The Weapons Encyclopaedia. Macchi C.202 Folgore

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    The Weapons Encyclopaedia. Macchi C.202 Folgore

    25.00

    Luca Cristini

    Il Macchi C.202 Folgore rappresenta il punto più alto dell’evoluzione della caccia italiana durante la seconda guerra mondiale, nonché il velivolo di concezione più avanzata prodotto in serie dalla Regia Aeronautica. Soprannominato dagli inglesi “Longnose” (naso lungo) a causa della pronunciata e affusolata carenatura del motore, il Folgore fu il risultato di un’operazione progettuale ambiziosa: l’innesto del potente motore tedesco Daimler-Benz DB 601 sulla cellula del precedente Macchi C.200 Saetta, opera del celebre ingegnere Mario Castoldi, che, come da tradizione dell’azienda varesina, diede al velivolo la lettera “C” nella designazione. Le strutture e i rivestimenti erano interamente metallici, e il velivolo conservava dal predecessore le ali e la coda, mentre la fusoliera venne completamente ridisegnata per ottenere una migliore aerodinamica. In grado di raggiungere una velocità di circa 600 chilometri orari, il Folgore era veloce, manovrabile, robusto e affidabile, qualità che lo fecero apprezzare dai piloti italiani nonostante alcune carenze intrinseche

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    The Weapons Encyclopaedia. Panzer V Panther

    25.00

    Luca Cristini

    Il dibattito su quale sia stato il miglior carro armato della seconda guerra mondiale è ancora oggi vivo tra storici e appassionati. Per quanto le classifiche e i confronti possano variare, un nome compare costantemente tra i primi posti: il Panzer V Panther. Progettato in risposta a una minaccia imprevista, divenne ben presto uno dei mezzi più temuti e rispettati del conflitto, capace di competere con carri di peso superiore e di anticipare, per certi aspetti, i concetti che avrebbero dominato la blindotecnica del dopoguerra. La designazione ufficiale del mezzo era Panzerkampfwagen V Panther, con numero di identificazione dell’esercito Sd.Kfz. 171. La sua nascita fu determinata dall’incontro con il T-34 sovietico durante l’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941. Nonostante le indiscutibili qualità, l’entrata in servizio del Panther fu segnata da problemi significativi. La maggior parte di questi difetti venne corretta tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944, e da quel momento il Panther si affermò come uno dei carri più temuti del conflitto.

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    The Weapons Encyclopaedia. Savoia Marchetti S.M. 79 Sparviero

    25.00

    Luca Cristini

    Il Savoia-Marchetti S.M.79 Sparviero occupa un posto del tutto particolare nella storia dell’aviazione italiana. Non si tratta semplicemente di un aereo tra i tanti che presero parte alla Seconda guerra mondiale, ma di un vero e proprio simbolo, il velivolo che più di ogni altro è rimasto nell’immaginario collettivo come l’incarnazione dell’aeronautica italiana in quel conflitto. Ancora oggi, a distanza di oltre ottant’anni dal suo battesimo del fuoco, la sua sagoma inconfondibile continua a essere riconosciuta e ammirata da appassionati e studiosi di tutto il mondo. La storia dello Sparviero comincia nei primi anni Trenta, quando l’Ingegner Alessandro Marchetti, della Società Idrovolanti Alta Italia (SIAI) di Sesto Calende, si trovò a lavorare su un progetto ambizioso… e i suoi numerosi nomignoli, fra tutti Sparviero e Gobbo maledetto, sono una prova del mito del S.M.79!

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    Toul. Die Geschichte einer franzosischen Lagerfestung

    109.00

    Dieter Wernet – Inge Wernet

    Dopo la guerra franco-prussiana, la Francia fu spinta a ristabilire il suo confine orientale. Nella nuova pianificazione della difesa, Toul, insieme alle adiacenti fortezze Verdun e Épinal, così come Belfort nel sud, formò una posizione di blocco continua. Negli anni tra il 1875 e lo scoppio della prima guerra mondiale, la ricostruzione della vecchia fortezza bastionaria ebbe luogo con grande sforzo in una moderna fortezza del campo. Forti, forti intermediari, batterie e innumerevoli posizioni di fanteria circondavano la città come una cintura e formavano la nuova linea del fronte della fortezza. La ferrovia militare a scartamento ridotto si sviluppò presto e diventò il mezzo di trasporto primario. Ampi complessi di caserme all’interno e all’esterno della città fornivano rifugi per la guarnigione in pace e in tempo di guerra. Gli autori descrivono lo sviluppo tecnico e strutturale delle estese fortezze nelle loro varie fasi di costruzione sulla base di numerosi documenti originali dell’archivio militare francese. Le planimetrie su scala standard illustrano la struttura interna di tutte le tipolologie di costruzioni. Oltre 680 immagini e disegni illustrano il testo. Forniscono una panoramica del tipo e della portata delle numerose strutture e delle loro condizioni attuali. Di particolare valore documentario è l’ampia collezione di cartoline del Museo Toul incorporate nel libro. Di particolare utilità, la descrizione dello stato attuale di tutte le strutture rimanenti.

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    Tra pietra e patria. I muri in pietra a secco della Linea Cadorna

    16.00

    Alessandro Padula

    La lunga storia della Linea Cadorna, un complesso sistema di fortificazioni militari italiane realizzato lungo il confine italo svizzero agli inizi del ‘900. Un lungo sistema difensivo che correva dalla Valle d’Aosta alla Lombardia. Un insieme di costruzioni, ancora oggi ben visibili, che costituiscono parte della storia dei muri in pietra a secco, che dal 2018 sono diventati Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il saggio affronta l’impatto sociale ed economico, i suoi elementi strutturali caratteristici e studia alcuni tratti di fortificazioni della Linea a Ornavasso (VB), realizzati proprio in pietra a secco, La Linea Cadorna testimonia come storia e territorio si leghino indissolubilmente e testimonino come l’uomo nei secoli costruisce ciò che la guerra in pochi secondi può distruggere.

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    Tracce fasciste. L’eredità materiale del Ventennio

    24.00

    Emanuele Ertola

    Caserme dismesse, Case del Fascio riconvertite, statue rimosse o restaurate, affreschi coperti e poi riscoperti: l’Italia contemporanea convive ogni giorno, spesso senza accorgersene, con l’eredità materiale lasciata dal fascismo. Questo libro ricostruisce i modi in cui il nostro Paese ha affrontato – tra rimozione, oblio e valorizzazione – i segni “ingombranti” del Ventennio. Dal 1943 in avanti la rottura con il passato ha convissuto con la continuità, il vastissimo lascito fascista è stato ora percepito come una vergogna da nascondere, ora come testimonianza storica o persino come patrimonio culturale da esibire. Così, si sono alternate ondate di iconoclastia, tentativi di cancellazione simbolica, ma anche scelte di conservazione o recupero. All’inizio le reazioni furono guidate dall’urgenza di marcare la distanza dal regime, ma negli anni del boom economico questa esigenza ha convissuto con l’eredità fascista, non ponendo particolare attenzione al suo significato simbolico. Negli ultimi decenni il dibattito si è riacceso: dalla riscoperta, a partire dagli anni Ottanta, di un patrimonio artistico e architettonico che è stato restaurato e messo in mostra, fino ai dibattiti sulla ‘eredità difficile’ dei totalitarismi e alle polemiche sulla presunta cancel culture. Così, monumenti, edifici, opere d’arte, e persino nomi delle strade, sono diventati terreno di battaglia per la memoria collettiva, rivelando le difficoltà dell’Italia repubblicana a fare i conti con la propria storia.

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    Una guerra a parte. I Militari italiani nei Balcani 1940-1945

    20.00

    Elena  Aga Rossi – Maria Teresa Giusti

    Nel 1939 l’Italia invadeva l’Albania e di lì, nel 1940, tentava la conquista della Grecia, portata a termine con il soccorso decisivo della Germania. Poi fu la volta della Jugoslavia. Fra 1940 e 1943, l’Italia aveva occupato in tutto o in parte Slovenia, Croazia, Dalmazia, Erzegovina, Montenegro, le isole Ionie, la Grecia. Quando sopravvenne l’armistizio dell’8 settembre 1943, circa il 40 per cento dell’esercito italiano, quasi mezzo milione di uomini, era nei Balcani. Basato su una approfondita ricerca originale, questo volume racconta per la prima volta nel dettaglio, regione per regione, l’intera parabola degli italiani nei Balcani: l’occupazione, la lotta ai partigiani, la crisi dell’otto settembre fra rimpatri caotici, cattura da parte dei tedeschi, collaborazionismo o resistenza, adesione alla lotta partigiana jugoslava, come fecce la divisione Garibaldi, per terminare con le complesse questioni del rientro dei prigionieri in mano jugoslava.

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    Uniformi N. 73

    11.00

    AA.VV.

    Nuova rivista in lingua italiana dedicata ai collezionisti di uniformi, distintivi, decorazioni, copricapo e oggetti militari in generale oltre che ai rievocatori storici. 100 pagine, splendidamente illustrate a colori e in bianco e nero, con numerosi articoli in parte inediti e in parte tradotti dal francese (originariamente pubblicati sulla nota e storica rivista francese “UNIFORMES”) dedicati agli eserciti protagonisti del ventesimo secolo.

    In questo numero:

     – Rommel e il Vallo Atlantico

     – Una missione impossibile per la Kriegsmarine?

     – La lustwaffe sul fronte dello sbarco

     – La 352, Infanterie-Division a Omaha Beach

     – La 21. panzerdivision

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    Uniformi n. 74

    9.50

    A.VV.

    Nuova rivista in lingua italiana dedicata ai collezionisti di uniformi, distintivi, decorazioni, copricapo e oggetti militari in generale oltre che ai rievocatori storici. 100 pagine, splendidamente illustrate a colori e in bianco e nero, con numerosi articoli in parte inediti e in parte tradotti dal francese (originariamente pubblicati sulla nota e storica rivista francese “UNIFORMES”) dedicati agli eserciti protagonisti del ventesimo secolo.

    In questo numero:

    I cecchini giapponesi nel Pacifico Combattenti invisibili: tattiche, armi e spirito guerriero

    La Croce Tedesca in Oro con Diamanti

    L’US Military Police, 1941-49 2a parte: gli equipaggiamenti

    Gli infermieri ed i barellieri della Wehrmacht

    Stahlhelm M.17 B.G.B., “Mailed Home”: una piccola indagine

    Una spada speciale di gran gala per un reggimento d’élite

    Max Freiherr von Lersner (11.11.1867 – 19.07.1915)

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    Uno bianca 1988. La strage di Castel Maggiore e il depistaggio Macauda

    30.00

    Massimiliano Mazzanti

    La gang familiare di Roberto, Fabio e Alberto Savi, nata convenzionalmente il 19 giugno del 1987, nel 1988 non solo arruola nuovi elementi tra gli agenti della Polizia di Stato ma inizia a godere di protezioni e ad avvantaggiarsi di depistatori occulti anche nell’Arma dei Carabinieri – a cominciare dal misterioso brigadiere Domenico Macauda – diventando, così, a tutti gli effetti la Banda della Uno bianca. In questa ricostruzione cronologica, rigorosamente aderente alla documentazione processuale e investigativa, si può cogliere la dinamica che ha portato un’accolita di rapinatori e di assassini a trasformarsi in spietati killer, arruolabili anche per le azioni terroristiche che avrebbero caratterizzato la loro storia, a cavallo tra il 1990 e 1991. Una storia di sangue e terrore che ha inizio nel buio di una strada periferica di Castel Maggiore, con l’assassinio brutale di due autentici ed eroici carabinieri: Cataldo Stasi e Umberto Erriu. “In questo cammino faticoso alla ricerca della trasparenza”, scrivono proprio le famiglie Stasi ed Erriu, “un profondo e sincero ringraziamento va al giornalista e scrittore Massimiliano Mazzanti. Con questo libro ha saputo ripercorrere con rigore documentale, coraggio intellettuale e profonda umanità i dettagli di quegli anni bui. Grazie alle sue inchieste e alle sue pagine, il sacrificio dei nostri ragazzi non è rimasto confinato nella fredda cronaca giudiziaria, ma è stato restituito alla memoria collettiva come un monito per il presente e il futuro”.

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    Vent’anni in Camicia Nera. L’Era Fascista Attraverso Simboli e Uniformi

    45.00

    Francesco tavoletti – Alberto Brisone

    Dopo quasi trent’anni dalla prima pubblicazione, viene ristampato questo libro che riporta gli articoli (di stampo collezionistico) di Francesco Tavoletti e Alberto Brisone. Si tratta della storia e delle uniformi delle prime organizzazioni fasciste, dalla loro nascita fino al periodo bellico. Lo Squadrismo, i Figli della Lupa, i Balilla, le Piccole Italiane, gli Avanguardisti, i Podestà. Tutte figure chiave nel complesso panorama umano del Fascismo, il cui culto della formazione giovanile, era al suo apice. Assieme alla narrazione storica sul Ventennio fascista, il volume raccoglie numerosissime illustrazioni originali di simboli che hanno caratterizzato gli anni del governo di Benito Mussolini. Divise e uniformi, gagliardetti e scudetti, fez e copricapi vari, sono testimoni di un periodo storico che ha segnato la vita di questo paese.

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    Wingleader Photo Archive Number 45. Boulton Paul Defiant in World War Two Service

    36.00

    Andrew Thomas –  Simon Parry

    Nuova collana monografica dell’editore inglese Wingleader incentrata su monografie aeronautiche che esaminano i principali tipi di velivoli che hanno caratterizzato la guerra aerea durante il secondo conflitto mondiale. Ogni monografia, formato album, prende in esame una singola tipologia di velivolo. E’ caratterizzata da circa 80 pagine interamente illustrate con immagini d’epoca in b/n e a colori e, da una serie (circa 40) di profili a colori che mostrano i velivoli con le colorazioni e gli stemmi dei reparti che li hanno avuti in dotazione. Il testo fa riferimento alle moltissime immagini. Questa monografia, in particolare, esamina il Boulton Paul Defiant della RAF, durante il secondoconflitto mondiale.

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