togliere e nulla aggiungere al suo operato nella storia, facendo parlare i fatti e lasciando da parte le interpretazioni postume.
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