Canti pisani – Testo inglese a fronte

Garzanti

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    Canti pisani – Testo inglese a fronte

    20.00

    Frammentari e al tempo stesso grandiosamente unitari, ambiziosi al punto da far pensare a una moderna Divina Commedia, i “Cantos” sono l’opera maggiore di Pound, la cui composizione ha occupato l’intera vita del poeta, dal 1925 al 1969. Di questo “flusso magmatico”, di questo titanico sforzo di ricapitolare e interpretare poeticamente l’intera storia del mondo e della civiltà umana dalla guerra di Troia alla tragedia della seconda guerra mondiale, fanno parte anche i “Canti pisani”, scritti durante la prigionia nel campo di concentramento di Coltano, presso Pisa, e pubblicati nel 1948. I “Canti pisani” conservano, scrive Giovanni Raboni, “non solo una propria inconfondibile identità, ma anche una propria specifica grandezza… una sorta di immediata e irrecusabile evidenza fisica”.

    Brossura, pag. 328

    Stampato nel 2015 da Garzanti

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    Eugenio di Savoia

    14.50

    Franz Herre disegna un memorabile ritratto di questo “imperatore segreto” alla corte di Vienna, ricostruendone la carriera e il carattere. Uomo di indiscutibile intelligenza, accorto e riservato, fu anche un protettore delle arti e della cultura. Fu lui a far costruire, per esempio, lo splendido castello del Belvedere in Austria. In particolare l’autore, riesce a far risaltare le motivazioni politiche e diplomatiche del principe Eugenio: così, al di là del guerriero, emerge l’artefice dell’equilibrio tra grandi potenze che segnò la successiva storia dell’Europa.

    Brossura 13,5 x 20,5 cm. pag. 340 + 24 di illustrazioni b/n

    Stampato nel 2005 da Garzanti

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    I cavalieri di Cristo

    12.00

    È possibile combattere e uccidere in nome di Cristo. Per secoli, a partire dal medioevo, la difesa della religione cattolica e la lotta contro gli infedeli è stata affidata ad apposite istituzioni: dall’Ordine del Tempio a quello dell’Ospedale, dai Cavalieri di Malta ai Cavalieri Teutonici, ai drappelli che nella penisola iberica alzavano le insegne di Calatrava, Alcántara e Santiago. Per alcuni teologi, già all’epoca quei “sacerdoti-guerrieri” erano dei mostri, ibridi che cercavano di conciliare due modalità di esistenza incompatibili. Da un lato vivevano come monaci, dall’altro si comportavano come soldati in grado di compiere atti di indicibile ferocia. Il loro crescente potere fu anche la causa della loro rovina. Con l’affermazione delle monarchie rispetto al potere papale, aumentò anche la diffidenza dei sovrani nei confronti di queste potenze militari. Così cominciarono a diffondersi leggende e calunnie, e nacque una epopea ricca di misteri che continua ad affascinare ancora oggi. Intanto il tema della guerra veniva via via sostituito da quello della missione e molti ordini iniziavano a dedicarsi ad attività caritatevoli.

    Brossura pag. 414

    stampato nel 2007 da Garzanti

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    L’ arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica

    13.50

    Abbiamo letto tutti o studiato delle guerre che insanguinavano l’antica Grecia. Ma come combattevano ateniesi, spartani e tebani? E perché le piccole armate delle città elleniche riuscivano a sconfiggere eserciti come quello persiano, molto più forte, numeroso e agguerrito? Utilizzando le fonti, ricostruendo le antiche armi, riflettendo sulla struttura sociale delle città dell’Attica e del Peloponneso, Hanson fa rivivere le modalità con cui si combattevano le antiche guerre.

    Brossura pag. 311

    Stampato nel 2009 da Garzanti

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    L’ impero e i barbari – Le grandi migrazioni e la nascita dell’ Europa

    42.00

    Al tempo della nascita di Cristo, l’Europa era contrassegnata da uno straordinario contrasto. Da poco unificato sotto la dominazione imperiale di Roma, il Mediterraneo era sede di una civiltà politicamente evoluta, economicamente avanzata e culturalmente raffinata. Il resto dell’Europa era popolato da agricoltori con un’economia a livello di sussistenza, organizzati in entità politiche di piccole dimensioni. Più si procedeva verso est, più rarefatto si faceva il paesaggio: meno utensili di ferro, meno produttività nell’agricoltura e minore densità della popolazione. Mille anni più tardi troviamo un mondo completamente cambiato. Non solo i gruppi di lingua slava si sono sostituiti a quelli di lingua germanica, ma, cosa ancora più importante, il Mediterraneo ha perduto la sua centralità. A livello politico la causa va ricercata nel progressivo affermarsi nel Nord di entità statuali più grandi e solide. Tuttavia verso il Mille erano anche molti tratti culturali caratteristici del Mediterraneo a diffondersi al Nord e all’Est. In sostanza le diverse forme di organizzazione umana si sviluppavano verso un maggiore grado di omogeneità lungo una direttrice che interessava l’intera fascia continentale dell’Europa. Furono queste nuove strutture, politiche e culturali, a rompere definitivamente l’antico ordine mondiale fondato sul dominio del Mediterraneo.

    Cartonato con sovracopertina 14,5 x 22 cm. pag. 916 + 29 illustrazioni b/n fuori testo

    Stampato nel 2010 da Garzanti

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    La caduta dell’impero romano

    13.50

    La caduta dell’impero romano è da sempre uno dei più affascinanti enigmi della storia. Roma disponeva di una formidabile forza militare ed economica, su un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all’Eufrate, dall’Africa settentrionale al Reno e al Danubio. Era una macchina perfetta e collaudata, con una rete capillare di strade e di fortezze, ricche città e una organizzazione amministrativa per certi versi insuperata. Tra la battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. e la deposizione dell’ultimo imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., la superpotenza più longeva della storia venne sconfitta e occupata da bande di invasori “primitivi”, distrutta da barbari ritenuti quasi incapaci di organizzazione e di pensiero razionale. Come è potuto accadere? Le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo “civilizzata” e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo determinante furono anche semplici dettagli, come gli archi degli unni, più lunghi e potenti di quelli dei nemici, e il carico fiscale imposto dalla capitale alle province. Peter Heather confuta i luoghi comuni, mettendo a frutto le sue competenze economico-militari e le sue approfondite conoscenze sui barbari, ricostruendo in maniera brillante e persuasiva gli scontri e le battaglie, ma anche i tentativi di integrazione alle frontiere dell’impero.

    Brossura pag. 657

    Stampato nel 2008 da Garzanti

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    La Repubblica delle camicie nere – I combattenti i politici gli amministratori i socializzatori

    16.00

    Dopo l’8 settembre 1943, furono numerosi gli italiani che restarono fedeli a Benito Mussolini e aderirono alla repubblica di Salò: uomini e donne, giovani e meno giovani, con le motivazioni più diverse scelsero di seguire il Duce nella sua avventura. Attraverso una robusta base documentaria, ma soprattutto raccontando personaggi ed episodi di un’epoca sanguinosa, Luigi Ganapini ricostruisce i diversi aspetti di quell’esperienza. A seguire Mussolini infatti non furono solo coloro che volevano continuare a combattere accanto ai tedeschi, ma anche altri italiani: un certo ceto politico e amministrativo che voleva dare continuità al regime; che credeva di ritrovare gli ideali socialisti del primo fascismo.

    Brossura, 13,5 x 20,5 cm. pag. 519

    Stampato nel 2002 da Garzanti

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    Memorie di un kamikaze

    22.00

    Kazuo Odachi

    Nel 1943 Kazuo Odachi si arruola, all’età di sedici anni, nella Marina imperiale giapponese con il sogno di diventare pilota. Solo un anno dopo, tuttavia, viene inaspettatamente assegnato al Kamikaze Special Attack Corps, un gruppo di aviatori la cui missione è sacrificare la propria vita schiantandosi con il proprio aereo contro le navi nemiche. Il loro slogan è: «Dieci morti, vivo nessuno». Memorie di un kamikaze non è una cronaca di guerra, né il frutto di una ricerca d’archivio: è la testimonianza in presa diretta di un uomo miracolosamente sopravvissuto alla missione cui era stato destinato. Facendo luce su uno dei capitoli più oscuri della storia giapponese, Odachi ricorda le difficoltà dell’addestramento, l’attesa consapevole della morte, il trauma, infine il sollievo indicibile nel vedere annullata la propria missione dopo la resa finale del Giappone.

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    Morte a credito. (Romanzo)

    23.00

    Morte a credito”, pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, che nelle sue pagine ritorna alla propria infanzia e adolescenza. Cresciuto in un’atmosfera soffocante e carica d’odio, illuminata solo dalle presenze della nonna Caroline e dello zio Eduard, il giovane Ferdinand racconta le proprie esperienze familiari, turistiche, scolastiche, erotiche e di lavoro.

    Cartonato pag. XXI-558

    Stampato nel 2019 da Garzanti

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    Roma risorta. L’impero dopo la caduta

    18.00

    Peter Heather

    Nessuno, dai tempi di Traiano, riuscì a conquistare così tanti territori come l’imperatore Giustiniano: cresciuto tra la caduta dell’impero romano d’Occidente e l’espansionismo islamico del VII secolo, il suo dominio si estese lungo tutto il Mediterraneo. Divenuto celebre per la riconquista dell’Italia, per le campagne militari in Nord Africa, per la costruzione di monumenti spettacolari come la basilica di Santa Sofia e per le chiese della Ravenna bizantina, il suo impero fu contrassegnato anche da momenti oscuri e drammatici: le lotte intestine per la conquista del potere, i conflitti religiosi, la devastante pandemia di peste che lo flagellò. Peter Heather introduce i lettori a un capitolo ingiustamente trascurato del nostro passato, dimostra che Giustiniano fu più che un’anomalia tra l’era di Attila e quella di Maometto e offre nuove e fondamentali interpretazioni sulle politiche, le strategie e il pensiero di un gigante della storia il cui impero fu l’ultimo atto della romanità universale e l’alba di una nuova compagine storica, destinata a durare nei secoli.

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    Roma risorta. L’impero dopo la caduta

    18.00

    Peter Heather

    Nessuno, dai tempi di Traiano, riuscì a conquistare così tanti territori come l’imperatore Giustiniano: cresciuto tra la caduta dell’impero romano d’Occidente e l’espansionismo islamico del VII secolo, il suo dominio si estese lungo tutto il Mediterraneo. Divenuto celebre per la riconquista dell’Italia, per le campagne militari in Nord Africa, per la costruzione di monumenti spettacolari come la basilica di Santa Sofia e per le chiese della Ravenna bizantina, il suo impero fu contrassegnato anche da momenti oscuri e drammatici: le lotte intestine per la conquista del potere, i conflitti religiosi, la devastante pandemia di peste che lo flagellò. Con talento narrativo, appassionato utilizzo delle fonti antiche e uso originale delle più recenti scoperte archeologiche, Peter Heather introduce i lettori a un capitolo ingiustamente trascurato del nostro passato, dimostra che Giustiniano fu più che un’anomalia tra l’era di Attila e quella di Maometto.

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    Seconda Guerra Mondiale – 12 anni di prigionia nell’URSS

    15.00

    Testimonianza unica per sincerità, schiettezza e, nonostante tutto, serenità narrativa. Reginato pagò come pochi altri la sua dignità di soldato italiano, di medico dedito al sacrificio, di uomo libero, tutte qualità che lo esposero personalmente alle repressioni del regime stalinista, appoggiato direttamente dai comunisti italiani in URSS in tempo di guerra. Il testo ripercorre l’infame calvario a cui l’autore fu sottoposto per quasi 12 anni, mettendo in luce sia le angherie di cui lui e i suoi compagni furono vittime, che la grande umanità che caratterizzò il suo operato anche nelle circostanze più aberranti. Libro consigliato a chi voglia approfondire con onestà intellettuale verità storiche colpevolmente tenute nascoste per oltre mezzo secolo dalla storiografia filo-comunista (cioè quasi tutta la storiografia italiana)

    Rilegato, 14,5 x 22 cm. pag. 260 + 8 pagine fuori testo con 17 illustrazioni b/n

    Stampato nel 1966 da Garzanti
    Condizioni del libro: usato in buono stato con sovracopertina

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    Seconda Guerra Mondiale – El Alamein. La storia della grande battaglia vista dagli uomini che vi presero parte: dal maresciallo Montgomery all’ultimo combattente inglese

    20.00

    Tra il Mediterraneo e il Sahara, nei pressi di el-Alamein, in uno scenario di rocce, sabbia e polvere, si fronteggiarono, nell’autunno del 1942, da un lato i tedeschi e gli italiani diretti a Il Cairo, e dall’altro gli angloamericani. A guidare gli eserciti due grandi condottieri: la “volpe del deserto” Rommel e il maresciallo Montgomery. Furono dodici giorni di durissimi combattimenti che, insieme con Stalingrado, determinarono la svolta decisiva della Seconda Guerra Mondiale. In questo libro Phillips – testimone oculare – racconta lo svolgersi di quegli eventi con il supporto di uno straordinario apparato documentale. Emerge così l’astuzia con cui Montgomery riuscì a battere Rommel, ma anche la drammatica condizione delle truppe italiane, costrette ad affidarsi all’eroismo dei suoi uomini per sopperire alla povertà di mezzi e tecnologie adatte.

    Rilegato, 16 x 23 cm. pag. 343 con circa 12 cartine e disegni in b/n + 10 pagine fuori testo con 42 fotografie b/n

    Stampato nel 1964 da Garzanti

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    Seconda Guerra Mondiale – Le memorie del Maresciallo Alexander 1940-1945

    22.00

    Da molti critici militari Alexander è stato giudicato il più grande stratega britannico della seconda guerra mondiale. Diversa è la definizione coniata da Winston Churchill, che ci è stata riferita da uno dei più autorevoli capi militari inglesi, Sir Brian Horrocks : Alexander era, per Churchill, “il capo dei pompieri per eccellenza, l’uomo che veniva sempre mandato a raddrizzare le situazioni più disperate”. Di situazioni disperate, da Dunkerque ad El Alamein, le forze britanniche dovettero affrontarne parecchie; e se le proporzioni di molte sconfitte furono contenute, se molte vittorie si trasformarono in vertiginosi inseguimenti di un nemico in rotta, molta parte del merito va a questo generale forse meno pittoresco di Montgomery, meno geniale di Rommel, meno politico di Eisenhower, ma dotato di un sangue freddo, di un equilibrio, di una lungimiranza strategica eccezionali.

    Rilegato, 16 x 23 cm. pag. 245 con circa 30 cartine b/n + 32 pagine fuori testo con 52 foto b/n

    Stampato nel 1963 da Garzanti

    Condizioni del libro: usato in buone condizioni con sovracopertina.

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    Una guerra diversa da tutte le altre – Come Atene e Sparta combattevano nel Peloponneso

    14.50

    Hanson racconta la terribile lotta tra Atene e Sparta che durò più di una generazione e pose fine alla supremazia della prima superpotenza occidentale. Sulle orme di Tucidide, l’autore ricostruisce la guerra del Peloponneso con nuova precisione: illustra la situazione politica del tempo e i suoi retroscena, le strategie dei generali, le sanguinose battaglie in diversi teatri di guerra per terra e per mare, nelle città e in campo aperto, ma anche ricorrendo alla guerriglia, alla tortura, all’omicidio politico e al terrorismo. Il lettore attento troverà alcuni possibili paralleli con l’attualità: il lungo confronto tra due potenze nemiche richiama alla memoria, la guerra fredda e tanti altri periodi storici in cui si sono confrontate due potenze egemoni. Il tutto raccontato con maestria e passione da uno dei più autorevoli storici militari contemporanei. Un libro da non perdere per gli estimatori della storia antica.

    Rilegato, pag. 476

    Stampato nel 2008

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