Ardito in pace e in guerra – Il generale Silvio Parodi dalla Grande Guerra alla Repubblica Sociale Italiana

16.00

Questo saggio è stato pensato e voluto per colmare un vuoto nella ricerca storica nel settore specifico di Genova nel ‘900 e in particolare durante il fascismo, riguardando una personalità spesso citata e nominata ma di cui non era mai stata scritta una biografia completa: quella del Generale MBVM Silvio Parodi (1878-1944), ufficiale d’Accademia, Ardito decorato nella Grande Guerra e nella campagna di Libia del 1919, squadrista della prima ora, politico e uomo delle istituzioni – da commissario civile di Traù (Trogir) in Dalmazia nel 1941-1943 a commissario prefettizio di Genova durante la RSI, ruolo che ne sancì la tragica fine per mano partigiana -, mecenate e filantropo. Una vita che abbiamo cercato di ricostruire con tutte le fonti a nostra disposizione, tra le quali molte inedite, come sempre mantenendoci fedeli a esse, senza retorica, ma con quell’entusiasmo e ammirazione che suscita questa figura alla cui opera non abbiamo potuto rimanere indifferenti.

Brossura 14 x 21 cm. pag. 121 illustrato con foto b/n

Stampato nel 2019 da Associazione Italia

1 disponibili

Qty:

Descrizione

Gabriele Parodi  – Paola Coraini

Questo saggio è stato pensato e voluto per colmare un vuoto nella ricerca storica nel settore specifico di Genova nel ‘900 e in particolare durante il fascismo, riguardando una personalità spesso citata e nominata ma di cui non era mai stata scritta una biografia completa: quella del Generale MBVM Silvio Parodi (1878-1944), ufficiale d’Accademia, Ardito decorato nella Grande Guerra e nella campagna di Libia del 1919, squadrista della prima ora, politico e uomo delle istituzioni – da commissario civile di Traù (Trogir) in Dalmazia nel 1941-1943 a commissario prefettizio di Genova durante la RSI, ruolo che ne sancì la tragica fine per mano partigiana -, mecenate e filantropo. Una vita che abbiamo cercato di ricostruire con tutte le fonti a nostra disposizione, tra le quali molte inedite, come sempre mantenendoci fedeli a esse, senza retorica, ma con quell’entusiasmo e ammirazione che suscita questa figura alla cui opera non abbiamo potuto rimanere indifferenti.

Brossura 14 x 21 cm. pag. 121 illustrato con foto b/n

Stampato nel 2019 da Associazione Italia

1 recensione per Ardito in pace e in guerra – Il generale Silvio Parodi dalla Grande Guerra alla Repubblica Sociale Italiana

  1. 5 out of 5

    F. L.

    La prima biografia di un fascista genovese che non aveva il carattere del torturatore: il “generale benefattore”, il “soldato educatore” non autorizzò rappresaglie nel suo nome.
    La storia altra, di chi non era dal lato giusto, negli anni divisivi del ventennio, della seconda guerra e della Resistenza, Silvio Parodi, fascista moderato, non estremista. Aveva scritto un appunto alla sorella, poco prima di morire, sotto il fuoco dei partigiani, nel giugno 1944: “quando mi uccideranno non voglio rappresaglie nel mio nome”. La richiesta di non essere vendicato, del commissario prefettizio di Genova per la repubblica mussoliniana di Salò, si fa luce nella biografia documentata che Gabriele Parodi e Paola Coraini hanno redatto oltre settant’anni dopo e pubblicato nel 2019 per i tipi dell’Associazione editrice genovese Italia Storica, di Andrea Lombardi: “Ardito in pace e in guerra. Il generale Silvio Parodi dalla Grande Guerra alla Repubblica Sociale Italiana (136 pagine, 16 euro).
    Una figura spesso citata, mai approfondita quella dell’ufficiale d’Accademia, decorato nella Grande Guerra e camicia nera della prima ora, con una carriera nella Milizia. Mancava però un profilo biografico approfondito del “generale benefattore”, come lo chiama la pubblicistica di destra.
    “Mecenate e filantropo”, aggiungono i coautori, che hanno ricostruito la sua vita da tutte le fonti a disposizione, molte inedite, cercando di schivare la retorica. Questo nella parte narrativa che precede l’ampia sezione iconografica e documentale, con la riproduzione su carta di pregio di fotografie d’epoca in bianconero, atti, lettere e ritagli di stampa.
    “Fascista, soldato, educatore”, è il titolo di un articolo del ricercatore Carlo Viale sulla rivista Historica. Il ricercatore si riferisce allo stretto legame di Parodi con l’orfanotrofio di San Giovanni Battista, antica istituzione benefica di Genova, d cui divenne presidente nel 1926. S’impegnò ad ammodernarla e a rafforzarla, provvedendo anche a sostenerla di tasca propria e versando la retta del collegio dei più indigenti, senza figurare.
    Sempre Viale, nella prefazione, spiega che il libro è basato sulla consultazione di documenti inediti, oltre alle fonti ufficiali, tra cui carteggi col cardinale di Genova Pietro Boetto, ch’era stato suo insegnante. È quindi la prima biografia di un soldato, squadrista e amministratore che “al netto di un giudizio politico sulla sua adesione convinta al fascismo e alla RSI”, si distingue per gli slanci di solidarietà messi in pratica.
    Nato in una famiglia borghese (1878-1944) insieme ad altri dodici figli, frequentò l’Accademia militare di Modena e cominciò la prima guerra mondiale da tenente di fanteria, assumendo nel 1917 il comando di un reparto di arditi e passando poi da maggiore alla testa del 35º Reggimento della Brigata Pistoia. Ottenne una medaglia di bronzo al valor militare, che meritò anche nella successiva esperienza in Libia, inviato al comando del XIII Reparto d’Assalto a reprimere le azioni dei ribelli nel 1919.
    L’adesione al fascismo fu immediata e lo vide dirigere le squadre d’azione genovesi fin dal 1920 (era già rimasto vedovo e senza figli, il suo cruccio per sempre). In occasione della marcia su Roma dell’ottobre 1922, da console delle camicie nere guidò l’assalto squadrista alla Prefettura di Genova.
    Tra le due guerre, oltre alla presidenza dell’istituzione benefica genovese fu per dodici anni podestà del suo paese nell’entroterra, Savignone, impegnandosi tra l’altro nell’attivazione di colonie estive per l’infanzia. Il conflitto lo vide prima autorità civile in Dalmazia e dopo l’armistizio alto dirigente della RSI nel capoluogo ligure.
    L’ultima parte della sua vita coincise con un periodo estremamente drammatico nel territorio genovese, dove l’attività resistenziale è stata intensa, Fin dal 1943 si verificarono agitazioni operaie antifasciste. Nella primavera 1944, agli scioperi e alle incursioni delle formazioni partigiane venne opposta un campagna di rastrellamenti e rappresaglie: la strage della Benedicta sull’Appennino ligure precedette quella del Turchino e i tedeschi avviarono deportazioni degli operai delle fabbriche cittadine.
    Nel clima infuocato, si consumò il primo attentato al gen. Parodi. In risposta alla retata nazista negli stabilimenti, il 16 giugno una squadra dei Gap esplose colpi di pistola contro l’auto su cui viaggiava, nel centro di Genova. Non raggiunto dai proiettili, anche per l’inceppamento di una delle armi, fu sentito da testimoni gridare agli attentatori in fuga nei vicoli “voglio vedere in faccia chi mi vuole ammazzare”.
    Era senza scorta, non volendo che altri subissero conseguenze a causa sua e tre giorni dopo i gappisti lo raggiunsero a Savignone, nei pressi dell’abitazione della sorella Cleta, riuscendo questa volta a conseguire il loro obiettivo.
    Aveva lasciato scritto: “quando” morirò, non “se”. Era consapevole che in quel momento di furore il suo ruolo l’avrebbe esposto come bersaglio naturale.
    Quasi contemporaneamente al tragico evento, venne costituita a Genova la 31a Brigata Nera, che gli venne intitolata per onorare la memoria. La Silvio Parodi divenne uno dei reparti di controguerriglia più attivi nel territorio ligure nella lotta contro i partigiani, “trascinando suo malgrado nel periodo più cupo della guerra civile, il nome di quel comandante che aveva vissuto ed era morto nel segno della rettitudine e dell’onore”.

Aggiungi una recensione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare…